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Toscana. Vendesi chiesa con canonica. Quel patrimonio (a rischio) di cui la diocesi si vuole disfare
Marzio Fatucchi, Mario Lancisi
Corriere Fiorentino - 3/2/2021

Chiesa, canonica e annessi per 17 vani in vendita in località Brucianesi, Comune di Lastra a Signa. Oppure chiesa con canonica di Santa Maria a Bagnano, a Certaldo, dove è in vendita anche un fienile diroccato, 155 metri quadri, terreni annessi (50 mila euro il prezzo richiesto). Da Certaldo a Dicomano, dove si può acquistare (trattativa riservata, viene specificato) un fabbricato colonico di 286 metri quadri. Ecco alcuni esempi di beni ecclesiastici messi in vendita dall’Istituto per il sostentamento del clero della diocesi di Firenze (Idsc). Nel suo sito web funziona una bacheca immobiliare dove sono messi in evidenza immobili in vendita e in affitto con tanto di foto, descrizione e piantina catastale. Per ogni immobile viene indicato il prezzo, a volte si rimanda invece ad una trattativa da fare riservatamente.

La punta dell’iceberg
Il Convitto della Calza, venduto nelle settimane scorse, è solo la punta dell’iceberg di un vasto patrimonio immobiliare che la diocesi di Firenze vende o affitta. Finalità? Dipende. I beni ecclesiastici (immobili, terreni e chiese) dipendono una parte dalla diocesi e l’altra dall’Istituto di sostentamento del clero, istituito nel 1985, dall’allora cardinale Silvano Piovanelli in seguito alla legge 222/85, per amministrare il patrimonio trasferito dagli ex benefici parrocchiali. La vendita dei primi, come il Convitto della Calza, «servono per finalità pastorali, formative, educative e di carità mentre quelli degli Istituti (secondo il Concordato) per contribuire alla remunerazione dei sacerdoti», spiega don Giuliano Landini, presidente dell’Istituto di sostentamento del clero (che intervistiamo qui di fianco).

La crisi dei tempi
La diocesi costretta a diventare anche «agenzia immobiliare» dei suoi beni riflette il cambiamento di epoca. Oggi ci troviamo infatti di fronte ad «una Chiesa stanca e invecchiata», come racconta il sociologo Franco Garelli nel suo ultimo libro (Gente di poca fede . Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio , edito da Il Mulino nel 2020). In breve: meno fedeli e meno preti (manca il ricambio per la crisi delle vocazioni). I giornali di architettura e la stampa estera hanno dedicato inchieste e dibattiti al futuro di questi beni. Ma da noi? In Toscana ci sono 2.245 tra preti diocesani e religiosi: un prete ogni 1.697 abitanti. E le chiese toscane sono sempre più vuote. Gli ultimi dati Istat rilevano che il 32 per cento dei toscani non va mai a messa e quelli che vi partecipano almeno una volta alla settimana sono il 21,5 per cento. Così le diocesi faticano a gestire l’immenso patrimonio di beni e sono costrette a vendere e affittare, come spiegano dalla Curia, per contribuire a pagare lo stipendio dei sacerdoti e a finanziare la gestione delle strutture e le attività pastorali e caritative.

Un grande patrimonio
Per la diocesi di Firenze, si tratta di circa duemila tra chiese, case e terreni, compresi uliveti e vigneti, in quattro province e due regioni diverse. Ma nel novero delle proprietà c’è anche la storia millenaria della Chiesa cattolica, la sua presenza pervasiva in ogni rione, un patrimonio che però — tra perdita di religiosi e di fedeli — è sempre più vuoto. E a rischio, perché spesso manca la manutenzione. Un tema molto italiano, dove il Vaticano è stato «Stato» per secoli (con le sue proprietà). È difficile conoscere la reale consistenza dei beni di proprietà religiosa.

I dati
Non ci sono documenti immediatamente pubblici, ma con un po’ di verifiche e qualche accesso a banche dati si scopre un mondo vastissimo. Da case in periferia, come in via Angelo Corelli, a tutti (o quasi) i fondi commerciali intorno al Duomo. Alcune di queste proprietà sono date in convenzione agli enti locali, altre oggetto di trasformazione. Ovviamente, a farla da padrone è l’Istituto che, dopo il 1985, è l’ente a cui sono state trasferite le proprietà di moltissime parrocchie, ma non tutte. I proventi di questi affitti (o vendite) servono a finanziare il Fondo nazionale per il sostentamento del clero e a mantenere il patrimonio con la manutenzione, che è un lavoro non facile.

I due fronti
A Firenze e provincia al catasto risultano 1.046 immobili e 83 terreni di proprietà dell’Istituto di sostentamento del clero. Nello stesso territorio, l’Arcidiocesi ha 120 immobili e 28 terreni. Analizzare le proprietà dell’Istituto non è semplice: al codice fiscale corrispondono 38 denominazioni diverse, compresi errori e refusi. Ci sono terreni come quello accanto all’Obihall dove l’Istituto ha chiesto di costruire un mega chiosco, e un altro in via Covigliaio. C’è un appartamento accanto alla chiesa di San Michele in Monteripaldi, altri alloggi a Sesto Fiorentino. Molti sono in Mugello e nella campagna fiorentina. In altri casi, come a Scandicci, è in fieri l’operazione Pieve degli Orti, trasformazione di edilizia sociale da 4 mila metri quadri. L’Istituto di sostentamento del clero collabora con Fondo Housing Toscano per nuove iniziative immobiliari. A Tavarnelle ha dato in comodato d’uso gratuito al Comune la gestione della Chiesa della Romita.

Piazza Duomo 1
Minori le proprietà dirette dell’Arcidiocesi, molte sono nel centro storico di Firenze: dall’elenco disponibile nel Catasto (anche qui, con cinque diverse denominazioni per l’Arcidiocesi) si vedono le grandi proprietà intorno all’arcivescovado, in piazza Duomo, ma anche appartamenti in via Cosimo il Vecchio o via del Drago d’Oro, in via dei Servi e in via dei Pucci, dove sono presenti diversi uffici e servizi dell’Arcidiocesi (tra cui la sede di Radio Toscana ). E poi i grandi complessi religiosi come il Monastero della Santa Croce in via Aretina, dove ci sono sì alcuni appartamenti, ma il «cuore» della struttura sono 10 mila metri quadri tra chiesa, cappelle e altri spazi pubblici. Dieci gli appartamenti in un complesso in via San Carlo, sopra Soffiano. Così come è grande il complesso di Sant’Ilario a Colombaia.

Tutti immobili di valore, dove però difficilmente con i soli affitti si potranno sostenere le costose opere di manutenzione. Numerose anche le proprietà ad Empoli — tra cui un vigneto, uno dei tanti assieme a molti uliveti — e da Vicchio a Montespertoli anche l’Arcidiocesi ha un ricco catalogo di case a appatamenti, ma nessun sito web per comprare o affittare: su internet si trovano soltanto alcuni esempi, chi è interessato si deve fare avanti e chiedere informazioni.

I costi e le tasse
L’Istituto di sostentamento del clero spende centinaia di migliaia di euro in Imu: solo al Comune di Firenze ne versa 600 mila (nel 2015 erano poco meno di 500 mila) e come scriveva l’Avvenire nel dossier dedicato alle polemiche sul pagamento della tasse da parte delle istituzioni religiose «l’85% dei 1.589 immobili posseduti paga regolarmente l’Ici. Tra i 232 immobili esenti, ce ne sono 127 adibiti al culto, oppure in comodato gratuito a enti o associazioni non-profit per attività sociali. Gli altri 105 sono terreni e immobili rurali in cui vivono coltivatori diretti (perciò esenti per legge)». Anche l’Arcidiocesi paga l’Imu per i suoi immobili, complessivamente 30 mila euro l’anno, di cui 10 mila erano per la Calza.



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