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Firenze. Un altro crollo alla Stazione. Il Comune: «Inaccettabile»
Lorenzo Sarra
Corriere Fiorentino - 6/2/2021

Per fortuna il bilancio parla di «solo» tre persone lievemente ferite. Ma sarebbe potuta andare molto peggio. Sono le 8 di ieri mattina, alla stazione Santa Maria Novella, quando crolla il controsoffitto dell’ufficio Polfer vicino al binario 16. Tre agenti restano contusi: qualche escoriazione — per due delle divise coinvolte, cinque i giorni di prognosi — e soprattutto tanta paura. Vengono subito avviati gli accertamenti, per stabilire la causa del cedimento. Ma è una recidiva, per la «porta di accesso di Firenze». Si capisce dai ponteggi, dalle travi e dalle coperture in plastica che drappeggiano l’entrata. Le «cicatrici» del 26 luglio 2019: quella notte — per miracolo, in un momento senza persone di transito — venne giù un grosso pezzo in cemento della tettoia esterna ai binari. Sono passati 19 mesi.

Dopo la messa in sicurezza, i lavori sarebbero dovuti finire per la primavera 2020. Complice pure la pandemia, non si è mai cominciato: l’area è tutt’ora un cantiere — trasformatasi nel tempo in toilette e dimora per clochard — e per di più ecco il nuovo, inquietante episodio di ieri. Proprio ieri il Corriere Fiorentino era tornato sul caso. Dopo gli studi e le verifiche di fattibilità da parte dei tecnici, Grandi Stazioni aveva realizzato un primo progetto. L’azienda però non aveva fatto i conti con la Soprintendenza, che glielo ha bocciato in quanto non in linea con «lo spirito» dell’architetto Michelucci. E allora ecco che l’iter è dovuto ripartire da capo. Un gioco dell’oca che finalmente potrebbe sbloccarsi. Ci sono voluti un tavolo tecnico con l’Ordine degli Architetti e la consulenza di un esperto del settore per mettere a punto una proposta che ripasserà al vaglio del soprintendente Andrea Pessina. Intanto il Comune, oltre a questo stallo, deve fare i conti con l’allarme comportato dall’ennesimo distaccamento. «Serve una riqualificazione generale del complesso — dichiara la vicesindaca, Alessia Bettini — Bisogna intervenire in maniera definitiva sui rivestimenti marmorei e sui corpi illuminanti in corrispondenza dei binari. Convocheremo nuovamente Grandi Stazioni. Come Comune non possiamo accettare tentennamenti, ma auspichiamo si proceda davvero spediti verso la conclusione di una situazione ormai inaccettabile». Nei mesi scorsi, anche Cristina Giachi, ex vicesindaca, ora consigliera regionale, aveva sollecitato Grandi Stazioni. La risposta era arrivata lo scorso dicembre: «Si stima di attivare i lavori entro il primo trimestre del 2021». «Attendere due anni per risistemare il controsoffitto è incomprensibile — commenta Giachi — L’opera del Michelucci va tenuta con cura, non si può sfruttare fino all’osso solo per fini commerciali. È giunto il momento di passare ai fatti e non lo dico solo a Grandi Stazioni, ma a tutti i soggetti interessati».



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