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C’è la coda per gli Uffizi diffusi. Al museo un ufficio ad hoc
Chiara Dino
Corriere Fiorentino - 9/2/2021

Da qualche giorno c’è una persona agli Uffizi che è stata quasi del tutto deputata a gestire, protocollare e sottoporre alla direzione le candidature che arrivano un po’ da tutta la Toscana per rientrare nel circuito degli Uffizi diffusi: stiamo parlando di quel progetto in virtù del quale il direttore Eike Schmidt ha annunciato di voler delocalizzare centinaia di dipinti e opere d’arte che fanno parte della collezione del museo fiorentino e sono custodite nei depositi in alcuni siti che, da un punto di vista storico e filologico, ne giustifichino il trasferimento.

Non stupisca la cosa, pare che, anche a seguito della recente dichiarazione dello stesso Schmidt — il 4 febbraio ascoltato in Commissioni cultura della Regione Toscana ha annunciato che nel piano potrebbero entrare a far parte sino a 100 siti — le richieste stiano arrivando così numerose da non poter essere prese sottogamba. A oggi ne sono arrivate circa 40 di candidature, le ultime della quali partono da Fivizzano, Rapolano, Quarrata e Lari. Giorni fa si erano fatte avanti Grosseto e Massa Marittima. Ma in lizza ci sono anche le Terme del Corallo a Livorno, il Castello dei Conti Guidi a Poppi, la Villa Medicea di Careggi e quella di Montelupo (vero core business del piano tutto, soprattutto nel l’ex Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo), il Museo di arte sacra di San Piero in Mercato a Montespertoli, il Centro visite del Parco nazionale di San Godenzo, il Museo della Battaglia di Anghiari, il Museo delle terre nuove e Museo di casa Masaccio sostenuti da San Giovanni Valdarno insieme a Cavriglia e Cascia di Reggello, il Museo civico e la Cattedrale di Pescia. E sarebbero in corsa anche Castiglion Fiorentino e Monte San Savino.

La lista cresce e — fanno sapere dagli Uffizi — presto le persone da spostare alla gestione del progetto, a cui il direttore vorrebbe dare il via entro tre mesi, potrebbero diventare due. Una piccola rivoluzione copernicana nell’amministrazione delle Gallerie che la dice lunga sulla volontà dei siti minori (da un punto di vista della notorietà) di volere salire sulla zattera del grande museo. Tutti pazzi per gli Uffizi dunque anche se non basta candidarsi per essere accettati e inseriti nel circuito. Sarà Schmidt stesso a valutare caso per caso la congruità della proposta, a valutare insomma se ci siano ragioni storico-artistiche sufficienti (legame dei luoghi candidati con le collezioni medicee e lorenesi) a spostare l’etichetta Uffizi nelle città e paesi autocandidati.

Sarà sempre lo stesso Schmidt, come ha già fatto nel caso della villa Ambrogiana di Montelupo, in quella di Careggi o alle Terme Corallo di Livorno a fare, a seguito di una prima cernita, un sopralluogo nei siti prescelti. Si tratta di visite durante le quali il direttore si reca armato di macchina fotografica per portare nel suo archivio personale gli scatti dei potenziali contenitori degli Uffizi diffusi. Poi, una volta fatta la scelta definitiva, dovrebbero avviarsi le pratiche amministrative — accordi e altro — dunque gli eventuali lavori di allestimento. Un lavoro immenso a cui il museo fiorentino crede molto.



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