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Il cammino lento dell’Appia
Luisa Cavaliere
Corriere del Mezzogiorno - Campania 5/2/2021

Un progetto sulla «Regina viarum» che coinvolgerà quattro regioni

Se tutto tornasse come prima. Un desiderio incosciente. Dolosamente ignaro di quanto «il prima» sia stato causa della tragedia pandemica. Nel «prima», infatti, c’è innanzitutto la natura come preda inesauribile. Come scena di uno sviluppo suicida che ha distrutto per sempre risorse non rinnovabili e che ha reso, ma è solo un esempio anche se fra i più significativi, il turismo di massa causa di reiterate mortificazioni ambientali e non solo. Così che si oscilla tra incanto e rassegnazione guardando le bellezze naturali, le infinite meravigliose tracce del passato, la strepitosa cultura materiale del nostro Paese - archetipo.

Sono perciò auspicabili, anche come strategia di contrasto alle ragioni prime della stessa pandemia, interventi di tutela e adeguamento armonioso fra il passato e il presente capaci di disegnare un futuro profondamente innovatore perché saldamente radicato in ciò che prima è stato. E bellezza e indignazione ha raccontato lo scrittore Paolo Rumiz nel suo bel libro Appia (Feltrinelli 2016). Un libro che è stato un importante suggerimento per la redazione del progetto «Appia regina viarum». Erogazione complessiva 20 milioni di euro in parte assegnati alle soprintendenze delle quattro regioni coinvolte (Lazio Campania Basilicata e Puglia) per le quali sono stati impegnati ad oggi 6,8 milioni per l’indagine archeologica e novecentocinquantamila euro per attività tecniche e di comunicazione). Il resto delle risorse destinato all’esecuzione delle opere, sarà impegnato entro 7 mesi, Covid permettendo, alla consegna del progetto esecutivo che quantificherà con precisione gli importi. Un progetto che il Mibact ha presentato nel 2016, per il quale ha avviato il procedimento per il riconoscimento Unesco di bene patrimonio dell’umanità, e che per una serie di ragioni, ultima il Covid, ha rallentato il suo incedere e solo nelle ultime settimane ha visto partire gli affidamenti necessari per la ricognizione accurata del percorso.

L’individuazione delle varianti rese necessarie dallo stato dei luoghi (distruzione, invadenza anche estetica dei centri urbani, coperture di asfalto). La messa a punto di una efficace strategia di comunicazione riservata nella sua parte più significativa al Mibact. Una centralizzazione che, come spiegano i dirigenti gentili e competenti che per il ministro mi hanno fornito date, dettagli, importi finalità) assicurerà l’armonia fra i diversi livelli territoriali. Il progetto mira alla «riemersione» dell’intero tragitto di quella diagonale mediterranea che congiungeva Roma a Brindisi verso Oriente e che assicurava alla capitale del mondo di allora l’occasione di altre conquiste, altri mercati, altri scambi. Un’arteria vitale, percorsa dai legionari, dalle guerre e dalle marce trionfali dei vincitori che tornavano a Roma. Al Lazio, alla Campania, alla Basilicata e alla Puglia che sono un pezzo significativo del Sud, sarà restituito l’antico splendore di una testimonianza unica al mondo. Una bellezza in parte compromessa e cancellata per sempre. Una strada che Paolo Rumiz ha immaginato come un cammino laico (quasi 600 chilometri ), più antico di Compostela da offrire alla crescente domanda di un turismo lento e consapevole.

Il percorso riporterà alla luce e renderà immediatamente fruibili le bellezze che numerosissime si affacciano sull’Appia, che la segnano e ne mostrano la geniale utilità anche per l’oggi e per i suoi smarrimenti. L’itinerario non scansa, (e come potrebbe?), il brutto che è sempre in procinto di vincere la partita e che, come dice Irene Zambon, (architetta bella, timida e sapiente, curatrice di una importante mostra sul progetto, che ha partecipato con Rumiz al viaggio a piedi): «Il brutto che andrà occultato con una schermatura di piante legate alla storia paesaggistica dei differenti tratti». «Un lungo cammino», continua Zambon, che proprio perché nato anche da una esperienza concreta, prevede oltre che preziose mappature, una cartellonistica minuziosa, cippi viari e, insieme, l’uso di tecnologie avanzate per indicare, guardare, sapere tutto sulla strada che si calpesta. Sulla distanza da Roma. Sulla lontananza di Brindisi. Sulle piccole soste per bere e rinfrescarsi all’ombra di alberi generosi, ogni cinque chilometri. Sulla sosta quotidiana ogni 29 chilometri. sui luoghi dove mangiare e dove dormire sulle storie e i nomi antichi (esempio Capua che era la odierna Santa Maria Capua vetere). I tempi che sono antico problema del nostro Paese e che hanno già subito uno slittamento di otto mesi, prevedono, assicura Rosanna Romano che per la Regione Campania segue «Appia regina viarum», un susseguirsi di tappe precise. Fra sette mesi si passerà alla parte operativa con la redazione del progetto esecutivo, la messa in sicurezza, la predisposizione della cartellonistica, accurati rilievi, individuazione delle varianti necessarie a superare ciò che è compromesso per sempre. Bisognerà assicurare visibilità a questa grande opera. Coinvolgere e appassionare le comunità locali che costellano il percorso le e che dovranno, come auspica anche il parlamentare europeo Andrea Cozzolino, saper leggere «Appia regina viarum» come una grandissima occasione per il loro rilancio. Uno degli aspetti sicuramente più rilevanti, infatti, è quello dell’«indotto virtuoso» di questo Cammino (turismo artigianato valorizzazione dei prodotti agricoli). E le istituzioni europee dovranno e sapranno cogliere, comprendere e sostenere questo dono fatto dall’Italia al mondo. Un contributo - anche simbolico oltre che economico e culturale. Tracciare una via significa costruire legami fra le comunità, alimentare senso di appartenenza. Occasioni di scambio. L‘Europa come spesso ha detto anche il presidente del Parlamento europeo Davide Sassoli, non può essere solo regolamenti e trattati ma deve saper essere anche, e, soprattutto, legami e coerenza costante con i valori che ne hanno costituito la ragione e il fondamento. Per questa Appia ritrovata non passeranno eserciti ma camminatori e camminatrici lenti e rispettosi del mondo che attraversano.



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