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Napoli. La rinascita di Palazzo d’Avalos
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno - Campania 7/2/2021

Il primo piano può dirsi salvato. Le meraviglie di Palazzo d’Avalos tornano a riemergere dal degrado e dall’oblio anche grazie alla campagna del Corriere del Mezzogiorno. Un tesoro d’arte e di storia che stava letteralmente crollando a pezzi e di cui nessuno sapeva nulla. Fu una foto dello sfascio pubblicata in prima pagina a smuovere anime e coscienze e da lì tutto è cominciato. Un lento progetto di recupero anche grazie all’interesse della Soprintendenza retta da Luigi La Rocca e all’impegno preso dal Ministero dei Beni culturali attraverso la «grande attenzione» mostrata da Salvo Nastasi, segretario generale del Mibact. I lavori sono cominciati nel febbraio dello scorso anno con lo sgombero dell’edificio da calcinacci e immondizia.

Opere di restauro imposte da ministero e Soprintendenza alla società Vasto srl, attualmente proprietaria dell’edificio di via dei Mille che dopo una lunga controversia legale, aveva costretto il principe Andrea d’Avalos, a lasciare il piano nobile nel gennaio del 2020. La società dei Ferlaino ha presentato, obbligata dal ministero dei Beni culturali, il piano di recupero degli alloggi nobiliari. Piano che è cominciato dal rifare il tetto del palazzo completamente sfondato e dal quale arrivavano copiose infiltrazioni d’acqua che negli anni hanno rovinato affreschi, pareti e stucchi.

Poi sono state puntellate le volte e riattati gli ambienti in gran parte del primo piano. Ma c’è molto da fare ancora al secondo e terzo piano dove la situazione è quasi identica a quella di un anno fa. Anche perché il cantiere vive un momento di stallo forse a causa dei problemi legati al Covid.

Preoccupate le associazioni, in allarme i condomini del Palazzo. A parlare a nome di tutti è Antonio Pariante del Comitato Portosalvo: «Denunciamo l’andamento Lento nel cantiere di Palazzo d’Avalos dove la situazione dei lavori, causa Covid, è praticamente quella del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto con qualche ambiente parzialmente recuperato e altri messi solo in sicurezza. Dopo la copertura dei tetti ora si aspettano gli interventi sulle mura perimetrali segnate dai forti danni causati dalle infiltrazioni d’acqua e dai cedimenti strutturali». E non è tutto. «Preoccupa - spiega Maria Teresa Ercolanese di Gazebo verde - anche il destino del Giardino delle Camelie che secondo gli accordi stabiliti tra la proprietà e il ministero dovrebbe rientrare negli interventi assieme agli appartamenti storici. La crisi di governo rischia di provocare lo stallo degli impegni presi. Quindi sarà opportuno tornare alla carica appena si sarà insediato il prossimo ministro dei Beni Culturali per riprende il cammino e recuperare il tempo perduto».



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