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Firenze. Santissima Annunziata. Quelle rastrelliere eliminate dalla piazza grazie a una fiction
Luigi Del Fante
Corriere Fiorentino - 16/2/2021

«Divieto di sosta dal 08/02/2021, orario 00.00 – 24.00 – Rimozione rastrelliere per riprese filmate». Così recitano alcuni cartelli apposti nei pressi delle due rastrelliere per biciclette collocate in Piazza SS. Annunziata, una di fronte al Loggiato degli Innocenti del Brunelleschi, l’altra di fronte a Palazzo Grifoni (Budini Gattai) dell’Ammannati. Ebbene, quelle cinque parole: «rimozione rastrelliere per riprese filmate» sono spunto per una riflessione. Qual è quel fiorentino che non conosce e non apprezza, in qualche misura la stupefacente prospettiva di Via de’ Servi con la Cupola là in fondo? Chi non percepisce la bellezza dell’asse viario che diviene «asse visivo» rinascimentale in uno spazio architettato e ragionato, dove due «poli» focalizzano lo sguardo, reciprocamente: l’immensa mole della Cupola del Brunelleschi a un estremo, e quella di Leon Battista Alberti all’altro?

E poi Piazza SS. Annunziata, con lo splendido Loggiato del Brunelleschi, le meravigliose Fontane di Pietro Tacca, la facciata elegante con la suggestiva visione prospettica del tamburo e della Cupola di Leon Battista Alberti, con il leggiadro campanile a vela, l’impareggiabile Palazzo Budini Gattai con le facciate a mattoni dell’Ammannati, la straordinaria statua equestre del Granduca Ferdinando I del Giambologna. In maniera istantanea, mi tornavano alla mente le riprese del film «Fiorile» (era il 1993) dei Fratelli Paolo e Vittorio Taviani, girate proprio nella Piazza SS. Annunziata: una sequenza durante un allarme aereo al tempo della Seconda Guerra Mondiale, nella quale l’azione s’incentrava su rare biciclette che attraversavano di corsa la piazza assolata, pressoché deserta, all’ora di mezzogiorno e proprio in quel movimento di macchina si andava percependo la sua vera essenza: uno straordinario «gioco di rimandi» che miracolosamente legano un’architettura all’altra, ciascuna architettura alla statua equestre di Ferdinando I, quest’ultima con le due fontane del Tacca, veri ‘fuochi’ percettivi; e poi i loggiati, con i loro effetti chiaroscurali, ritmati dalla scansione delle colonne, poggianti su gradinate, e le volte impostate con una leggerezza, una leggiadria, un’eleganza di proporzioni, straordinarie. Il pensiero correva alle immaginifiche «Piazze d’Italia» di Giorgio De Chirico, quelle piazze con i temi tipici della sua pittura, «dell’infinito, della solitudine, del tempo eccepito, del mistero e dell’enigma, delle piazze tacite ove domina come un’ombra il monumento equestre, della statua che incarna la sospensione e l’attesa, del presagio» (Maurizio Calvesi, Firenze 1988). E poi la mente richiamava un’altra visione, forse ancora più suggestiva: la tavola della Città Ideale del Museo di Baltimora, attribuita a Fra Carnevale (1420–1484): qui le rarefatte presenze di figure umane, dislocate a diverse profondità di campo, secondo un’orchestrazione spaziale, scandita attraverso geometrie, campiture cromatiche, pieni e vuoti. Il tutto comunica una perdurante sensazione di equilibrio, compostezza, armonia, che rimandano immancabilmente ad una felicitas ideale straordinaria. E la stessa miracolosa emozione noi la viviamo ogni volta che attraversiamo Piazza SS. Annunziata, vuota, libera da occupazioni aberranti. Purtroppo, già da trent’anni, in tutto questo insieme strutturato, a dir poco, splendido, campeggiano, perentori, due segnali di «area pedonale urbana», uno in corrispondenza dell’innesto di via de’ Servi con la piazza, l’altro di fronte alla Basilica; entrambi in posizioni deturpanti per la percezione dell’insieme, già così perfetto che qualsiasi aggiunta, buttata là a casaccio, può innescare processi degenerativi dal punto di vista estetico-artistico; che, poi, sono quelli che dovrebbero prevalere in certi contesti ad elevata importanza storica e culturale per tutta l’Umanità. In anni recenti sono state collocate le rastrelliere per biciclette, citate in precedenza. Per carità, sacrosante, utili. Solo si sarebbero dovute realizzare in posizioni più defilate e con una tipologia strutturale minimale, armoniosa, funzionale, come è dato vedere in tante città italiane e straniere. Insomma, queste medesime rastrelliere saranno rimosse «per riprese filmate». Dunque il regista e la produzione del film hanno ritenuto le stesse deturpanti l’ inquadratura. I punti di vista d’eccellenza per la visione della piazza (assai fotogenica) nel suo insieme unico, in un ineguagliabile equilibrio compostivo. Per questo ne è stata richiesta la rimozione (purtroppo temporanea) al Comune di Firenze. Ma la cosa che fa ancora più riflettere è che non si tratta di un film in costume dei secoli passati, bensì di una fiction ambientata negli anni ‘70.

Allora viene proprio da pensare che, forse, con il trascorrere degli anni, dei decenni, si è perso quel gusto del bello, quell’amore autentico per la città che avevano i fiorentini, sia che fossero laureati o semplici artigiani e operai. Tutti possedevano una sensibilità quasi innata, o, comunque, educata alla bellezza, all’equilibrio, al decoro. Sensibilità che cresceva, così, naturalmente, stando ogni giorno a contatto delle infinite meraviglie che Firenze mostra con inesauribile generosità.

Luigi Del Fante
Architetto



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