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Alta Murgia geoparco Unesco? «Sì, ma nessuno sposti Ciccillo»
Dario Fasano
Corriere del Mezzogiorno - Puglia 17/2/2021

Il Parco dell’Alta Murgia si candida ad entrare nella rete dei geoparchi Unesco, singole aree geografiche i cui siti e paesaggi costituiscono un patrimonio di particolare rilevanza scientifica, divulgativa, didattica ed estetica. Le carte che il Parco è pronto a giocarsi sono le Cave di Bauxite, il canyon dalle accese sfumature di rosso nella Murgia di Spinazzola; Cava Pontrelli (Altamura) con le oltre 25mila impronte di dinosauro; le due grandi doline del Pulo di Altamura e del Pulicchio di Gravina e, infine, pezzo forte, i resti di ‘Ciccillo’, l'uomo di Neanderthal scoperto nel 1993 nella Grotta di Lamalunga, nelle campagne di Altamura.

Sono tutti punti di forza su cui il Parco dell’Alta Murgia dovrà far leva se vorrà portare a casa il risultato. Se anche uno solo di questi elementi verrà meno, la candidatura rischia di sfumare.

E qui la vicenda si tinge di giallo. Mentre viene resa nota la visita in autunno della commissione Unesco per verificare i requisiti del Parco, torna a galla l’idea di spostare ‘Ciccillo’ (così è stato soprannominato) per avviare una campagna di studi e per trovargli un posticino in qualche museo. Già da Natale si è tornati a parlare di un vecchio progetto mai morto del ministero dei Beni culturali (il Karst, Knowing the Altamura man thRough Science & Technology), messo a punto da alcuni ricercatori delle università di Pisa, Roma e Firenze. La suggestione è che l’Uomo di Altamura non sia solo un fossile da ammirare. Per questo gli studiosi pensano sia possibile estrarlo, studiarlo, conservarlo e sistemarlo successivamente in un museo.

«L’uomo di Altamura non si tocca - afferma perentorio Giuseppe Mastronuzzi, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari - prelevare l’uomo di Altamura dalla sua grotta significherebbe prima di tutto diminuire la ricchezza del territorio rispetto al progetto del Geoparco Unesco, ad esempio. Poi c’è la questione tecnica. Se togliamo stalattiti e stalagmiti dall’uomo di Altamura oppure roviniamo il contesto, rischiamo di non avere più una banca dati impressionante, utile a leggere gli ultimi due milioni anni della nostra vita. Quell’uomo sta lì, è morto lì, e lì deve essere studiato»

L’uomo di Altamura continua però a far discutere. Quel piccoletto 250 mila anni fa o forse più (sulla data precisa gli antropologi non sono tutti d’accordo) cadde in una grotta, forse trasportato da una piena e non riuscì più a risalire. L’acqua, che tra le rocce carsiche della Murgia scava grotte e modella stalattiti, nel corso dei millenni ha steso un velo di pietra sui resti dell’Uomo di Altamura, saldando tutto nella roccia. Il suo dramma sembrava così destinato a restare per sempre sigillato nel buio della terra. Centinaia di millenni dopo alcuni giovani del Cars, il Centro altamurano di ricerche speleologiche, scoprirono una fessura tra le pietre della collina di Lamalunga, a sette chilometri da Altamura. Dopo mesi di lavoro per allargare quella crepa, scoprirono la caverna sottostante e i resti pietrificati di quel cacciatore che non riuscì più a tornare in superficie, trovando la morte accucciato nel fondo buio della caverna. Era il 7 ottobre del 1993. Era la prima volta che si trovava lo scheletro completo di un uomo così antico. È da allora quindi che gli scienziati dibattono sul da farsi: estrarre questo scheletro o studiarlo senza spostarlo?

«Qualunque ipotesi di rimozione, parziale o addirittura totale - ribadisce Giuseppe Mastronuzzi - appare assolutamente ingiustificata, anche a causa dell’elevatissimo rischio di distruzione del reperto. Perderemmo così uno dei più preziosi archivi geologici del pianeta terra».

«Il nostro impegno non verrà meno - spiega Francesco Tarantini, presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia - abbiamo avviato iniziative per far conoscere, soprattutto ai ragazzi, le particolarità del nostro territorio: le gravi, gli inghiottitoi, le grotte, le doline tra le più grandi d’Italia. In questa direzione si inserisce il via libera del Mise all’emissione di cinque francobolli sui tesori geologici. C’è di che essere ottimisti».



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