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Pompei, nominato il nuovo direttore. E due consiglieri se ne vanno
di PAOLO CONTI
20 febbraio 2021 (modifica il 20 febbraio 2021 | 20:54)


Italo-tedesco, 39 anni, Gabriel Zuchtriegel ha già guidato Paestum. Stefano De Caro e Irene Bragantini si dimettono: «Non ci sono le condizioni per lavorare con lui»


Una nomina e due dimissioni sulla grande scena di Pompei. Sabato 20 febbraio il ministro della Cultura (denominazione decisa da Mario Draghi) Dario Franceschini ha annunciato il nuovo direttore del Parco Archeologico di Pompei dopo i sette densi anni di Massimo Osanna, ora direttore generale dei Musei: è l’attuale responsabile del Parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, classe 1981, neocittadino italiano dal 2020 ma nato a Weingarten, in Germania, sposato e padre di due figli: ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn. È stato il più giovane dei direttori nominati con la prima procedura pubblica internazionale nel 2015. Ed ora è il responsabile dell’immensa macchina di Pompei a neppure quarant’anni, un record.

Fin qui la nomina. Ed ecco le dimissioni, in polemica con la decisione di Franceschini. Si sono dimessi due dei quattro componenti del Consiglio scientifico del Parco: Irene Bragantini, archeologa, 73 anni, per anni autorevole colonna della facoltà di Archeologia all’Orientale di Napoli e celebre per i suoi scavi nel deserto orientale egiziano, e Stefano De Caro, nome notissimo nel mondo dell’archeologia, 70 anni, ex direttore dell’Ufficio Scavi proprio a Pompei tra il 1978 e il 1984, ex direttore generale per i Beni archeologici del ministero. Dimissioni immediate e irrevocabili presentate «con vivo disappunto» al direttore generale Massimo Osanna: «Riteniamo che non sussistano le condizioni minime per collaborare con il suo successore». Punto.


Le ragioni? Irene Bragantini preferisce il silenzio. De Caro è molto chiaro: «Con la collega Bragantini abbiamo appreso con sconcerto della nomina. Una decisione inusitata. Il suo curriculum non ha il necessario spessore nel campo del restauro dell’edilizia e della pittura romane come ci si aspetterebbe da un direttore di Pompei. È stato per meno di un anno nella segreteria tecnica di Pompei per poi andare a Paestum, che ha un profilo diverso. Difficile che abbia l’esperienza sufficiente per decidere, gestire e dirigere la conservazione e soprattutto i restauri, dove è molto facile sbagliare ma impegnano milioni e milioni. La commissione avrà valutato il curriculum ma non conosciamo i criteri. Preferiamo fare un passo indietro piuttosto che aprire un capitolo di polemiche».

Massimo Osanna, nella replica, adombra un possibile conflitto generazionale tra il quarantenne nuovo direttore e i due dimissionari: «Il fatto che Zuchtriegel abbia appena quarant’anni non penso possa essere un motivo per non ritenerlo all’altezza. Anzi, credo che sia un valore e un grande segnale di apertura verso le nuove generazioni. Non capisco la polemica. Zuchtriegel ha un curriculum scientifico eccellente, a Paestum ha fatto benissimo e a Pompei assicurerà una gestione del sito in piena continuità con quanto fatto da me in questi ultimi anni per il grande progetto».

Franceschini è convintissimo della designazione: «Gabriel Zuchtriegel in questi anni ha cambiato Paestum con l’aumento dei visitatori e la riapertura di molti luoghi. Il bilancio è cresciuto moltissimo e anche Paestum è diventata un modello di grande cambiamento. Oggi i suoi risultati sono a disposizione di Pompei».

Il ministro ha scelto in una terna finale arrivata dopo l’esame di 44 candidati, di cui 10 stranieri: gli altri due erano Renata Picone, docente di Restauro nell’Università degli studi Federico II di Napoli, e Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano dal 2017. La commissione esaminatrice era presieduta dalla presidente emerita della Corte Costituzionale e nuova ministra della Giustizia, Marta Cartabia (i lavori erano già conclusi prima del varo del governo Draghi).

Zuchtriegel ora guarda al futuro: massima priorità per la manutenzione («mai abbassare la guardia», dice facendo suo lo slogan di Osanna che chiude rivendicando con orgoglio sette anni di impegno e di successi), sì a nuovi scavi nei 20 ettari ancora da scoprire ma «si faranno quando sarà necessario, non sono la priorità, abbiamo tantissimo materiale su cui studiare». Poi Osanna e Zuchtriegel annunciano «droni e sensori per mettere in campo un grande progetto di manutenzione preventiva»; una biblioteca digitale «per condividere subito le ricerche secondo un modello di archeologia pubblica»; il rilancio dei cosiddetti siti minori come Stabia, Oplontis, Boscoreale; la riqualificazione delle aree circostanti e la scommessa sul turismo sostenibile, ripensando all’accoglienza in vista del post-Covid.

Con la nomina di Zuchtriegel anche Pompei ha un titolare che viene dall’estero con i concorsi internazionali voluti da Franceschini nel 2015. Sono stati riconfermati per un altro mandato nell’ottobre 2019 l’inglese James Bradburne a Brera, il tedesco Eike Schmidt agli Uffizi, il francese Sylvain Bellenger al Museo e al Bosco reale della Reggia di Capodimonte. La tedesca Cecilie Hollberg è tornata a dirigere nel gennaio 2020 la Galleria dell’Accademia di Firenze dopo la soppressione della direzione decisa dall’ex ministro Alberto Bonisoli. Due direttori hanno lasciato nel 2019: gli austriaci Peter Aufreiter, a Urbino, e Peter Assman, a Mantova.

https://www.corriere.it/cultura/21_febbraio_20/pompei-nominato-nuovo-direttore-due-consiglieri-se-ne-vanno-35e2991a-73a1-11eb-a454-11ba24b307d7.shtml


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