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Roma. Gli affreschi «ritrovati»
Edoardo Sassi
Corriere della Sera - Roma 21/2/2021

Di quel lusso e di quello sfarzo sono rimaste testimonianze letterarie celebri. Prima fra tutte, quella di Stendhal, che nel suo Promenades dans Rome (1829), invitato a un ballo, così annotava: «Le feste dei Torlonia sono più belle e meglio organizzate di quelle della maggior parte dei sovrani europei...».

Quei ricevimenti, entrati nella leggenda e organizzati dall’uomo più ricco della città — un banchiere fresco di nobiltà e partito, come ricordava lo stesso Stendhal, «da condizioni molto umili» — si svolgevano nelle magnifiche gallerie e nei saloni del perduto Palazzo Bolognetti, ribattezzato con il nome dei nuovi proprietari e poi abbattuto agli inizi del Novecento insieme a tante altre testimonianze della Roma storica. Causa della demolizione: i lavori per erigere il Vittoriano — l’Altare della patria intitolato al nuovo re d’Italia — con relativa sistemazione di piazza Venezia.

Prima di allora, il seicentesco edificio — che Giovanni Torlonia, duca di Bracciano, aveva comprato nel 1807, poi ereditato dal figlio Alessandro nel 1829 — era stato (ri)affrescato, decorato e abbellito da alcuni degli artisti viventi più in voga, come Palagi, Camuccini, Landi, o Antonio Canova, che si occupò personalmente di collocare in una galleria al primo piano del Palazzo, da lui stesso progettata, il suo monumentale Ercole e Lica, oggi alla Galleria nazionale d’arte moderna.

Notizia di queste ore, un significativo pezzetto di questa perduta storia si riaffaccia alla cronaca grazie all’asta che si terrà martedì nella sede romana di Finarte. Fra gli oltre trecento lotti messi all’incanto spicca infatti un nucleo di affreschi provenienti proprio dal nobile palazzo demolito, firmati, tra gli altri, da Filippo Bigioli (1798-1878) e Francesco Coghetti (1802-75).

Al di là del valore di mercato (stime sui 5-8 mila euro per ciascun esemplare), quelle pitture, «strappate» e successivamente riportate su tela, raccontano però una pagina di storia e costume di una Roma ottocentesca di cui la reggia Torlonia fu un simbolo, luogo tra i più vivaci e ambiti della città, teatro per il bel mondo e fucina per artisti.

Il nucleo messo all’asta negli anni Venti del Novecento entrò a far parte della collezione della contessa Amalia Canonica (1864-1943), amica e collaboratrice di Laetitia di Savoia Bonaparte, duchessa d’Aosta. Per successione ereditaria è poi giunto agli attuali proprietari, che ora si sono affidati a Finarte per la vendita. Tra gli affreschi messi all’incanto, oltre a un «Raffaello che presenta il bozzetto della Galatea ad Agostino Chigi» (1839), di Bigioli, anche un «Mercurio che trasporta Psiche sull’Olimpo» di Coghetti, in origine nella stanza ottagona al secondo piano che affacciava su piazza Venezia.



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