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Zuchtriegel a Pompei. De Caro e Bragantini, addio polemico agli Scavi
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno - Campania 21/2/2021

Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei, così come anticipato ieri dal Corriere del Mezzogiorno . Neanche il tempo di incassare la nomina che sulla sua strada si è riversato il magma delle polemiche. Due autorevoli esponenti del comitato scientifico degli Scavi, Stefano De Caro e Irene Bragantini, hanno affidato a poche stringate righe indirizzate al direttore uscente Massimo Osanna le loro dimissioni: «Non ci sono le condizioni per collaborare con il suo successore».

Ma procediamo per ordine. Nella mattinata di ieri, a Roma, da uno scenario-icona, il Colosseo, il ministro Dario Franceschini ha annunciato il vincitore della terna arrivata sulla sua scrivania. Il trittico con Renata Picone, ordinario di restauro alla Federico II e Francesco Sirano, direttore di Ercolano, era stato indicato tra dieci candidati — selezionati tra 44 — da una prestigiosa commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e ora ministro della Giustizia.

Franceschini ha conferito l’incarico a Zuchtriegel, nato nel 1981 a Weingarten (Repubblica Federale Tedesca) con parole molto lusinghiere: «Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e a scavare grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità che hanno contribuito ai risultati straordinari, motivo di orgoglio per l’Italia. Nel ringraziare Osanna per il grande lavoro svolto, faccio i più profondi auguri a Zuchtriegel che lascia un’esperienza estremamente positiva a Paestum».

E il predecessore, oggi direttore generale dei Musei Statali: «Con emozione gli auguro un lavoro proficuo e appassionante. Lascio un luogo straordinario che è stato il mio mondo degli ultimi sette anni, a cui ho dedicato energie passione e impegno: sono felice di poterlo affidare nelle mani del nuovo direttore, nella consapevolezza che lascio Pompei in uno stato ben diverso da quello in cui l’ho trovata». E glissa sulle autorevoli dimissioni: «Zuchtriegel ha un ottimo curriculum scientifico, la sua giovane età non è un demerito ma un valore aggiunto, un segnale di fiducia nelle nuove generazioni».

Il direttore tedesco, che ha acquisito anche la cittadinanza italiana, in fatto di polemiche è recidivo. Anche la sua nomina a Paestum — che avrebbe poi attratto sotto un’unica egida anche Velia — era stata accompagnata da critiche. Ora lascia quel Parco con un bilancio chiuso in attivo in piena pandemia. A Pompei non è del tutto nuovo avendo lavorato al Grande Progetto: «Pompei è speciale — ha commentato a caldo — non solo per il suo patrimonio inestimabile, ma anche per la squadra di professionisti e operatori che lavorano con grande impegno e competenza nel sito che sono felice di poter guidare per garantire la tutela e la fruizione di un luogo unico al mondo».

Le idee guida del suo progetto parlano di tutela e tecnologie: droni e sensori per la «manutenzione preventiva, una biblioteca digitale per condividere subito le ricerche secondo un modello di archeologia pubblica, il rilancio di Stabia, Oplontis e Boscoreale e un patto col territorio per riqualificare la zona intorno agli Scavi».

Ma veniamo alle polemiche. Con Brigantini, ordinario all’Orientale, De Caro è un nome luminoso dell’archeologia internazionale: dal 1977 al 1984 ha diretto Pompei, per 12 anni poi è stato soprintendente rilanciando l’Archeologico e creando nuovi musei come quello di Baia; fu Rutelli nel 2007 a nominarlo Direttore generale per i beni archeologici del Ministero. Oggi è anche nei consigli dell’Istituto superiore del restauro e dell’Ermitage di San Pietroburgo. «Noi siamo la parte scientifica del consiglio scientifico — dice — il nostro è un lavoro consultivo che non ci sentiamo di onorare serenamente con il direttore indicato perché lo riteniamo non adatto. Se non ci si fida del proprio alleato bisogna andarsene. Lo faccio con dolore perché sono stato vicino a Pompei anche quando ero lontano, in giro per il mondo a promuovere il sito. Nessuno parla più di scavi clandestini, di archeologia preventiva: è tutto un applaudire i risultati che si raccontano. Onestamente ho letto il curriculum di Zuchtriegel e ho osservato il suo operato a Paestum, nulla che ci faccia ritenere che potesse essere la persona giusta per Pompei. Sono di un’altra generazione, non vado più di moda. Ai miei tempi le selezioni si affrontavano con temi scritti che rimanevano agli atti. Il meccanismo di selezione oggi è invece diabolico».



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