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La vendita illegale, un militare si infiltra e l’orologio dell’800 fa ritorno al Colle
Antonio Castaldo
Corriere della Sera 5/3/2021

Lo scorso 24 dicembre, alla vigilia di un Natale segnato dal Covid, la giornata del presidente della Repubblica è stata interrotta da una visita improvvisa. Nell’androne del Quirinale lo attendeva un grosso pacco, consegnato dai carabinieri. Ma non si trattava di un regalo. Mattarella ha sollevato il drappo con i colori dell’Arma, e un prezioso meccanismo metallico battuto ha preso a ticchettare nella sala.

L’orologio del Quirinale tornava a casa, 60 anni dopo, rintracciato dal reparto speciale Tutela del Patrimonio Culturale grazie a un agente infiltrato in una compravendita clandestina: «Cambiano i tempi, e ne viviamo uno difficile. Cambiano anche gli orologi. Vanno in pensione come noi. Ma nessuna lancetta segnerà l’ora in cui smetteremo di amare l’Italia», si leggeva nel biglietto, firmato dall’allora comandante dei carabinieri, Nistri, e dal ministro dei Beni Culturali, Franceschini.

L’orologio in questione fu installato nel 1854 sulla torretta che sorveglia la piazza simbolo del Paese. Lo aveva commissionato da Pio IX al un celebre orologiaio, Mariano Trevellini. Dalla sommità del Colle ha segnato il tempo alla nazione. Ha visto i bersaglieri a Porta Pia, salutato il Papa e accolto i Savoia, ha assistito alla marcia su Roma e alla cacciata di Mussolini, alle devastazioni della guerra e alla faticosa rinascita. Nel dicembre del 1961 venne rimosso, come ricorda un filmato dell’Istituto Luce: «Il tempo si è fermato al Quirinale, ma solo per pochi minuti. Quel tanto necessario a sostituire il vecchio orologio con un nuovo meccanismo a comando elettronico».

L’inchiesta
Il comandante Riccardi: «La segnalazione di un esperto e l’inchiesta a ritroso: era sparito»

Il Trevellini venne quindi messo a riposo, nei magazzini di un istituto tecnico, l’Itis Armellini, in attesa di un museo da dedicargli. In quegli anni però il tempo cominciò scorrere più velocemente. E la scuola specializzata in orologeria fu riconvertita all’informatica. Del museo non si parlò più, e tutti dimenticarono l’orologio di Papa Mastai-Ferretti. «Nel 2020 il comandante del nucleo Tpc di Torino viene contattato da un esperto. Dal nulla era sbucato l’antico orologio del Quirinale, e ora qualcuno stava per metterlo in vendita», racconta Roberto Riccardi, il comandante del reparto che vigila sullo sterminato patrimonio culturale italiano. Un’eccellenza che il mondo ci invidia. «Abbiamo fatto un’indagine a ritroso: ricerche d’archivio, documentali, dell’orologio si era persa ogni traccia. Ma capiamo che in quella segnalazione c’è qualcosa di concreto». Scoprono così che un restauratore bolognese aveva lavorato sul vecchio meccanismo, ormai arrugginito, e lo aveva rimesso a nuovo. Dall’artigiano arrivano all’ultimo, illegittimo proprietario del quadrante antico, un collezionista milanese, e poi scoprono un terzo soggetto, un compratore fiorentino, che alla fine acquista tutto per appena settemila euro. In una vendita legale, il valore sfiorerebbe il mezzo milione.

Il quadro è completo, ma servono prove solide. C’è un solo modo per verificare i sospetti della Procura di Vercelli, che coordina le indagini e, al contempo, incastrare i responsabili. Un ufficiale toglie la divisa, indossa un completo di tweed, e fingendosi interessato all’acquisto, riesce a ottenere un appuntamento: «Appena abbiamo la certezza che si tratta dell’autentico orologio del Trevellini», conclude Riccardi, «scattano le perquisizioni: a Milano, Bologna e Firenze. Recuperiamo tutto, documenti, quadrante e meccanismo».

L’operazione si è conclusa il 20 dicembre. I tre sono stati denunciati a piede libero e dovranno affrontare un processo per ricettazione, appropriazione indebita e alienazione di bene culturale. L’orologio, invece, rimesso insieme è tornato al Quirinale scortato dai carabinieri e avvolto in un panno rosso e blu, con una bella coccarda tricolore.



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