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Capodimonte set per clip. Paladino: «Malintesa idea di sfruttare la bellezza»
Stefano de Stefano
Corriere del Mezzogiorno - Campania 24/2/2021

Andrea Sannino che canta davanti al Paolo III con i nipoti di Tiziano e alla Flagellazione di Cristo di Caravaggio non lascia indifferente nemmeno Mimmo Paladino, l’artista che al Museo di Capodimonte ha fatto mostre importanti (Il Don Chisciotte del 2005 nella Sala Raffaello Causa) e lasciato opere nella Collezione Contemporanea dei piani alti (l’immensa «Vasca» rossa del 1984). E poco importa se il brano Voglia del cantante ercolanese ricordi più le atmosfere soft del primo Eduardo De Crescenzo — lo Steve Wonder napoletano come fu ribattezzato negli Anni 80 —, che non quelle del più diffuso neomelodismo trash degli ultimi 20 anni.

Il punto è un altro: si possono aprire le porte del tempio della grande pittura e scultura storica agli autori del videoclip musicale di turno che ne facciano richiesta? Dopo la levata di scudi dello storico Tomaso Montanari («Dovrebbe intervenire il ministero se non la Procura», ha detto), che invoca il rispetto del codice dei Beni culturali, e cioè l’uso degli stessi solo per fini compatibili con il loro carattere storico artistico, e quella dell’ex soprintendente Nicola Spinosa, che ritiene il video dannoso per Capodimonte come per il già famoso Sannino, ecco quindi le parole di Paladino. «Sono molto meravigliato — commenta da Milano dove sta allestendo la sua nuova mostra sulla serie dei “Dormienti” — che il direttore Sylvain Bellenger, che è notoriamente uomo raffinato e di buon gusto, abbia consentito questo tipo di “incursione”. Certo in passato nelle sale di Capodimonte aveva suonato il pianoforte Riccardo Muti, regalando un emozionante fuoriprogramma ai visitatori che si ritrovò intono. Ma quello era un valzer di Chopin e parliamo quindi di un altro mondo espressivo, decisamente più coerente con le atmosfere della pinacoteca e il tono dei capolavori esposti. E dico questo senza voler forzare un presunto conflitto fra arte alta e bassa, un punto di vista che non mi è mai appartenuto». Ma argomento a cui si lega la risposta della direzione del Museo e Real bosco di Capodimonte all’articolo di Mirella Armiero pubblicato ieri sul Corriere del Mezzogiorno .

«Si precisa — è scritto nella nota — che gli spazi sono stati concessi nell’ambito delle misure di valorizzazione del Museo, senza alcuno scopo di lucro o finalità commerciale, in risposta alla richiesta della Terza Municipalità che aveva proposto di ospitare il cantante con l’obiettivo di avvicinare al museo un pubblico giovane e popolare, non abituato a frequentarlo. E la risposta pubblica già dal primo giorno dimostra che l’iniziativa ha sortito un risultato più che positivo». Eppure il discorso, per l’artista sannita, va oltre. «Al di là di questo episodio — continua Paladino — la vicenda è più antica e si lega alla malintesa idea di poter sfruttare le infinite bellezze storiche e artistiche del nostro Paese per qualsivoglia utilizzazione, commerciale o gratuita che sia. Continuo a credere che per ogni attività ci siano i luoghi deputati, adatti ad ospitare eventi coerenti col contesto, e la mia non è retorica ma semplice buonsenso».



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