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La politica nelle sale di Capodimonte
Eduardo Cicelyn
Corriere del Mezzogiorno - Campania 26/2/2021

Quando si dice che qualcuno ha trasgredito le norme del codice dei beni culturali e che anche la Procura dovrebbe intervenire, io indosso l’elmetto e vado alla guerra. Salviamo il soldato Sannino, mi verrebbe da urlare. Quelli che soloneggiano sull’uso buono della cultura e quelli che addirittura invocano la galera io penso che andrebbero confinati, magari rispediti a studiare che cos’è stato il Novecento. In realtà spero che oggi nessuno sia davvero convinto di avere il diritto di decidere chi, che cosa, in che modo e perché si possa dire, mostrare e vedere.

Come se l’estetica della contemporaneità fosse un affare per pochi intimi ben selezionati e non un vago sentimento diffuso, pure un po’ contorto, aleatorio e davvero poco storicizzabi le. In sintesi, non voglio credere che qualcuno possa fingere di non sapere che la nostra stessa esistenza è una determinazione della cultura pop dominante.

Hai voglia di dire che la canzoncina è banale, che mal si adatta al contesto museale la messinscena di un batti e ribatti amoroso, che proprio non si capisce quale voglia, decente o non, possa nascere nella testa e nel corpo di un cristiano qualsiasi davanti alla Flagellazione di Caravaggio. La cultura pop nostrana è esattamente questo: finzione consapevole, confezione un po’ ricercata, messaggi rassicuranti e conformisti.

Diciamo anche che se si conviene sulla necessità di fare pubblico, cioè di moltiplicare i visitatori, insomma di avere musei attrattivi per i turisti, qualsivoglia pratica promozionale sarà accettabile, purché lo scopo sia chiaro, misurato e raggiunto senza cadere nel volgare e nell’osceno. Tuttavia, sebbene siamo addestrati a sopravvivere nell’ideologia melmosa delle contaminazioni, la cattiva coscienza culturale di chi prova a giustificarsi sostenendo che il video di Sannino «è stato realizzato nell’ambito delle misure di valorizzazione del museo senza alcuno scopo di lucro o commerciale» non appare meno infida e perniciosa.

Ci può anche stare che il bravo cantante si faccia bello davanti a Caravaggio per sentirsi napoletano a un certo livello e che il suo selfie musical artistico porti un po’ di pubblicità secondaria alla pinacoteca. Non si capisce però come tutto questo crei valore sociale certo e misurabile se, tanto per cominciare, non è stato versato neanche un contributo nelle casse della pinacoteca.

Il realismo del purchessìa è quello dei soldi, insegnava un conterraneo di Bellenger, il teorico della condizione postmoderna, realizzazione sociale del pop dominante. Appunto, per essere realisti e davvero pop devono circolare soldi, molti soldi. Di certo non bastano le intercessioni di Ivo Poggiani della Terza municipalità, per il quale prevediamo un gran futuro da impresario. Quando il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger, tira in ballo la fantomatica Terza municipalità, l’organismo burocratico assai creativo da cui sarebbe giunta a Capodimonte la gentile richiesta del cantante, si tira la zappa sui piedi. E il contratto per la concessione dello spazio museale? E il denaro? Dal canto suo, Sannino non fa mistero di aver prima discusso del suo progetto con l’assessore De Majo, che finora sapevamo ultrà del calcio e ora scopriamo anche dell’arte. Insomma il segreto di Pulcinella, caro a Bellenger almeno quanto Picasso, è che il direttore ha concesso gratis Capodimonte, con ciò aderendo di fatto alla presunta operazione culturale. E lo ha fatto non per caso o per errore, ma per una qualche forma di sudditanza politica nei confronti del Comune, che a sua volta non si è minimamente preoccupato di favorire l’impresa commerciale della produzione privata del videoclip.

Non si consideri però questa faccenda un banale incidente di percorso. Qui c’è un grumo d’interessi, un gruppo di persone in movimento e una linea. Nei giorni scorsi si era intravista una modestissima mostra personale, figlia delle medesime frequentazioni. Dal pacco Jago consegnato in piazza Plebiscito ai panettoni La Motta in vetrina a Capodimonte: una strana lobby di promotori culturali, con sede operativa nella Terza muncipalità, benedetta dal parroco del rione, sta facendo molti danni nella Sanità e ormai ha deciso di sconfinare. L’assalto finale alla pinacoteca farnesiana è partito con tanto di colonna sonora e di miliziani al seguito. C’è il cantante famoso, schiere di followers e non mancano i cantori sui giornali. L’aedo ufficiale, nominato sul campo di «Repubblica Napoli» è Luciano Stella, che ci mette tutta la sua esperienza di viaggiatore culturale citando a sproposito iniziative analoghe in alcuni dei musei più importanti del mondo. Non staremo qui a giudicare il grado di artisticità della performance neomelodica in zona Caravaggio.

Non daremo alle truppe della Sanità alcun appiglio per ribattere sciocchezze. Parafrasando il sommo Sannino, non ce n’è alcuna voglia. La cosa dovrebbe essere molto più seria, semplice e istituzionale. Bellenger spieghi al ministro Dario Franceschini e alla pubblica opinione in base a quali valutazioni abbia deciso di concedere gratis lo spazio museale, bene comune direbbero a Palazzo San Giacomo, a lui affidato pro tempore per concorso. Forse perché, con la guida lungimirante del Minculpop municipale, ha intravisto in Sannino un musicista destinato nei secoli futuri a dare lustro a Capodimonte e alla storia culturale della città di Napoli? Sarebbe una singolare spiegazione, magari un po’ avventurosa, però in linea con i tempi della nostra per fortuna morente stagione comunale.



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