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Siamo tra i paesi europei che spendono meno in cultura. Il rapporto del'Istat
Finestre sull'arte 10/3/2021

La spesa pubblica che l’Italia riserva alla cultura è tra le più basse d’Europa. Ad affermarlo e l’edizione 2021 del rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istat. Sulla spesa pubblica, che include le attività di tutela e valorizzazione del patrimonio, i dati si riferiscono al 2018: si parla di 5,1 miliardi di euro, pochi a confronto di quanto hanno speso la Francia e la Germania (14,8 e 13,5 miliardi rispettivamente) ma meno anche della Spagna, che alla cultura ha destinato 5,3 miliardi. In rapporto al Prodotti Interno Lordo, l’Italia spende appena il 2,9 per mille, contro il 4 per mille della media dell’Unione Europea. Il dato ci pone, in questa particolare classifica, al 23° posto su 28 stati membri (peggio di noi fanno solo Romania, Portogallo, Irlanda, Regno Unito e Grecia, mentre i primi cinque posti della graduatoria sono occupati da Ungheria, Lettonia, Estonia, Malta, Repubblica Ceca e Croazia, come si vede nella fig. 1). In compenso c’è una buona notizia: siamo il paese che spende di più per la protezione della biodiversità e del paesaggio (2,9 miliardi contro 1,9 della Francia e 1,7 della Germania), anche se la somma dal 2010 è diminuita del 23%.

Il rapporto esamina anche la spesa dei Comuni per la gestione di beni e attività culturali: 19,4 euro pro capite nel 2018, 0,6 euro in più rispetto al 2017, ma 2,9 in meno rispetto al 2010 (un calo del 10% rispetto a otto anni prima, a fronte di una crescita dell’8,5% della spesa corrente complssiva). Nel bilancio delle amministrazioni comunali, fa saspere l’Istat, il budget della cultura è sceso dal 3,4% al 2,8% della spesa corrente tra il 2010 e il 2013 e si mantiene stabile da allora (fig. 2). Continua poi ad allargarsi il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno: nel 2018, un comune del Mezzogiorno spende mediamente per la cultura 8,9 euro pro capite (il 45,9% della media Italia e poco più di un terzo di un comune del Centro-Nord), mentre nel 2010 ne spendeva 11,6 (il 52% della media Italia e circa il 40% dei comuni del Centro-Nord). Nel confronto tra regioni si osservano disuguaglianze molto marcate: dai 4,5 euro pro capite della Campania ai 33,1 dell’Emilia-Romagna, tra le regioni a statuto ordinario, e dai 9,3 euro pro capite della Sicilia ai quasi 60 della provincia di Bolzano tra le regioni e province autonome. Le cinque regioni dove più alta è la spesa sono Provincia di Bolzano, provincia di Trento, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Toscana, mentre quelle dove si spende di meno sono, a partire dal fondo della classifica, Campania, Puglia, Molise, Calabria e Abruzzo (fig. 3).

Ancora, sui dati della cultura, l’Istat rileva l’aumento della frequentazione dei musei, soprattutto al sud, ma anche la concentrazione dei flussi. In Italia ci sono 4.880 strutture espositive permanenti aperte al pubblico (1,6 ogni 100 km quadrati tra musei e gallerie, aree e parchi archeologici, monumenti e complessi monumentali), che hanno accolto nel corso del 2019 quasi 130 milioni di visitatori. Dal 2015 il numero delle strutture censite è però diminuito (-1,9%). L’Istat osserva anche un continuo aumento del flusso di visitatori (+17,5%, e +22,7% nel Mezzogiorno), anche se nel 2019 la crescita è molto rallentata rispetto all’anno precedente (+1% contro +8%). La metà del flusso dei visitatori, tuttavia, si concentra nell’1% delle strutture, e la frequentazione aumenta soprattutto nelle strutture più importanti (+33,5% in quelle con una media di oltre 2.500 ingressi al giorno). L’indicatore di densità e rilevanza del patrimonio museale presenta una distribuzione territoriale fortemente concentrata. Ci sono infine soltanto quattro regioni, mete privilegiate dal turismo internazionale, che superano la media Italia (1,62 strutture per 100 km2): Lazio, Toscana, Campania e Veneto (fig. 4).

“Se l’aumento della frequentazione è in sé un dato positivo (e particolarmente incoraggiante per il Mezzogiorno)”, rileva l’Istat, “lo è meno la tendenza alla concentrazione dei flussi, che rischia di diventare insostenibile per i grandi poli di attrazione del turismo culturale e sollecita una strategia di riequilibrio”.

https://www.finestresullarte.info/attualita/italia-tra-i-paesi-europei-che-spendono-meno-in-cultura-rapporto-bes-istat


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