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Napoli, Biblioteca Nazionale Buonomo direttore: «La sfida da remoto»
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno - Campania 10/3/2021

La Biblioteca Nazionale di Napoli da ieri ha un nuovo direttore: è Salvatore Buonomo, classe 1957, già al vertice del Segretariato regionale per la Campania (che coordina il lavoro delle varie soprintendenze e del direttore del Polo museale).

L’architetto assume ad interim la guida dell’imponente «Vittorio Emanuele III». Di interim in interim , Buonomo succede a Gabriele Capone che rimane alla guida della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania. Un avvicendamento in continuità visto che i due professionisti del ministero della Cultura sono legati da rapporti di lungo corso. Diversa però la formazione. Buonomo ha una storia legata alla cura dei beni monumentali e paesaggistici. È stato dirigente delle soprintendenze all’archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata, di Caserta e Benevento, di Bari e, in diverse tornate, delle altre province pugliesi.

Il salto da Castel dell’Ovo, dove ha sede il Segretariato, a Palazzo Reale, dov’è incastonato lo scrigno della terza biblioteca italiana è relativamente breve.
«Vero. Questo nuovo incarico per me è motivo di orgoglio, è ricco di stimoli e lo raccolgo con entusiasmo: la rara complessità del patrimonio della biblioteca dal punto di vista bibliografico, artistico, ma anche museale, necessita di una visione contemporanea di promozione dei beni culturali che si può realizzare più adeguatamente al riparo del rischio di una possibile frammentarietà tra le diverse direzioni ed ambiti dei Beni culturali sul territorio».

Approdare alla Nazionale in piena pandemia è una sfida nella sfida. Come intende affrontarla?
«La pandemia può essere un’occasione per ripensare i servizi, continuare l’opera di digitalizzazione e renderli fruibili direttamente a studiosi e lettori. Nell’ultimo anno la Biblioteca, nonostante le difficoltà determinate dal da Covid 19, ha accresciuto il catalogo antico e moderno e avviato la catalogazione dei nuovi volumi e del patrimonio retrospettivo».

La parola chiave è digitalizzazione.
«Sì, sono stati avviati importanti progetti per rendere disponibili ai lettori direttamente sul computer collezioni manoscritti rari, le Carte di Leopardi, il fondo Rari Doria, l’opera di Pirro Ligorio, le Carte Morelli e un rilevante numero di periodici. Sarà mio impegno portare a termine il progetto interdisciplinare dell’European Research Council guidato da Graziano Ranocchia e coordinato dall’Università di Pisa in cooperazione con il Cnr-Ispc, il Cnr-Ilc e il Mic-Biblioteca Nazionale di Napoli. Avviato da Capone, mio predecessore, si prefigge di testare le più avanzate tecnologie oggi a disposizione degli studiosi per la decifrazione in modo completo dei preziosi antichi manoscritti anche nei particolari più nascosti: l’obiettivo è pervenire ad un’edizione digitale affidabile ed accresciuta, che metta insieme i metodi della filologia e papirologia con le indagini di avanzate tecnologie come l’imaging iperspettrale ».

Lei passa dai monumenti di pietra a quelli di carta: quale sarà la sua strategia per la «Vittorio Emanuele»?
«La Biblioteca Nazionale deve sempre più essere percepita e considerata come motus dinamico di una narrazione che comprende la storia e la cultura della nostra città, in una visione unitaria di cui fanno parte Palazzo Reale, il Teatro San Carlo, piazza del Plebiscito, lo stesso paesaggio che dal Vesuvio guarda il mare ed il centro della città».

S’insedia e…? Quale sarà la prima cosa che farà?
«Fra pochi giorni, completamente rinnovato nella veste grafica e reso più modernamente accessibile, sarà varato il nuovo sito web della Biblioteca. Si tratta di uno strumento fondamentale in questa fase di isolamento domestico. Il portale si offre all’utente più ricco di contenuti e di servizi che consentiranno ai lettori di accedere alla consultazione, al prestito e alle foto riproduzioni in modo immediato da remoto».

Insomma, non solo Netflix sul divano: se tutto fila liscio, potremo consultare anche cinquecentine e rarità bibliografiche.



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