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Possagno (Treviso). Restauro (con segno) per Paolina Borghese. L’opera monito contro gli scempi nell’arte
Andrea Priante
Corriere del Veneto, Venezia e Mestre 10/3/2021

«Un lieve segno» lo definisce Moira Mascotto, la direttrice del Museo Canova di Possagno. Ma è una traccia che porta con sé un messaggio importante - e, almeno nelle modalità, perfino rivoluzionario - visto che quel «lieve segno» verrà lasciato intenzionalmente dai restauratori che in questi giorni sono al lavoro sul gesso di uno dei più grandi capolavori dell’artista trevigiano: la «Paolina Borghese come Venere vincitrice» realizzata tra il 1804 e il 1808.

L’opera fu commissionata ad Antonio Canova come regalo di nozze, dal principe Camillo Borghese, marito di Paolina, la sorella di Napoleone. Se il marmo si trova esposto alla Galleria Borghese di Roma, il modello originale in gesso è nel museo di Possagno fin dal 1829: ve lo trasportò il fratello dell’artista, monsignor Gianbattista Sartori, quando decise di vendere lo Studio romano del Canova, morto pochi anni prima.

Da allora, l’opera ha avuto un’esistenza piuttosto travagliata. Il bombardamento del Natale del 1917, durante la battaglia d’arresto che sconvolse il monte Grappa, rovinò gravemente la statua che rimase senza testa e lesionate alcune parti del drappo, della mano e dei piedi. Diversi anni fa, un primo restauro restituì la perfezione delle forme canoviane. Nessun «lieve segno», quindi, a raccontare il dramma della guerra.

Ma il 31 luglio dello scorso anno - in piena pandemia e a oltre un secolo dalla bomba che colpì il museo di Possagno - Paolina ha subito ben altro oltraggio: quello della stupidità dell’uomo. Quel pomeriggio, un turista austriaco in visita alla gipsoteca si è seduto sulla statua per farsi scattare una foto e, rialzandosi goffamente, ha distrutto parte del piede. Le immagini delle telecamere - che hanno fatto il giro del mondo - lo mostrano mentre si allontana fingendo che nulla sia accaduto.

Otto mesi dopo, il prossimo 19 marzo, al Museo Canova si inaugura «Paolina. Storia di un Capolavoro», una mostra -propedeutica alle celebrazioni per il bicentenario della morte dello scultore, nel 2022 - che celebra proprio la storia di uno dei gessi più belli di Antonio Canova.

Per l’occasione, l’opera si presenterà al pubblico (inizialmente solo attraverso visite on-line, causa pandemia) con un restauro... incompleto. «Nei mesi scorsi ci siamo confrontati con la Soprintendenza sulle modalità con le quali portare avanti questo recupero conservativo», racconta la direttrice. «L’idea iniziale era, per certi versi, “estrema”: esporre Paolina Borghese senza il piede, in modo tale da spingere il visitatore a riflettere su come un gesto irresponsabile possa compromettere un’opera d’arte».

Probabilmente sarebbe stato uno choc, per i turisti che ogni anno arrivano a Possagno proprio per ammirare i capolavori del Canova. Alla fine si è scelta una strada meno «sconvolgente» ma altrettanto importante: «Proprio in questi giorni il piede verrà ricostruito, ri-assemblando i pezzi recuperati lo scorso luglio - spiega Mascotto - ma i restauratori lasceranno un lieve segno, che mostrerà il punto di rottura. Credo basterà per costringere il pubblico a interrogarsi su come una leggerezza, o una stupida mancanza di rispetto nei confronti dell’arte, possa compromettere un patrimonio culturale che appartiene al mondo intero».

Non solo, all’interno del museo sarà anche esposta la prima fotografia scattata quel 31 luglio alla statua danneggiata di Paolina. «Un monito - conclude la direttrice - affinché non accada mai più».



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