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Milano. Arengario, frenata dalle Belle Arti. «No alla passerella tra i palazzi»
Maurizio Giannattasio
Corriere della Sera - Milano 11/3/2021

No alla passerella aerea, meglio un collegamento sotterraneo sul modello della piramide del Louvre. A pochi giorni dalla chiusura del concorso internazionale per il raddoppio del museo del Novecento nel secondo Arengario arriva la doccia gelata con una lettera firmata dalla soprintendente ai Beni archeologici, Antonella Ranaldi. Chiarimenti tecnici, anzi «suggerimenti» come scrive la soprintendente, ma destinati a modificare profondamente le proposte architettoniche di chi partecipato al concorso. Sotto scacco finisce la richiesta di progettare un collegamento aereo «tipo passerella» tra le due torri dell’Arengario. «Tale collegamento presenta la criticità di un elemento architettonico che intercetta l’asse da piazza Scala, Galleria Vittorio Emanuele II, Arengario, largo Diaz, grattacielo Martini». La passerella aerea ostacolerebbe la visione e la prospettiva di quello che viene definito «un cannocchiale visivo e prospettico di straordinaria valenza urbana». E qui arriva il suggerimento con relativa bacchettata a chi ha preparato il bando. «A fronte delle criticità evidenziate, molto palesi, non significa che il collegamento non sia possibile — continua Ranaldi — Si vuole evidenziare infatti che altre soluzioni di collegamento e ampliamento parrebbero in modo significativo meglio contemperare le caratteristiche storiche architettoniche e urbane proprie del complesso, già proposte da questa Soprintendenza e che a parere della scrivente sono da privilegiarsi; diversamente non vengono indicate nel bando, e sembrerebbero quasi disincentivate». La proposta disincentivata è quella di un «collegamento ipogeo tra le due torri di fatto già esistente, da ampliare come hall e snodo distributivo, di accoglienza con servizi di supporto, in posizione centrale tra le due torri dell’Arengario. La soluzione per intendersi è quella della piramide del Louvre di Pei che ha creato nuovi valori iconici e il cuore ipogeo della nuova distribuzione dei musei del Louvre». Ranaldi ricorda anche che una soluzione del genere era stata illustrata in più di un’occasione ai tecnici del Comune: «Tale opzione alternativa incontra il favore di questa Soprintendenza, come è stato ampiamente spiegato negli incontri e supportato nel sopralluogo congiunto nei sotterranei».

Tocca all’Ordine degli architetti farsi portavoce del disagio dei tanti studi di architettura che hanno partecipato al concorso. «Il responsabile unico del procedimento — scrive il presidente Paolo Mazzoleni in una lettera indirizzata al sindaco Beppe Sala e alla soprintendente Ranaldi — il 4 marzo, a 15 giorni dal termine della consegna, ha pubblicato un parere reso noto dalla Soprintendenza che confligge con le indicazioni contenute nel documento preliminare alla progettazione del bando di concorso, mettendo seriamente in discussione la possibilità di rispondere alla chiamata con un progetto coerente e fattibile. Considerato che la scadenza del concorso sarebbe stata tra pochi giorni, si evidenzia la probabilità che alcuni partecipanti abbiano già consegnato e che sicuramente molti altri abbiano già completato il progetto». Mazzoleni ribadisce l’importanza strategica dei concorsi ma ritiene doveroso «segnalare la gravità della situazione, auspicando che troviate il modo di salvaguardare il grande lavoro già svolto». Da parte sua il Comune, per ovviare alle difficoltà dei progettisti, ha prorogato i termini per le proposte dall’8 al 18 marzo mentre per chi ha già consegnato e trasmesso il plico con i progetti è stato consentito, a partire dal 5 marzo, di modificare o riconfermare i materiali e di trasmetterli nuovamente al Comune. «Di fronte alla lettera della Soprintendenza era giusto allungare i tempi come abbiamo fatto quando è arrivato il vincolo sull’ex Macello — replica l’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran — Siccome mandano gli atti quando gradiscono, bisogna adeguarsi». Basterà?



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