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Venezia. Gli eredi di Paul Allen bloccano la casa museo. «Guai a chi entra in cortile»
Francesco Bottazzo
Corriere del Veneto, Venezia e Mestre 11/3/2021

La basilica della Madonna della Salute incorniciata dalle finestre che danno sul Canal Grande resterà patrimonio (e beneficio) di pochi. Alla fine ha vinto la causa Paul Allen (anche se ne beneficeranno i suoi eredi, l’informatico è morto nel 2018) che si era opposto alle visite a Casa Bortoli al piano nobile di Palazzo Contarini Fasan che il Fai (Fondo ambiente italiano) aveva organizzato. Il problema era il passaggio dei visitatori dal cortile, di proprietà privata della famiglia Allen ma con una servitù di passaggio a favore degli altri inquilini. Prima il co-fondatore della Microsoft, poi gli eredi, tramite Serenissima Immobiliare (proprietaria del secondo piano nobile e del giardino del palazzo di Santa Maria del Giglio) hanno contestato l’apertura della casa/museo preoccupati dei potenziali disagi per il continuo passaggio di persone che potevano disturbare la quiete.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Venezia ha accolto il ricorso presentato dalla società dichiarando che il Fai non può destinare l’appartamento dei coniugi Bortoli a museo perché si tratta di una destinazione non compatibile con il regolamento condominiale e con la servitù di passaggio che attraverso il cortile permette l’accesso al piano nobile. L’appartamento era stato lasciato in eredità nel 2017 al Fai da Sergio Bortoli (noto imprenditore veneziano proprietario di un negozio di porcellane e lampadario) e dalla moglie Carla con l’auspicio che venisse aperto al pubblico come museo particolare per raccontare la storia di una famiglia borghese e per far vivere l’esperienza dell’abitare a Venezia nel XX secolo scoprendo la città attraverso luoghi originali e itinerari inediti. Le stanze ancor oggi infatti sono piene di memorie private – libri, fotografie, vestiti – e riecheggiano di vita vissuta. La casa era stata aperta nel 2019 dopo alcuni lavori di restauro e adattamento (con il cambio d’uso da casa privata a museo cittadino), fino all’arrivo della pandemia che ha sospeso il progetto. «Abbiamo tentato in ogni modo di difenderci e di operare nel più attento rispetto delle regole di buon vicinato — scrive il vicepresidente del Fai Marco Magnifico in una lettera alle istituzioni e associazioni veneziane — Avevamo comunicato che le visite sarebbero state contingentate solo ai soci, in orari e periodi limitati (erano state organizzate solo il giovedì e il venerdì, due volte al giorno per un massimo di 15 persone, ndr ), per non recare danno alla quiete dei vicini, abbiamo anche tentato di trovare un accordo transattivo con Serenissima, che si è sempre negata, nonostante si sappia che la proprietà usa l’immobile poche settimane all’anno». Ma niente da fare, la sentenza di fatto impedisce che venga soddisfatta la volontà dei coniugi Bortoli, ha prevalso l’interesse della famiglia americana. Insormontabile per i giudici l’ostacolo dato dall’uso della servitù di passaggio per i visitatori. Ora si apre un nuovo capitolo, utilizzare casa Bortoli cercando di avvicinarsi alle memorie di Sergio e Carla: l’idea del Fai di Venezia è di garantire all’appartamento una destinazione istituzionale cercando di valorizzarlo compatibilmente con il regolamento condominiale.



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