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Verona. «Il muro di Forte Clam ritrovato dopo studi precisi. Era un gigante poderoso»
Camilla Bertoni
Corriere di Verona 12/3/2021

Non c’è niente di casuale nel ritrovamento di una porzione di muro appartenente al complesso austriaco di Forte Clam emerso nell’area della ex Manifattura Tabacchi nel corso dei lavori per la sua riconversione. Altri ritrovamenti, dall’altro lato del cavalcavia, nell’area degli ex Magazzini Generali, risalgono a lavori di scavo effettuati nel 2012. Ma mentre la proprietà della ex Manifattura - con l’appoggio del soprintendente Vincenzo Tiné e della funzionaria Brunella Bruno, entrambi archeologi - sta pensando alla valorizzazione dei reperti emersi, dall’altro lato della strada si è fatta la scelta opposta: una volta localizzati, scavati e studiati, si è scelto di ricoprire i resti del forte. A spiegarlo è l’architetto Fiorenzo Meneghelli, studioso che ha dedicato molte ricerche al sistema delle fortificazioni veronesi.

«Non è casualità – spiega -: lo scavo è avvenuto in un punto scelto in base a un calcolo preciso, localizzato attraverso vecchie cartografie, foto aree storiche, risalenti alla prima guerra mondiale, e la sovrapposizione con gli edifici realizzati successivamente alla distruzione del forte risalente al 1850»- Lo studioso spiega ancora che «la porzione di muro ritrovata è importante perché consente di capire il disegno di ciò che ora non c’è più. Si tratta del frammento di un gigante scomparso che si estendeva per più di 22mila metri quadrati e che dobbiamo immaginare come una collina artificiale posta davanti alla strada che viene da Porta Nuova, con un fronte esteso verso gli ex Magazzini Generali. Il suo asse, lungo 160 metri, coincideva con il sedime della strada oggi sopraelevata e in quell’ambito si innalzava per una decina di metri la torre di artiglieria. Dunque il complesso era il risultato di un insieme poderoso di opere architettoniche e terrapieni».

Nel connubio tra la torre e l’impianto poligonale sta il pregio architettonico dell’opera che tuttavia vede la sua importanza soprattutto in una prospettiva storico-urbanistica: «Il Forte consente infatti – spiega ancora l’architetto - di capire lo sviluppo della città nel Novecento: l’asse principale di accesso alla città viene spostato nel corso dell’Ottocento da Porta Palio, da dove entrava la romana via Postumia, a Porta Nuova, dove non a caso viene costruita la nuova stazione ferroviaria. Davanti all’attuale sede degli ex Magazzini generali si incrociavano la strada romana Augusta e la rettifica francese della Postumia, coincidente con l’attuale Stradone di Santa Lucia: sulla loro intersezione viene creato lo sbarramento del forte per controllare quello che diventa l’ingresso principale della città».

Sono scelte che permettono di capire la proiezione della città e il suo sviluppo futuro:«Il Forte dopo il 1866 viene attorniato di grandi infrastrutture militari, dalla piazza d’armi, che diventerà la fiera, all’aeroporto. Alla fine della prima guerra mondiale la prima fase di industrializzazione nasce dalla riconversione di queste aree militari. Le trasformazioni che coinvolgono questa zona negli ultimi 150 anni non hanno pari in altre parti della città proprio perché qui si trova l’asse primario dello sviluppo urbano. In questo contesto possiamo considerare il muro del forte un elemento di proiezione nella quale la periferia mantiene un dialogo con la città storica. In quest’ottica – conclude Meneghelli -, sarebbe auspicabile il recupero dei resti del forte anche nell’area degli ex Magazzini generali che, seppur separati dalla strada, ritroverebbero la loro unità storica».



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