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Archeologia, Gabriel Zuchtriegel: "Pronto per Pompei, punterò sul lavoro di squadra"
Antonio Ferrara
Repubblica-Napoli, 21/03/2021

Massimo dieci giorni, e Gabriel Zuchtriegel assumerà formalmente la direzione generale del Parco archeologico di Pompei. Lascia quella di Paestum, dove era arrivato il primo novembre 2015, e già lavora a un masterplan per gli scavi.

Direttore Zuchtriegel, è pronto per Pompei?
"Insieme al professore Massimo Osanna e al generale Mauro Cipolletta, direttore del Grande progetto Pompei, ho già avuto modo di incontrare molti colleghi e colleghe, altri li conosco dalla mia esperienza pregressa come collaboratore della segreteria tecnica nel Grande progetto Pompei. La squadra del Parco ha fatto un lavoro eccellente. Ciò significa che ci sono ottime condizioni per svolgere il compito principale di un buon dirigente: valorizzare le competenze e le professionalità della squadra per portare avanti un progetto condiviso di sviluppo sostenibile".

Quali sono le prime cose che farà appena insediato come successore di Osanna?
"La prima cosa da fare è ascoltare tutti: i funzionari e gli assistenti, i consiglieri di amministrazione e il comitato scientifico, le organizzazioni sindacali e le voci del territorio. Su questa base vorrei sviluppare una visione condivisa su come possiamo rendere il territorio sempre più partecipe dello straordinario successo di Pompei negli ultimi anni grazie al Grande progetto. Un sopralluogo con il generale Cipolletta a Oplontis, per esempio, mi ha convinto ancora di più delle enormi potenzialità dei siti cosiddetti minori. Lavoriamo a un masterplan per valorizzare Oplontis insieme al suo contesto urbanistico e territoriale, e ragioneremo in un'ottica simile anche per gli altri siti".

Lei arriva nel Parco archeologico di Pompei dopo l'esperienza a Paestum. Anche i suoi studi e la sua attività da archeologo hanno spesso riguardato centri magnogreci come Eraclea e Selinunte. Ora la sfida di una città romana. Analogie, differenze?
"In origine, esiste una sola città romana: Roma. Poi man mano Roma espande il suo potere. Nella mia tesi di dottorato mi sono occupato di Gabii, una città laziale "sorella" di Roma, che si sviluppa in maniera simile, ma viene conquistata dai romani già nel VI secolo avanti Cristo. Anche città come Paestum e Velia a un certo punto diventano "romane". Pompei rappresenta un esempio straordinario di questa lunga storia, dalla sua fondazione nel periodo arcaico fino alla fase sannitica e romana. Le ricerche degli ultimi anni, promosse dal direttore Osanna e da varie università italiane e straniere attive a Pompei, ci consentono di raccontare la lunga storia del sito in maniera sempre più articolata".

Quando arrivò a Paestum i templi si potevano guardare solo dall'esterno, erano chiusi da brutte recinzioni. Ora si entra all'interno. Che cosa ha significato questo per lei?
"Condividere con il pubblico un'esperienza che hanno fatto già Piranesi e Goethe, ovvero percepire lo spazio architettonico attraverso un'esperienza immersiva dall'interno. Poiché volevamo rendere questa esperienza inclusiva, abbiamo progettato un percorso senza barriere architettoniche all'interno del tempio noto come Basilica. Nel 2018, in occasione della visita dell'allora viceministro alla famiglia e alla disabilità, Vincenzo Zoccano, ho partecipato a una visita nel tempio con dispositivi che simulavano la condizione di una persona ipovedente. Non posso che descrivere questa esperienza come arricchente: attiva tutti gli altri sensi, per esempio l'udito; ci fa "sentire" il tempio".

Una delle ultime attività avviate a Paestum è la possibilità di misurare in tempo reale ogni minimo movimento che investe il tempio di Nettuno e analizzarne i cambiamenti. Esporterà questo modello anche a Pompei?
"Sicuramente occorre riflettere su come possiamo usare tecnologia e innovazione per proteggere il patrimonio archeologico e monumentale, anche in vista dei cambiamenti climatici che sono in atto e che purtroppo hanno un impatto anche sulla conservazione dei monumenti, per esempio in caso di eventi meteorologici estremi. Occorre però valutare, insieme a esperti della materia, caso per caso quali siano gli strumenti più adatti. Cercheremo di collaborare con le realtà migliori del settore, molte delle quali si trovano in Italia, per sviluppare progetti innovativi di tutela preventiva".

La sua direzione a Paestum è stata molto attenta all'infanzia e rivolta alla piena accessibilità di sito e museo da parte di tutte le categorie di utenti. Di cosa va più fiero?
"L'accessibilità è un processo aperto che inizia con il modo in cui ci poniamo. Sono felice che le colleghe e i colleghi del Parco archeologico hanno sposato la visione che abbiamo elaborato grazie a collaborazioni con associazioni e gruppi del territorio: "disabili" non sono le persone, ma casomai le istituzioni che non riescono a far sentire tutti a loro agio".

Veniamo ai numeri: dai visitatori agli incassi al personale. Cosa lascia a chi verrà dopo di lei a dirigere Paestum?
"Dal 2015 a prima della pandemia, i visitatori sono cresciuti del 48 per cento, il bilancio da 1,7 milioni è arrivato a 14 milioni, anche grazie a progetti europei e statali e a donazioni e sponsorizzazioni. Abbiamo una squadra motivata e competente che ha fatto un lavoro immenso negli ultimi anni, dalla manutenzione e tutela alla ricerca e alla fruizione e comunicazione".

Paestum è una meta turistica prevalentemente estiva. Cosa si deve fare per destagionalizzare?
"Puntare di più sul territorio e sulla rete dei luoghi della cultura, tentando di prolungare il tempo di permanenza nel Cilento e nella provincia di Salerno, che ha un patrimonio culturale immenso, anche al di là dei grandi attrattori Paestum, Velia e Padula. Il museo provinciale di Salerno per esempio, o il museo archeologico di Pontecagnano".

Rapporti con il territorio e con le imprese. Cosa insegna l'esperienza di Paestum?
"Che il Sud c'è. Abbiamo avuto una risposta straordinaria dal territorio e anche dal mondo delle imprese, grazie a Confindustria Salerno con i presidenti Mauro Maccauro e Andrea Prete, ma anche grazie a singole iniziative come quella di Sabato D'Amico dell'azienda omonima a Pontecagnano, che ha finanziato gran parte del progetto di monitoraggio sismico sul tempio di Nettuno attraverso il portale Artbonus".

L'archeologia pubblica è la misura della sua sfida nella gestione dei beni culturali. Da Paestum a Pompei: come proseguirà il suo impegno su questo terreno?
"L'archeologia pubblica, che in Italia ha una grande tradizione, soprattutto grazie a iniziative innovative di colleghi medievisti come Daniele Manacorda e Giuliano Volpe, vuol dire concepire il lavoro di archeologo in un'ottica di condivisione e trasparenza sin dal momento dello scavo. Raccontiamo il processo che ci porta alle nostre ricostruzioni storiche, non solo l'esito finale. Oggi, in questo il digitale ci può aiutare molto".

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/03/21/news/archeologia_gabriel_zuchtriegel_pronto_per_pompei_puntero_al_lavoro_di_squadra_-293135211/


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