LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Per le grandi mostre, servono grandi prestiti
Vittorio Sgarbi
18 Luglio 2021



Il caso di "Dante, la visione dell'arte" a Forlì: bellissima, ma grazie ai permessi di spostamento

Una premessa è d'obbligo, e non solo perché i curatori Gianfranco Brunelli, Fernando Mazzocca, Antonio Paolucci e Eike D. Schmidt sono amici e valorosi studiosi, ma per l'impegno di dottrina e di ricerca che li ha guidati: la mostra Dante, la visione dell'arte, appena terminata ai musei di San Domenico a Forlì, è stata una impresa potente e titanica, emozionante e necessaria, il cui solo limite è che purtroppo non sia più aperta, per vantaggio e delizia di tutti. Essa ha sovrastato, anche con prepotenza di numeri e di mezzi, gli sforzi compiuti dalla vicina Ravenna, città predestinata per essere stata il luogo della morte di Dante, celebrata dopo 700 anni con la bella e timida mostra Dante e le arti al tempo dell'esilio. Entrambe presentavano, in diversa misura e quantità, capolavori fondamentali dell'arte italiana, in consistente misura provenienti dalle Gallerie degli Uffizi, parte costituente dell'impresa commemorativa forlivese.

Non in corrispondenza di anniversari, mi sono applicato anch'io all'elaborazione di grandi mostre, in particolare I tesori d'Italia all'Expo di Milano e Da Cimabue a Morandi, in Palazzo Fava a Bologna. Mostre ricche e varie, con grandi ambizioni e talvolta in spazi non adeguati alla vastità dell'impresa, ma concepite con la piena collaborazione dell'allora Ministero per i Beni culturali.


In entrambi i casi sono stato, con il crescente consenso di pubblico, letteralmente aggredito da piccole falangi di studiosi che hanno raccolto firme per rimproverarmi lo spostamento di opere d'arte, necessarie ai temi e agli obiettivi che mi erano stati richiesti: un racconto della grande stagione della pittura bolognese; una geografia della storia dell'arte per presidi, trasferendo nell'ambito artistico i principi relativi alla cultura materiale e ai prodotti agricoli di Carlo Petrini e Oscar Farinetti: la biodiversità creativa. I programmi erano chiari e la scelta delle opere ampia ed esaustiva, con la massima collaborazione delle istituzioni dei musei, di varie fondazioni e collezioni. Grande fu lo sforzo, inique le critiche. Quello che fu fastidioso e irragionevole veniva, con la falsa copertura di Italia Nostra, da uno studioso locale di pittura bolognese, Daniele Benati, il quale tentò di sollevare lo scandalo ottenendo il consenso di assoluti incompetenti d'arte, ma insegnanti nelle Università, come Carlo Ginzburg e Paolo Pupillo.

A cosa si doveva tanta attenzione, con l'inevitabile rinforzo di Tomaso Montanari, del fatuo Antonio Pinelli, dell'anziana Anna Ottani Cavina e di altri oziosi gregari? Al temporaneo trasferimento dell'Estasi di Santa Cecilia di Raffaello dalle malinconiche sale della sempre deserta e disertata Pinacoteca nazionale di Bologna agli aulici ambienti decorati da Ludovico e Annibale Carracci in Palazzo Fava, collaudata e frequentata sede espositiva. Uno spostamento di 500 metri, tra l'altro non voluto da me, bersaglio delle velenose critiche, ma concesso dal Soprintendente Luigi Ficacci al Presidente di «Genius Bononiae», Fabio Roversi Monaco. Nessuno degli indignati firmatari aveva emesso un sospiro due anni prima, quando lo stesso dipinto fu prestato al Museo del Prado.


Richiamo quell'episodio, non per ragioni polemiche, ma osservando l'assoluta e ingiustificata latitanza dei suddetti, in particolare Benati e Montanari, in occasione dell'imponente mostra dantesca di Forlì, che ha richiesto la smobilitazione di assai fragili e delicati capolavori. Montanari era stato lesto a protestare anche per l'operazione che, con l'intervento dell'Istituto Centrale del Restauro, ha consentito il trasferimento del Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio da una sede impropria e insalubre al luogo originale, nella chiesa di Santa Lucia alla Borgata, in un fumo tossico di polemiche inutili.

Le anime belle, che pur non potevano essere ignare, hanno però taciuto, non hanno protestato per gli incredibili e clamorosi prestiti di dipinti su tavola e sculture di grandi dimensioni per la mostra Dante, la visione dell'arte a Forlì. Nel grande vano della chiesa, con vivo stupore, troviamo il polittico di Giotto e Taddeo Gaddi dalla Cappella Baroncelli nella Basilica di Santa Croce a Firenze; e, a proposito, senza che nessuno abbia battuto ciglio, la tavola con il Paradiso e l'Inferno del maestro dell'Avicenna, proveniente dalla Pinacoteca nazionale di Bologna; e, in crescendo, il Giudizio finale, capolavoro di Beato Angelico dal Museo di San Marco, il polittico dello stesso pittore dal museo Diocesano di Cortona, la impressionante e irrinunciabile Pala con San Michele Arcangelo di Domenico Beccafumi, con una delle più sulfuree e romantiche rappresentazioni del paesaggio infernale, dalla chiesa di San Nicolò al Carmine a Siena. Ce ne sarebbe abbastanza per muovere comitati di settore e consigli nazionali, oltre a rinnovate raccolte di firme, sotto lo scudiscio di un Montanari insolitamente distratto e imperturbato, preoccupato solo di non fare acquistare alla famiglia Benetton affreschi erratici di Tiepolo. Possono invece muoversi tranquillamente gli affreschi di Andrea del Castagno, con Dante e Boccaccio, provenienti dalle Gallerie delle statue e delle pitture degli Uffizi, opere tanto pertinenti a Firenze quanto non necessarie, per la loro universale notorietà, nella mostra di Forlì. E come i frati si scalzano dietro a Francesco («Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro, dietro allo sposo; sì la sposa piace»), così in frotte arrivano pitture e sculture di ogni tipo: il Virgilio di marmo rosso di Verona di un maestro campionese del XIII secolo dai musei civici di Mantova, il gigantesco Carlo d'Angiò di Arnolfo di Cambio (forse) dai Musei capitolini, il Santo Stefano di Giotto dal Museo Horne di Firenze, la grande tavola con la Trasfigurazione di Lorenzo Lotto dal Museo di Recanati. Nessun dubbio che queste presenze abbiano reso la mostra imponente e formidabilmente esaustiva. È altrettanto certo che, al posto dei bravissimi colleghi, anch'io avrei fatto le stesse richieste. Ma perché, in questo caso, l'indignazione dei moralisti in servizio permanente effettivo non ha dato segnali del suo implacabile rigore? Perché non sono apparsi appelli al ministro e raccolte di firme? Perché la potenza di fuoco dell'organizzazione di Forlì non ha avuto alcun contrasto? Voglio qui manifestare la mia ammirazione e la mia invidia.

E mi fanno malinconia gli invidiosi ignoranti in letargo. Una piccola, vile «conventicola».

https://www.ilgiornale.it/news/grandi-mostre-servono-grandi-prestiti-1963017.html


news

28-08-2021
Allarme Archivio Centrale dello Stato. La petizione disponibile su change.org

22-07-2021
Corte costituzionale: sentenza su beni paesaggistici

20-07-2021
Piano strategico grandi progetti beni culturali: raccomandazioni sul decreto per la rimodulazione 2020

18-07-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 18 Luglio 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

Archivio news