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Uffizi in bolletta - I commenti
KW ART News 20/11/2002

Giovanna Melandri dei Ds: Urbani vuole favorire il passaggio di gestione ai privati. Riccardo Migliori di An: un’interrogazione urgente al governo per sbloccare i fondi. Cerasoli della Uil: ci sono altri casi di malfunzionamento
ROMA - Il caso degli Uffizi, o meglio delle soprintendenze autonome, a corto di fondi solleva come prevedibile commenti. Per Giovanna Melandri dei Ds dietro i ritardi c’è la volontà di mettere alle strette la gestione pubblica dei beni culturali per favorire quella dei privati. Il parlamentare di Alleanza Nazionale è sconcertato e annuncia un’interrogazione urgente al governo perché siano sbloccati i fondi. Gianfranco Cerasoli rivela altri casi di malfunzionamento (ad esempio nel Lazio, a Napoli e in Basilicata)e nota che nei beni culturali le spese per la gestione corrente sono state tagliate in una misura che va dal 35 al 50%.
“Il Ministro Urbani ha garantito questa mattina che la luce all’interno dei musei fiorentini non si spegnerà mai. Ci mancherebbe altro. Mi sembra davvero il minimo e comunque ciò non cancella l’ennesima prova del fallimento di questo Governo nell’ambito delle politiche culturali – interviene l’ex ministro e deputata Ds Giovanna Melandri - In materia di gestione dei beni culturali, infatti, in questi mesi il Governo ha proceduto in maniera schizofrenica. Da un lato ha accelerato la costituzione formale delle sovrintendenze speciali, prevista dalla riforma del Ministero del 1998, ma nulla ha fatto, come si vede, per metterle concretamente in condizioni di funzionare. E, così facendo, il rischio di indebolimento oggi riguarda non solo i musei fiorentini ma anche quelli romani, napoletani o veneziani. Dall’altro lato si è introdotta la scellerata idea del conferimento dell’”intera gestione museale” ai privati che ha visto schierarsi contro l’intero mondo della conservazione e, da ultimo, il Consiglio di Stato che ne ha bocciato la realizzazione. La verità – sospetta Melandri - è che dietro a tutti questi ritardi, lungaggini burocratiche e colpevoli assenze si rivelano i tratti di un progetto che sta mettendo alle corde il sistema pubblico di gestione dei beni culturali per favorirne la sua privatizzazione”.

Anche da parte della maggioranza c’è preoccupazione. Riccardo Migliori, deputato di Alleanza nazionale, in una nota esprime "sconcerto e incredulità per la notizia della possibile chiusura degli Uffizi e dell'intero sistema museale fiorentino a causa del mancato pagamento delle bollette Enel" e annuncia "un'interrogazione urgente" al governo e in particolare al ministro Urbani.
"Preoccupati per la notizia certamente non prestigiosa - aggiunge il parlamentare fiorentino - che verrà accolta non bene nel mondo intero, interpelleremo nel merito il governo affinché provveda a sbloccare i fondi e a scongiurare anche la possibilità che l'Enel sospenda l'erogazione dell'energia elettrica".

Per Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uil Beni culturali, la notizia che gli Uffizi non possono pagare le bollette della luce non è l’unico caso di malagestione dei Beni culturali. Il vero problema infatti è che nei Beni culturali “c’è un taglio alle spese di funzionamento che varia dal 35 al 50%”. Così ad agosto il Museo nazionale archeologico di Napoli ha dovuto ridurre le pulizie da due ad una volta al giorno e neanche tutti i giorni perché non poteva pagare le spese. In Basilicata la soprintendenza stava per chiudere sedi di musei importanti come Metaponto. Problemi anche per i grandi musei del Lazio. Ma neppure archivi e biblioteche si salvano: stanno stornando fondi destinati al restauro per poter pagare le bollette. “In buona sostanza - precisa Cerasoli - gli introiti dei servizi aggiuntivi che per vincolo normativo sono destinati agli interventi di restauro sono stati utilizzati per evitare il taglio della luce, per pagare le pulizie e la tassa per i rifiuti. Ma non è finita: vi sono istituti che non possono pagare gli affitti come nel caso degli archivi”.

Per le biblioteche - continua il sindacalista - “proprio stamane” 20 novembre “il direttore generale ha comunicato che è stato costretto a fare il commerciante per il Teatro dei Dioscuri a Roma che per sei mesi non sarà più a disposizione delle iniziative culturali della città perché per tentare di recuperare risorse lo ha affittato a terzi”. “Fra non molto, nel Paese che, unico caso al mondo, grazie al sindacato, i musei aprono 11 ore al giorno, musei, archivi e biblioteche dovranno chiudere perché non potranno pagare le bollette”. Vogliamo augurarci - conclude Cerasoli - che “la previsione della legge finanziaria si possa trasformare in realtà e tra le voci da includere nella ripartizione del 3% per la realizzazione delle grandi opere si possano considerare anche le spese di funzionamento”.

http://www.kwart.kataweb.it/kwart/ita/newsdett.jsp?idContent=303208&idCategory=1806


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