LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

NEW: Ultime, preoccupanti proposte sulla gestione dei beni culturali

Questo testo stato distruibuito ieri in Consiglio dei Ministri.

Sull'argomento vedi anche altra nostra notizia di oggi

---------------------------------
Ci asteniamo da ogni commento, certi che i nostri lettori sapranno individuare da soli errori di fatto e di interpretazione. Sinceramente non pensavamo che si potesse cadere cos in basso sia nei contenuti che nella forma.
---------------------------------

DECRETO LEGISLATIVO DI ADEGUAMENTO DEL CODICE DEI BENI CULTURALI ARTICOLO 115.

COMMENTO ED APPUNTO

L'articolo 115 del Codice dei Beni culturali definisce le forme di gestione dei beni
culturali al fine della valorizzazione.

Ai sensi dell'articolo 6, comma 1 del codice:
"La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attivit dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. "

In pratica essa coincide con l'insieme delle attivit dirette ai fruitori (biglietteria, servizi aggiuntivi etc.) ed al bene culturale stesso (conservazione, manutenzione, restauro etc.).

Le attivit di valorizzazione possono essere gestite in forma diretta o indiretta. La forma diretta si attua attraverso le strutture e gli uffici della stessa amministrazione proprietaria del demanio culturale, e qui non interessa.

La forma indiretta si attua, secondo il testo attuale:
a) con l'affidamento diretto ad istituzioni, fondazioni, associazioni, consorzi, societ di capitali o altri soggetti costituiti o partecipati in misura prevalente dall'Amministrazione pubblica cui i beni pertengono;
b) mediante concessione amministrativa a terzi, in base a criteri determinati dai successivi commi dello stesso articolo.

La funzione del soggetto cui affidata la valorizzazione. (o con l'assegnazione del bene o con la concessione), quella di assumere la responsabilit del risultato complessivo. vale a dire la corretta tutela. conservazione. fruizione. anche investendo proprio capitale a titolo non remunerativo (come le fondazioni bancarie) o di sponsorizzazione.

In estrema sintesi. se un tale museo affidato ad una tale fondazione bancaria per la valorizzazione. il fatto che il museo non fornisca ai cittadini un buon servizio (rimanga chiuso per gran parte dell'anno. non esponga le opere pi importanti. non elabori un programma rotativo di restauri etc.) non addebitabile al Ministero, ma all'affidatario stesso.

Ci che occorre ricordare, ancora, che l'affidatario della valorizzazione non opera concretamente con attivit imprenditoriali sul bene culturale ma si pone come intermediario tra la propriet pubblica del bene culturale e l'impresa o le imprese che materialmente erogano i servizi necessari (salvi i casi, contemplati come eccezioni, di accordo tra affidatario e impresa e quello della partecipazione di quest'ultima al capitale dell'affidatario).
Lo schema vigente seguito dal Codice si articola in due passaggi:
1) Affidamento a soggetti di varia natura giuridica o con concessione amministrativa (rispettivamente lettere a) e b) del testo vigente) della "valorizzazione". Chiameremo questo soggetto: affidatario. Se i soggetti sono diversi dalle fondazioni, istituzioni, associazioni, societ di capitali, essi devono essere allora costituiti o partecipati in misura prevalente dalla P.A.
2) Il soggetto affidatario individua, tramite gare, un secondo soggetto "titolare delle attivit di valorizzazione", cio, in pratica, l'imprenditore, o gli imprenditori, che materialmente erogano i servizi che ruotano intorno al bene culturale: biglietteria, servizi aggiuntivi, appalto di restauro etc. Chiameremo questo soggetto: l'impresa.

Il rapporto tra l'affidatario e l'impresa regolato da un contratto di servizio nel quale sono specificati, tra l'altro, i livelli di qualit dei servizi che l'impresa deve erogare, i livelli di professionalit dei suoi addetti nonch i poteri di indirizzo e di controllo che gli spettano.
Come accennato, in via di eccezione, l'affidamento della valorizzazione pu avvenire congiuntamente all'affidatario ed all'impresa, ed inoltre l'impresa pu partecipare al patrimonio o al capitale dell'affidatario della valorizzazione (ad esempio una fondazione bancaria) conferendo gli stessi beni culturali da valorizzare. Opportune norme tutelano questi beni dall'aggressione di eventuali creditori.
Il contratto di servizio che lega l'affidatario all'impresa costituisce sostanzialmente un rapporto economico (formato anche da pi negozi giuridici) per far s che la valorizzazione, i cui risultati non economici, si rammenta, sono imputati all'affidatario, si realizzi nel migliore dei modi.
L'impresa, che esegue il contratto a fini di profitto, legata dal contratto di servizio a rispettare standard di qualit, ma non gestisce economicamente l'intera impresa culturale costituita dal bene affidato (nell'esempio il museo). Essa responsabile dell'adempimento della singola obbligazione (ad esempio il servizio biglietteria e prenotazioni), ma non presiede alla gestione economica complessiva del bene.

La modifica proposta dal Ministero sostituisce la lettera a) nel modo seguente:

3. La gestione in forma indiretta attuata tramite: "a) affidamento diretto a soggetti giuridici, costituiti o partecipati dall 'amministrazione pubblica cui i beni pertengono nelle forme consentite dalle disposizioni vigenti. Il Ministero partecipa agli organi di gestione dei soggetti medesimi con propri rappresentanti, individuati tra coloro che non ricoprono incarichi istituzionali in materia di tutela. "

La modifica estende la partecipazione della P.A. a tutti i soggetti affidatari, qualunque ne sia la natura giuridica (anche le fondazioni bancarie) tanto che un suo rappresentante siede nel consiglio di amministrazione.

Conseguentemente mutato anche il comma 4 che recita:
"4. La scelta tra le forme di gestione indicate nelle lettere a)
(affidamento) e b) (concessione a terzi del bene culturale demaniale) del comma 3
attuata, previa definizione degli obiettivi programmatici, mediante valutazione comparativa in termini di efficienza ed efficacia, delle modalit idonee al perseguimento di detti
obiettivi "(vale a dire degli obiettivi programmatici previamente definiti)

La norma intende ancorare la scelta tra la concessione del bene culturale (ipotesi scarsamente praticata) e l'affidamento, alla definizione di obiettivi programmatici e di valutazioni comparative di efficienza, che nulla hanno, per, a che vedere con le problematiche legate alla gestione economica del bene affidato. L'ottica quella della tutela e della conservazione-fruizione. Come essa si realizzi, sotto il profilo economico, questione di fatto ricadente sull'affidatario.

Ancora di conseguenza il comma 8 mutato, disponendo:
"8. il rapporto tra il titolare della attivit (di valorizzazione, cio l'impresa che materialmente compie le operazioni di gestione del bene), e l'affidatario o il concessionario regolato con contratto di servizio, nel quale sono definiti, tra l'altro, i contenuti del progetto di valorizzazione e i relativi tempi di attuazione, i livelli qualitativi di erogazione del servizio e di professionalit degli addetti nonch le modalit di esercizio dei poteri di proposta, impulso e controllo spettanti al titolare della attivit, alfine di assicurarne la rispondenza agli obbiettivi definiti ai sensi del comma 4 (vale a dire a quegli obiettivi programmatici in base ai quali stata compiuta la scelta tra affidamento e concessione).

La modifica rispetto al testo vigente riguarda solo i non meglio specificati "poteri di proposta, di impulso e controllo" spettanti all'impresa per raggiungere gli obiettivi contenuti nello stesso contratto di servizio. Rimane l'ottica del contratto di servizio quale strumento per definire gli obiettivi di conservazione-fruizione del bene.

Salvo piccole modifiche di ordine tecnico, il nuovo testo non muta la filosofia e la politica della gestione dei beni culturali da parte dei privati. Anzi esso perpetua l'annoso equivoco tra una concezione purista della valorizzazione del bene in contrasto ontologico con una concezione aziendalistica (ma non privatistica come erroneamente si sostiene).

Per comprendere bene il tema occorre ricordare che i beni culturali (sia di propriet privata sia pubblica) sono considerati dalla dottrina, risalente a Giannini, quali beni pubblici perch rispondono a due finalit pubbliche: la conservazione in futuro e la fruizione da parte della collettivit.

Nella conservazione sono comprese ovviamente l'attivit di rinvenimento, la manutenzione e il restauro, il tutto finalizzato a tramandare ai posteri il patrimonio cultuale come lungo filo rosso che lega la Nazione alle sue radici.

Nella fruizione sono comprese tutte quelle iniziative che permettono alla collettivit di godere il bene elevandosi nel ritrovare le proprie radici culturali.

E' fin troppo evidente che entrambe le attivit (conservazione e fruizione) importano costi elevatissimi, che, infatti, il bilancio dello Stato non assolutamente in grado di sostenere, poich sono, di per s, attivit improduttive di reddito (se non in misura marginalissima attraverso la bigliettazione).

Da lunghi anni, quindi, in corso un dibattito incentrato sul tema della "produttivit" del bene culturale di propriet pubblica che vede schierati, sostanzialmente, due partiti: i puristi e gli aziendalisti.

I primi ritengono che lo sfruttamento del bene culturale sia impossibile perch in contrasto con le finalit stesse della tutela (rinvenimento, conservazione fisica, fruizione), taluni tra loro ritengono addirittura ontologicamente contraddittorio il concetto stesso di redditivit economica con la culturalit del bene, quasi un degradare immorale della cultura a fattore di guadagno.

Tale modo di pensare sembra piuttosto condizionato da un errore di prospettiva. In effetti, il bene culturale stato principalmente inteso come un oggetto prezioso, pervenutoci in eredit e che come eredit va tramandato alle generazioni future, se possibile valorizzato ed arricchito, ma almeno intatto. Il bene culturale, poi, stato considerato quale fidecommesso alla stessa Amministrazione che ne diviene gelosa, ma al contempo "cela i talenti sotto il mattone", per riprendere la parabola evangelica, incapace di cogliere la valenza pubblica, ma ad un tempo produttiva del bene stesso. Talvolta si evince una sorta di orrore alla sola idea che un museo o un sito archeologico possano essere utilizzati per "fare soldi", ma con ci si condanna il bene stesso non solo al solipsismo, ma soprattutto al degrado non essendo lo Stato in grado di fornire quella provvista finanziaria che, infatti, gli stessi soprintendenti vanamente chiedono a gran voce ed in misura crescente di anno in anno.
I secondi, gli aziendalisti, ritengono ineluttabile che il bene culturale produca esso stesso le risorse per la sua conservazione e la sua fruizione.
In effetti, l'ottica della semplice conservazione-fruizione era coerente con i livelli di fruizione propri dell'epoca in cui fu elaborato l'impianto base (1942, leggi Bottai), ma si rivelata inadeguata nella attuale epoca di "turismo culturale di massa".
Sia il testo precedente, sia l'attuale, sono diretta espressione del partito dei puristi, sia pure celato dietro il compromesso dello affidamento o della concessione del bene a soggetti diversi dalla Amministrazione proprietaria.

Tralasciando il testo vigente che si deve revisionare in questa sede (gi a suo tempo oggetto di un compromesso tra le due anime praticamente privo di risultati apprezzabili), se analizziamo la nuova proposta vediamo che essa caratterizzata da:

a) il bene affidato a soggetti giuridici non pi previamente individuati (ma che possono comunque essere anche fondazioni o societ) costituiti interamente o partecipati dalla amministrazione pubblica proprietaria;
b) la P.A. presente nei consigli di amministrazione, quindi partecipa alla definizione delle scelte programmatiche di valorizzazione ed incide sulla gestione del contratto di servizio con l'impresa;
c) a parziale edulcorazione di questa ultima disposizione, si prevede che i rappresentanti nei consigli di amministrazioni non siano i funzionari addetti alla tutela, cio alla emanazione delle autorizzazioni varie previste dal codice o alla repressione dei comportamenti illegittimi o illeciti;
d) le scelte necessarie alla valorizzazione sono previamente definite tramite determinazione di obiettivi programmatici (approvati dalla P.A. che anzi li valuta per decidere se operare con l'assegnazione o la concessione).

Rimane inalterato il meccanismo del successivo contratto di servizio tra l'affidatario e l'impresa, con la sola aggiunta dei poteri di quest'ultima di esercitare proposte ed atti di impulso, oltre che di controllo, per raggiungere gli obiettivi del programma predefinito.

L'impresa, quindi, pu anche ideare modalit economicamente vantaggiose di gestione, o predisporre piani industriali di implementamento del fatturato o riduzione dei costi, o di strategie di alleanze con altri imprenditori di settori economici collegati, ma pu solo proporle all'affidatario, per riceverne l'autorizzazione (e successivamente dovr anche munirsi della autorizzazione del Ministero qualora ci sia richiesto dalla natura della proposta: ad esempio: la rotazione dei dipinti dei magazzini, o il prestito all'estero di un dipinto nel quadro di un rapporto pi ampio di collaborazione tra musei, un piano di restauro a rotazione dei beni pi interessanti sotto il profilo del marketing, etc.).
A ben vedere stato ricostituito un pezzo del sistema delle partecipazioni statali, poich il Soprintendente che, indirettamente, compie le scelte economiche ed aziendali.
All'evidenza il soggetto che dovrebbe gestire materialmente il bene (cio l'impresa) stretto in una camicia di Nesso nella quale:
- sottoposto alle decisioni del soggetto affidatario della valorizzazione (nell'esempio: la fondazione bancaria) per qualsiasi iniziativa economica;
- Nel consiglio di amministrazione dell'affidatario siede un rappresentante del Ministero, il quale, quindi, orienta le decisioni stesse con l'ottica della tutela e non della redditivit. Tale rappresentante, pur non partecipando ai successivi poteri di controllo della soprintendenza, pur sempre dipendente gerarchico del Soprintendente cui spetter l'ultima parola per le autorizzazioni, il che getta una luce grigia sulla sua indipendenza ed obiettivit di comportamento.
- stretto da un contratto di servizio che nulla ha a che vedere con un piano industriale relativo all'impresa culturale che, di fatto, si costituita; non ha flessibilit decisionale, non pu modellare le sue attivit di marketing, finanziarie e programmatorie in funzione del mercato, ma solo in funzione del contratto di servizio, la cui logica, come si detto, quella della tutela e non della impresa;
- pu solo esercitare poteri di proposta o impulso per raggiungere gli obiettivi (non aziendali, ma) amministrativi indicati nel contratto di servizio e prima ancora nel piano programmatico.

Con una seconda proposta modificativa la lettera a) del comma terzo stata radicalmente riformulata, nel seguente modo:
"3. La gestione in forma indiretta attuata tramite: a) costituzione di soggetti giuridici pubblici o privati senza fine di lucro, o partecipazione ad essi (si suppone da parte del Ministero, ma non detto)
secondo le disposizioni vigenti, ivi comprese quelle in materia di evidenza pubblica. "

Questa modifica importa: in primo luogo che la scelta dei soggetti, sia pubblici sia privati senza fini di lucro, cui partecipare, deve essere attuata con gara pubblica, probabilmente europea, secondo i principi generali che disciplinano la scelta dei "soci" da parte delle P.A.
In secondo luogo si esclude dal novero dei possibili affidatari qualsiasi soggetto privato di natura imprenditoriale (poich non sono "non aventi fine di lucro"), il che significa, nella pratica, limitare le figure degli affidatari alle fondazioni bancarie, alle ONLUS, o enti pubblici territoriali o istituzionali.
Come meglio si vedr innanzi, l'eliminazione dal novero degli affidatari di soggetti imprenditoriali allontana ancora di pi l'obiettivo della redditivit del bene culturale.
Non vi stata altra modifica rispetto al testo presentato al Consiglio dei Ministri.
Lo schema, nelle due alternative riguardanti la lettera a), sembra ignorare del tutto che la realt dello sfruttamento del bene culturale si inquadra a pieno titolo nella economia d'impresa. In particolare stiamo parlando di una impresa del settore "tempo libero-turismo culturale".
Il testo in esame si atteggia a compromesso, ma si tratta, in realt, di un falso compromesso, che mantiene inalterata l'attuale situazione, nella quale la Amministrazione dei Beni Culturali condiziona le scelte strategiche e tattiche imprenditoriali con l'ottica della tutela del bene pubblico, del tutto obliterando le logiche economiche e finanziarie sottese all'industria del "tempo libero-turismo culturale".
La non coincidenza, del soggetto fisico che partecipa al consiglio di amministrazione dell'affidatario, con il titolare dei poteri autorizzatori amministrativi, lungi dal migliorare la situazione, la peggiora drasticamente, poich introduce un elemento di disturbo all'interno del Consiglio senza neppure fornire la garanzia della successiva autorizzazione amministrativa, la cui competenza spetter sempre e comunque al Soprintendente che esterno allo stesso dibattito avvenuto nel Consiglio, n il rappresentante ministeriale potr fornire al Consiglio assicurazioni circa il rilascio della autorizzazione all'esito della successiva istruttoria del Soprintendente e dei suoi uffici.
Si pu agevolmente comprendere come una impresa s fatta non abbia margini imprenditoriali per sopravvivere e soprattutto non abbia certezze circa lo sviluppo economico e gestionale dell'intera impresa culturale. Ed in effetti lo schema rifiuta di costruire una impresa culturale, ma cerca di conciliare una visione burocratica amministrativa con un tessuto ormai sempre pi solo imprenditoriale ed economico.
- la gestione deve essere improntata a logiche imprenditoriali che producano reddito attraverso una impresa ad hoc, proprio perch destinato a sostenere la conservazione e la fruizione.
La scelta, per altro, pu anche essere inquadrata in una politica generale della gestione.
Si prenda ad esempio il sistema inglese, ove a fronte della totale gratuit dell'ingresso al British Museum per motivi di politica culturale del Paese, (ma con l'offerta a pagamento dei cos detti servizi accessori: caffetteria, book shop, guide etc. che sono finalizzati a favorire la fruizione, ma non a rientrare dei costi) sussiste un sistema di luoghi culturali piuttosto costoso per il visitatore, quali la Tate Gallery, Hampton Court, il Victoria and Albert Museum etc.
La soluzione pi moderna consiste, appunto, nel permettere la nascita delle imprese culturali affidatarie esse stesse del bene pubblico, il cui sfruttamento risponde alle logiche del mercato e collima, sua spante, con le esigenze della fruizione (poich questo lo scopo sociale di questa particolare intrapresa) e della conservazione, poich il bene esso stesso il fattore di produzione della impresa.
In via di serio compromesso, e soprattutto per far s che il meccanismo funzioni,(al contrario di ci che sino ad oggi accaduto), lo schema proposto dovrebbe essere variato in tal senso, rifiutando l'affidamento dei beni direttamente alla impresa, e continuando a prevedere la figura intermedia dell'affidatario , nonch, ovviamente, i poteri di tutela propri dei soprintendenti, ma rendendo questi ultimi solidali con l'economia aziendale ed i piani economici e finanziari dell'impresa.
Concretamente lo schema, da affinare in termini giuridici, potrebbe essere il
seguente:
a) mantenimento della esistenza di un soggetto affidatario, pubblico o privato, ma senza la partecipazione della P.A. al suo capitale n. tanto meno. la presenza di un rappresentante nel Consiglio di Amministrazione. Ci separa nettamente le responsabilit di risultato dell'affidatario da quelle di controllo della Amministrazione.

b) Semplificazione del passaggio costituito dalla elaborazione degli obiettivi programmatici della valorizzazione affidata all'affidatario. Ci dovrebbe costituire, piuttosto, il risultato di un dialogo costante tra il Soprintendente competente e l'affidatario sugli aspetti puramente culturali della valorizzazione, senza implicazioni di sorta sulle successive scelte gestionali, che responsabilit2 dell'affidatario (cui, si ricordi, si imputano i risultati culturali complessivi della valorizzazione) rendere compatibili con gli aspetti culturali.

c) Trasformazione del cos detto contratto di servizio (tra affidatario e( impresa) in un contratto aperto, nel quale prevalgano le obbligazioni di risultato su quelle di mezzo; l'affidatario esamina ed approva il piano industriale necessariamente pluriennale, presentato dall'impresa e le iniziative gestionali che via via si rendano necessarie od opportune in funzione dell'andamento del mercato lo strumento giuridico di scelta dell'impresa necessariamente ad evidenza pubblica e deve coincidere con le forme di appalto concorso o dialogo competitivo previste dalla recente normativa, anche europea in via di recepimento, sul lavori, servizi e forniture pubbliche. Tali fonne permettono di valutare, non solo sotto il profilo dell'offerta economica, ma soprattutto sotto quello della rispondenza agli obiettivi pubblici perseguiti, la proposta del concorrente.

d) Costituzione, accanto agli organi sociali del soggetto affidatario, di un organo apposito (Comitato tecnico scientifico o di garanzia o come altro lo si voglia chiamare) presieduto dal funzionario titolare del potere amministrativo di tutela (soprintendente o suo delegato). Il Comitato, che affianca il Consiglio di Amministrazione dell'affidatario, esamina il piano industriale e le iniziative gestionali che richiedano autorizzazioni amministrative e le istruisce immediatamente, rilasciando i provvedimenti necessari, anche in funzione di programmazioni pluriennali;

Il sistema, quindi, deve prevedere l'assoluta separazione delle competenze:
quelle strategico culturali affidate alla collaborazione tra affidatario e soprintendente; quelle gestionali ed imprenditoriali, affidate agli organi dell'impresa di concerto con il soggetto affidatario (ma non con il Ministero); quelle di tutela affidate al Comitato, vale a dire in ultima analisi alla Amministrazione, ma all'interno del sistema imprenditoriale cos costituito.
Un tale sistema permette di separare nettamente competenze e responsabilit, conciliando le esigenze della produttivit dell'impresa culturale con la redditivit del bene e le esigenze della tutela.
E' appena il caso di osservare che il secondo strumento di affidamento previsto sin dalla legge 1089 del 1942 (la concessione di bene culturale) si muove secondo logiche simili, ma meno flessibili ed arcaiche, proprie della logica tradizionale della concessione amministrativa di bene pubblico. La previsione di una valorizzazione indiretta cos come qui tratteggiata quindi perfettamente coerente con l'impianto del codice, che prevedrebbe cos due forme alternative: a) la concessione, di stampo, natura e disciplina pi arcaica; b) l'impresa culturale, naturale evoluzione economica dell'antico istituto della concessione.

---------------------------------------------
Fa riferimento a questo testo l'articolo di Salvatore Settis, pubblicato stamani su Repubblica.
Per leggere l'articolo di Settis, cliccare qui
---------------------------------------------





news

25-09-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 settembre 2020

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

Archivio news