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Allarme dell'Osservatorio della Ricerca: pericolo dismissione per immobili che ospitano istituti di ricerca nell'area romana

Cari tutti,
un puntuale resoconto dei tagli ad universit e ricerca prodotti dalla finanziaria cos come uscita dal Senato lo trovate nell'articolo di Luciano Modica e Marta Rapallini per l'Unit dello scorso 15 novembre e che potete leggere anche sul sito dell'Osservatorio (www.osservatorio-ricerca.it).
Si indica con chiarezza il DISIMPEGNO dal settore di questo governo e al contempo si denunciano MIRATE ELARGIZIONI ad alcuni "amici" del Governo stesso.
Una forte denuncia delle potenziali conseguenze nell'area universitaria Toscana derivanti dalle elargizioni mirate la trovate sempre nel sito:
www.osservatorio-ricerca.it.

Una immediata e GRAVISSIMA ULTERIORE CONSEGUENZA di questi drastici tagli al sistema ricerca sta contemporaneamente maturando nel CNR, con la DISMISSIONE di parte importante del PATRIMONIO IMMOBILIARE PRESENTE a Roma oggi ospitante 6 prestigiosi istituti di ricerca dell'area romana (IAC, IASI, IFN, IGAG, IRSA, ISTC).

Si tratta della classica "CARTOLARIZZAZIONE": la "Patrimonio spa" (societ costituit ad hoc per questo genere di operazioni), sta stimando il valore degli storici edifici di propriet del CNR, ospitanti alcuni istituti di ricerca, quindi verser nelle casse del CNR il 90 per cento di questo valore e vender successivamente il patrimonio a privati. Il CNR avr diritto di
lasciare i propri istituti presso queste sedi, pagando un affitto, per qualche tempo (2-3 forse pi, anni). Trover quindi altre sedi per gli
istituti (le costruir? le affitter?)

Risultato: il CNR si ritrova "in cassa" gi nel prossimo bilancio preventivo 2006, soldi liquidi per le spese correnti (probabilmente coprenti il buco dovuto alla non adeguatezza dei trasferimenti provenienti dalla finanziaria).

Ci sono almeno due principali obiezioni a questa operazione ancora poco chiara, ma che si sta rapidamente compiendo:

1) un capitale immobiliare e' parte fondamentale di un ente di ricerca. Per costituirlo sono necessari molti sacrifici e varie finanziarie (soprattutto in Italia, dove il finanziamento della ricerca procede al minimo).
L'investimento in ricerca sembra, a detta di tutti, un investimento che dovr crescere sostanzialmente nel futuro, dovremo aumentare il numero di addetti e di conseguenza le strutture che li ospiteranno. Laboratori, studi, aule, strutture di supporto sono le necessarie infrastrutture che andranno ulteriormente incrementate. Anche una operazione di razionalizzazione dovrebbe tener in conto che il capitale accumulato non pu essere dismesso
per riempire i buchi di finanziamento. Ci si aspetterebbe di conseguenza non una dismissione (con un'operazione economica verosimilmente in perdita) ma piuttosto un investimento di capitale.

2) A quale criterio di razionalizzazione e' ispirato un tale comportamento?
Nessuno conosce ufficialmente il piano: non i sindacati, non gli istituti (nei loro organismi dirigenti e di rappresentanza).
Logica vorrebbe che seduti attorno ad un tavolo i responsabili degli Istituti CNR coinvolti (Direttori e comitati di Istituto), i sindacati
(nella qualit di rappresentanti a tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori) e la dirigenza dell'Ente negoziassero e pianificassero, sulla base delle esigenze generali e di quelle specifiche dei rispettivi Istituti le modalit di spostamento e di allocazione in eventuali sedi differenti basandosi sulle esigenze della ricerca.
Nessun piano stato presentato. Nessuna informazione stata data agli istituti coinvolti (che si sono ritrovati impiegati della "Patriminio spa" a fotografare i loro istituti e a segnare i metri quadri dei corridoi) senza nemmeno essere a conoscenza di un piano per il trasloco dell'istituto.

Il personale degli Istituti sta attivandosi, verrano coinvolti i sindacati innanzitutto che gi diedero un importante contributo in precedenti analoghe vicende.
Ancora una volta si dimostra come lo "SPOIL SYSTEM" per la ricerca sia un EVENTO CATASTROFICO, ancora una volta ci troviamo costretti a denunciare
alla comunit scientifica, all'opinione pubblica e ai politici che sentiranno il dovere di difendere questo settore, azioni incongrue e ostacolanti, piuttosto che favorenti, l'attivit di ricerca.

Cordialmente,
Osservatorio sulla Ricerca






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