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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Italia all’asta
Ai privati natura e monumenti?

Danilo Paolini
L’Avvenire 08/05/2002

Chi offre di più per la Fontana di Trevi? E per il Colosseo? Non è un film di Totò, ma potrebbe essere la realtà di domani, secondo le principali associazioni ambientaliste italiane, nel caso il Parlamento convertisse in legge il decreto Tremonti così com’è. Agli articoli 7 e 8, infatti, si prevede la costituzione di due società (Patrimonio dello Stato Spa e Infrastrutture Spa) con lo scopo di «valorizzare, gestire e alienare» i beni appartenenti al demanio per finanziare opere pubbliche. Per denunciare il rischio, le associazioni (tra cui Legambiente, Wwf, Fai, Italianostra, Greenpeace) hanno messo in scena ieri mattina, proprio di fronte alla Fontana di Trevi, una breve gag recitata dagli attori Giuseppe Cederna e Giampiero Bianchi. Il primo ha battuto all’asta il capolavoro di Bernini, il secondo ha finto di volerla acquistare come l’indimenticabile signor Deciocavallo nel film Tototruffa ’62. Ma l’umorismo e la satira non bastano, si sono detti gli organizzatori dell’iniziativa, che perciò hanno pensato di interessare alla questione direttamente il presidente della Repubblica scrivendogli una lettera sul "decretone salva-deficit" da ieri all’esame della Camera. «Abbiamo chiesto al capo dello Stato un incontro urgente – hanno annunciato nell’incontro con i giornalisti – perché solleciti una pausa di riflessione a governo e Parlamento». Una pausa che dovrebbe servire «per valutare con attenzione norme che consentono un’insostenibile operazione finanziaria al di fuori della contabilità pubblica, permettendo di occultare le passività di bilancio dello Stato per rientrare nei parametri dettati dall’Unione europea». Lo scenario che gli ambientalisti tratteggiano è quello di un’autentica ipoteca sui beni culturali e ambientali, quindi non solo monumenti (che, per la verità, dovrebbero essere quelli meno in pericolo proprio per il loro carattere storico-artistico) ma anche pezzi di coste, foreste, boschi e via dicendo. Il valore dell’intera operazione è stimato in 2mila miliardi di euro, da realizzare su tutti i beni dello Stato, facenti parte del patrimonio disponibile, indisponibile e del demanio pubblico. I diritti su tali beni sono trasferiti alle citate società per azioni, che ne possono disporre in termini di gestione, alienazione e cartolarizzazione, cioè la cessione a privati (banche) di titoli di credito sui redditi garantiti dal patrimonio statale. Ma le associazioni ambientaliste temono che «i creditori possano rivalersi sullo stesso patrimonio nel caso la Patrimonio Spa dovesse registrare passivi». Significherebbe, in sostanza, la vendita di pezzi di Stato, «i gioielli di famiglia», come li definisce Legambiente. «In moltissimi Paesi gli Stati stanno acquistando beni dai privati per renderli pubblici – ha rilevato Fulco Pratesi, presidente del Wwf Italia – mentre in Italia si sta facendo l’esatto contrario». La protesta, intanto, ha già trovato 1.600 alleati. Si tratta dei dipendenti dell’Agenzia del Demanio. «Nel decreto l’Agenzia non viene nemmeno nominata – hanno sostenuto alcuni di loro, presenti ieri in piazza Fontana di Trevi – mentre noi rischiamo il posto di lavoro, perché hanno già cominciato ad assumere personale dall’esterno. Le nostre rappresentanze sindacali stanno organizzando una manifestazione davanti al Parlamento».

http://www.db.avvenire.it:4080/avvenire/edizione_2002_05_08/oggi_citta.html


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