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Villa Gregoriana, via al restauro. Il governo dà al Fai l’affidamento per il rilancio
Il Messaggero 28/11/2002

Un palcoscenico doc, palazzo Chigi, e un cast di grandi firme (il capo del governo Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il sottosegretario Gianni Letta) hanno benedetto ieri mattina l’accordo che affida al Fondo per l’ambiente italiano il restauro, il rilancio e la gestione di villa Gregoriana, gioiello del centro storico di Tivoli da anni chiuso al pubblico e abbandonato in un rovinoso degrado. Uno scenario e un cerimoniale d’eccezione più che giustificati dal rilievo dell’avvenimento che segna il varo di un esperimento pilota. «E’ la prima volta - rileva con orgoglio la presidentessa del Fai Giulia Maria Crespi - che lo Stato consente ad un’associazione privata senza fini di lucro di affiancare e sostituirsi alle proprie soprintendenze, assegnandole un ventaglio di compiti così ampio, dalla tutela al restauro».
«E’ un giusto riconoscimento all’impegno profuso e all’attenzione e ai meriti che il Fai si è conquistata sul campo», sottolinea Silvio Berlusconi, spiegando che il governo si è particolarmente adoperato per «favorire il coinvolgimento dei privati nella salvaguardia e nella valorizzazione dello straordinario patrimonio storico artistico del nostro paese, che in passato lo Stato non è stato in grado di assicurare in modo adeguato». E ha concluso il suo intervento con un secondo personale impegno: «Contribuirò con i miei soldi a pagare almeno il ripristino di uno dei tanti sentieri della villa, nella speranza che altri sottoscrittori seguano il mio esempio».
Giunto in porto dopo una lunga gestazione iniziata col governo Prodi l’affidamento al Fai dischiude finalmente a villa Gregoriana una prospettiva di recupero adeguata al fascino davvero unico di questo parco, che sorge a ridosso del centro vecchio di Tivoli, sotto la rupe su cui svettano i resti di due tempietti d’epoca repubblicana dedicati a Vesta e al dio Tiburno. E ingloba uno spicchio di paesaggio incontaminato e selvaggio che ha ammaliato per secoli i visitatori della città.
In questo vallone disseminato da ruderi e fitta boscaglia scorreva un tempo il letto dell’Aniene, che precipitava giù in basso dal costone di tufo su cui era arroccato il paese. Uno spettacolo straordinario che ha incantato scrittori, poeti, pittori: da Orazio a Goethe, da Chateaubriand a Fragonard, da Robert a Piranesi. Ma anche una minaccia continua, per via delle esondazioni del fiume e della friabilità delle rocce che dovevano contenerne l’impeto. Nel 1826 una devastante frana che provocò molte vittime convinse il papa Gregorio XVI ad affrontare e risolvere il problema, deviando e incanalando più a valle dell’abitato il corso del fiume e rimodellando a giardino le pendici della collina. Villa Gregoriana nacque così. Uno scrigno di natura selvaggia, monumenti e ruderi destinati alla contemplazione e all’uso di abitanti e visitatori. Niente a che vedere con i tesori archeologici di villa Adriana o con le meraviglie idrauliche e architettoniche di villa d’Este, ma comunque un concentrato di scorci e suggestioni d’impareggiabile valore. Dopo anni di letargo e degrado le altre due ville di Tivoli hanno imboccato la via del riscatto e hanno visto premiare questo sforzo di recupero con l’inserimento nella esclusiva lista dei siti protetti dall’Unesco. A Villa Gregoriana il beneficio fu invece negato. Troppo maltenuta e malmessa: i vecchi viali e le piazzole di sosta dissestate e pericolanti, le piante che la bordavano trasformate in un fangoso roveto, gran parte del percorso inagibile. Colpe che sarebbe ingiusto scaricare sulla piccola cooperativa di anziani ai quali il Comune era ricorso per non accollarsi l’onere di pulire e tenere aperta la villa.
Per il restauro il Fai ha già deciso di stanziare circa 2 milioni di euro. La speranza è di poter festeggiare la fine dei lavori e inaugurare la villa entro l’estate del 2004.



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