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Per te niente soldi, Bellezza
Mirella Serri
18/3/2006 La Stampa web







ROBERT Musil le chiamava le azioni parallele. Niente a che vedere con le convergenze parallele di democristiana e morotea memoria. L'autore de L'uomo senza qualit, con la metafora delle azioni che si muovono seguendo linee che mai s'incontrano, parlava di un mondo dove di solito non abitano n pace n giustizia sociale ma in cui entrambe avrebbero dovuto trovare ospitalit. A distanza di molti decenni dalla speculazione di Musil per salvare la cultura morente dell'impero austro-ungarico, l'idea dell' azione parallela viene di nuovo evocata.

Sar forse la coincidenza della percezione di un'altra cultura che, se non proprio morente, per sull'orlo di una crisi e di un collasso che porta una saggista molto speciale a citare Musil e a proporre con una buona dose di audacia la scommessa di un New Deal per la bellezza italiana.

Si tratta dell'ex ministro per i Beni e le Attivit Culturali, Giovanna Melandri, che di paesaggio urbano, di architettura, di arte, di archeologia se ne intende in maniera molto peculiare. Laureata in economia, ambientalista da sempre, la Melandri coltiva un amore molto concreto per il nostro patrimonio culturale: dalla promozione del libro e della lettura alla tutela del diritto d'autore alla difesa della sacra triade arte-paesaggio-turismo, si sempre mossa per proteggere e incrementare i nostri beni pi preziosi.

Ora ha pubblicato un rovente pamphlet sulla gestione culturale del governo Berlusconi, Cultura. Paesaggio. Turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana (Gremese, pagine 155, e10). E' un saggio che avanza proposte radicali in maniera non solo teorica ma sempre in combinazione con i numeri e con le cifre. E vi si parla in maniera molto attenta di rafforzamento delle competenze tecniche, di dialogo con il mondo imprenditoriale e con le organizzazioni sindacali, di strategie di mercato, tanto che in molti vi hanno anche voluto vedere il programma di un futuro ministro in un governo di centro-sinistra. Per i dati che la Melandri ha raccolto durante la sua attivit di parlamentare dell'opposizione sono impressionanti. Sembrano l'apocalittico affresco di un quadriennio di governo che si potrebbe intitolare Le occasioni mancate. Altro che azioni parallele alla Musil: l'Italia invece di correre sui binari del progresso ha praticato il passo del gambero. Anche se non si pu negare che nel suo Dna la penisola abbia parecchi geni di bellezza. Da meta pi ambita a livello mondiale come approdo turistico finita terza in Europa. Si posiziona dopo Francia e Spagna, ma nel giro di qualche anno si prevede che potr perdere altri punti, diventando fanalino di coda dopo Cina, Grecia e Turchia. E non basta. Il nostro patrimonio artistico negli ultimi quattro anni ha subito un'erosione e pesanti contraccolpi che sono arrivati sotto forma del condono edilizio o del condono dell'abusivismo in aree protette. Cos tornata a essere premiata la logica dell'assalto al territorio, della crescita non pianificata. Sono diminuiti in maniera impressionante i fondi per i beni culturali e se nel 2002 il ministero aveva stanziato circa 71 milioni di euro per il funzionamento di musei e soprintendenze, questa cifra si ridotta dopo un anno a 36 milioni. Il decreto taglia-spese ha poi falcidiato ancora i finanziamenti destinati ai beni culturali, mentre cinema e spettacolo sono ridotti al lumicino. Strangolati i Comuni per la diminuzione dei quattrini loro concessi, tra qualche tempo chiuderanno i battenti musei civici, biblioteche, orchestre municipali e cos via. Barcolla poi tutta la cultura, da quella pi moderna e prodotto industriale alle bellezze naturali e artistiche. Che sia effetto di sviluppo e si chiami Armani, Ferrari o Brunello di Montalcino o che appartenga alla tradizione e alla conservazione, tutto il vario made in Italy boccheggia e non avanza. Le soluzioni, per l'ex ministro, sono politiche. La bellezza dietro l'angolo, ammonisce. Per poterla cogliere, necessario svoltare.



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