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Oltre il vaso di Eufronio: storie di falsari e truffatori
Diario 17-MAR-2006


Due vicende si intrecciano a domai sul traffico delle opere

Al ripetuto saccheggio del patrimonio culturale italiano non ancora stato dato alcun energico colpo di freni. Il processo a Roma contro Marion True, Robert Hecht e compagni per associazione a delinquere e ricettazione di opere archeologiche far epoca, considerando il pedigree dei due principali imputati e la formidabile autorit dei loro finanziatori. Robert Hecht un antiquario americano ben conosciuto in Italia. Visse, e prosper, una trentina d'anni a Roma, pi che sospettato dalla polizia di collusione con la mafia e traffico di opere d'arte.
Nel 1972 fece il suo colpo pi grosso, comprando per 8.500 dollari un vaso attico con figure rosse, rubato in una tomba etnisca nelle vicinanze di Cerveteri. Quel vaso, superbamente decorato con un episodio dell'Iliade, La morte, di Sarpedon, fu trasferito clandestinamente in Svizzera, e presto proposto da Bob Hecht al suo amico Thomas Hoving, direttore del Metropolitan, il Museo d'arte moderna di New York. Il museo compr il vaso per un milione di dollari. Nessuno aveva ancora pagato cos caro un vaso greco, neanche per un'opera dell'epoca classica di Eufronio, sicuramente il pi celebre artista del genere.
Si sapeva che Thomas Hoving era capace di far danzar le mummie di un museo per attirarci i turisti, ed d'altronde questo il motivo per cui era stato chiamato alla direzione del Met. Prima di lui, un'opera si ammirava per le qualit artistiche, l'importanza storica, l'interesse pedagogico. D'ora in avanti, si andr al museo per vedere esposto il pezzo pi caro del mondo. Di fatto, la transazione tra il Met e Bob Hecht fece cos scalpore che il mondo intero ne sent parlare, fino nei piccoli bar di Cerveteri. A grande scapito dei tombaroli, che capirono di essere stati imbrogliati dall'antiquario americano...Quando un tesoro artistico spunta sul mercato senza che se ne trovi traccia presso gli storici, presso gli archivi delle amministrazioni demaniali, nei musei o nelle collezioni private, si pu star certi che si tratti di un falso 0 di un pezzo rubato in un sito archeologico, a seguito di scavi clandestini. Al Metropolitan Museum, oltre Thomas Hoving, almeno altre due persone sapevano come regolarsi: Dietrich von Bothmer, conservatore delle Antichit, e Ted Russeau, conservatore dei Dipinti, un professionista di estrema competenza.
Appena conosciuta l'offerta di Robert Hecht, tutti e tre decisero di non fare domande imbarazzanti all'antiquario, in modo tale che, in caso di guai, avrebbero potuto dichiarare la
propria ignoranza e la propria buona fede. Per ulteriore precauzione, dato che per molto tempo l'autenticit del vaso a New York non fu verifcata, se ne parl usando un nome in codice: hot pot, la patata bollente. Nessuno affront il problema dell'acquisto delittuoso dal punto di vista dell'arte, della scienza, del diritto e ancora meno da quello della deontologia. La sola preoccupazione fu quella di mettersi al riparo sia dalle leggi italiane che da quelle americane.
Pensavano di avere tutte le carte in regola. In primo luogo, gli italiani non avrebbero mai potuto provare che il vaso d'Eufronio arrivasse da Cerveteri, poich proveniva da uno scavo clandestino e non era mai stato inventariato. In secondo luogo, la vendita era stata registrata in Svizzera, e la Svizzera non proibisce l'esportazione di antichit. Infine, la legge americana favorisce l'importazione di beni culturali, senza preoccuparsi della provenienza, purch non si tratti di furti accertati.
Se non era stata trafugata in Italia, bisognava che l'hot pot fosse stata venduta da qualche proprietario. Hoving preg cos Hecht di scovargli il nome di un plausibile venditore. L'antiquario gli forn quello di un armeno stabilitosi a Beirut, cui aveva acquistato, poco prima, antichi frammenti di vasellame. La scelta fu giudiziosa, poich il compiacente Dikran Sarrafian ebbe l'eleganza di morire poco dopo in un incidente stradale, senza aver toccato neanche una minima parte del milione incassato da Hecht.
Sembrava che ai responsabili del museo di New York andasse tutto bene, ma l'affabile impalcatura, messa in piedi negli ovattati salotti di Park Avenue, non resistette alla collera popolare dei trafugatori di tombe, determinati a vendicarsi. La scena sarebbe degna di Goldoni: il muratore Armando Cenere indirizz ai carabinieri di Cerveter una lettera anonima, nella quale... denunciava se stesso. Interrogato dal colonnello Felice Mambour, Cenere fin per confessare senza difficolt, identificando Robert Hecht come compratore del vaso trafugato e riconoscendo sulle foto il motivo dipnto dell'agonia di Sarpedon. A questo stadio lo scandalo avrebbe ancora potuto essere evitato, se gli americani avessero invocato la buona fede, mano sul cuore. Sarebbe stato negoziato un compromesso tra esteti distinti ed eleganti, e il capolavoro d'Eufronio sarebbe stato dichiarato propriet comune di Villa Giulia a Roma e del Met di New York. Nello stesso periodo un simile accordo fu raggiunto tra il Met e il Louvre, a proposito di un messale del basso Medioevo (i francesi batterono furiosamente i pugni sul tavolo...). Il fatto che per 34 anni gli americani sono rimasti imperturbabili sulla loro linea: l'Italia deve provare che il vaso di New York fu rubato sul suo territorio.
Con prudenza. Robert Hecht ha preferito non essere presente al processo. Scelta prudente poich il successore di Thomas Hoving alla direzione del Met, Philippe de Montebello, si detto subito disponibile a negoziare, a scapito dell'antiquario. Il direttore del Met venuto lo scorso anno in Italia, per incontrare i responsabili dei Beni culturali. Disposto a riconoscere, all'occorrenza, i diritti di propriet dell'Italia su 22 pezzi esposti a New York, tra cui il vaso di Eufronio. In cambio di cosa? Ovviamente in cambio della rinuncia a ogni procedimento giudiziario. E della promessa di un prestito a lungo termine, che permetta al Met di continuare l'esposizione del capolavoro. E cos poche settimane fa stato chiuso l'accordo tra Montebello e Rocco Buttiglione, ministro dei Beni culturali.
Il Met ha riconosciuto la propriet italiana sui reperti, ottenendo per in cambio il prestito di oggetti di uguale rilevanza artistica e di pari valore per un periodo di quattro anni e la possibilit di essere partner dell'Italia in alcune campagne di scavo archeologico. Cinque i pezzi che tornano oltre al vaso che sar restituito, forse alla necropoli di Cerveteri, entro il 15 gennaio del 2008. Una serie di 16 pezzi d'argento di epoca ellenistica, inoltre, rientrer prima del 16 gennaio 2010. Per due antichissime anfore, un cratere apulo e una coppa, infine, rimpatrio immediato.
Ingenuo tuttavia pensare che il rinsavi-mento di Philippe de Montebello sia il felice effetto di una - anche se tardiva - presa di coscienza. Il gesto testimonia piuttosto una reale inquietudine. Quella di ritrovarsi, dopo Marion True, al banco degli accusati.
A ben guardare, la vicenda di Robert Hecht da aneddoto. quella di un malfattore che la polizia ha finito per smascherare. Le prigioni ne sono piene. Il caso di Marion True invece pi grave. Con lei sono state esposte sulla pubblica piazza, e messe sotto accusa, le pratiche delittuose di certi musei. Marion True, 56 anni, ha diretto per pi di vent'anni il Dipartimento di antichit greco-romane del Museo Getty.
Il celebre museo californiano stato creato dal magnate del petrolio Jean-Paul Getty, grande appassionato di mobili francesi del diciottesimo secolo e di antichit greco-romane. Getty sempre stato avido di accumulare dei pezzi rari 0 unici. Ha voluto che il suo museo s'innalzasse il pi velocemente possibile al primo rango. Per farlo, non ha lesinato sui mezzi. La Getty Trust, che gestisce il Getty Museum, dotata, per il 2006, di
un capitale di cinque miliardi di dollari. La legge americana sulle fondazioni senza scopo di lucro gli fa obbligo di spendere ogni anno il 5 per cento del proprio capitale. Egli dispone quindi, da qui alla fine dell'anno, di 250 milioni di dollari per arricchire le sue collezioni. Dieci volte in pi che tutto l'insieme dei musei nazionali italiani.
Il milione di dollari del vaso d'Eufronio mostrerebbe fino a che punto le loro leggi fiscali favoriscano i musei americani. Con Jean-Paul Getty, stata varcata una nuova frontiera, nell'escalation dei prezzi. Oggi, qualunque sia il valore di un'opera messa in vendita, il Getty sempre in grado di fare un'offerta pi alta di quella dei concorrenti.
La prima conseguenza di questo potere di aver rivoltato il mercato dell'arte, e decuplicato i prezzi praticati. Ci si rende conto ogni giorno, in occasione delle grandi vendite organizzate a New York 0 a Londra, che vogliono che le offerte raggiungano vette aberranti, degne del Cuinness dei primati. Federico Zeri, che ha fatto parte per qualche anno del consiglio d'amministrazione del Getty Trust, trovava questa speculazione completamente assurda.
Assurda e pericolosa.
Torniamo ai capolavori dal valore inestimabile. Senza dubbio ci sono sempre stati, i trafugatori di tombe, i ladri, i falsari e gli antiquari il cui unico scopo era di vendere non importa cosa n a quale prezzo, e dei clienti abbastanza ingenui da prendere lucciole per lanterne. Oggi che le grandi firme sono associate a un numero impressionante di milioni di dollari, il mondo dell'arte stato invaso dal grande banditismo. Segno dei tempi, quello d'opere d'arte tra i traffici pi fiorenti, al dodicesimo posto sulla scena internazionale, dopo il traffico di droga. Notiamo per caso che la filiera dell'arte e quella della droga sono generalmente nelle mani degli stessi mafiosi. Va anche detto che una preda cos allettante come il Getty subito stata assalita da ogni sorta di intermediario pi o meno losco, da gente che si definisce esperto, da consiglieri che si autoproclamano tali.
La partita era cos facile che i membri del consiglio di amministrazione, con la rimarcabile eccezione di Zeri, non erano storici o critici d'arte, ma rispettabili rappresentanti della borghesia californiana abituati ad agire sul mercato del petrolio o a Wall Street che non a perdersi sulla finezza della pennellata di Ruben; senza quella preparazione che permette a un conoscitore di assicurare che una tela sia stata dipinta dalla mano del maestro invece che dal suo atelier. La tentazione stata troppo grande, anche per un certo tipo di guardiani del tempio, piuttosto che non di monaci.
Raro che un museo cos importante chieda a una societ di relazioni pubbliche di risollevare la propria immagine, come ha fatto il Getty che si rivolto a Sitrick and Co. dopo che troppi e ripetuti scandali hanno finito per farlo diventare il museo delle turpitudini.
Si prova pena a crederci. Tutti i casi di opere schedate dalla polizia erano nel catalogo del museo di Los Angeles. I falsi per cominciare. Primo conservatore delle antichit greco-romane, Jiri Frel fu incaricato di costituire una seria collezione, che potesse servire alla ricerca. Cecoslovacco, rifugiato politico, era un brillante erudito, infinitamente seducente e pieno di charme. Fece comprare al Getty, a caro prezzo, un gran numero di oggetti, di cui nessuno mette in dubbio il fatto che provengano per la maggior parte dagli atelier specializzati di Porta Portese, a Roma. Cos la testa di Skopas, acquisita come scultura del quarto secolo avanti Cristo, di fatto era una copia grossolana d'inizio ventesimo secolo. Cos il Kouros, statua di un efebo della Grecia arcaica, di cui s'ignoravano il luogo di ritrovamento e le origini, un'opera che non mai stata oggetto di
alcuna pubblicazione, era, come disse il profes-sor Giuseppe Celimi di Roma, una schifezza, ma una schifezza che nel 1983 fu pagata sette milioni di dollari a un antiquario svizzero (che all'anagrafe fa Gianfranco Beccina) assolutamente sconosciuto dai centri specializzati.
Federico Zeri era insorto contro quell'acquisto. Era in conflitto con Jiri Frel, per aver ostacolato diversi acquisti, fra cui quello di alcuni frammenti proposti per svariate migliaia di dollari al museo, il cui valore non superava qualche centinaio di migliaia di lire al mercato delle pulci di Roma. Lo studioso italiano era peraltro convinto che Jiri Frel facesse il doppio gioco, che fosse legato a una galleria di Rodeo Drive a Los Angeles, la quale sovrafatturava le donazioni di certi benefattori, donazioni deducibili dalle imposte, come d'uso. Al falso, si aggiungevano l'appropriazione indebita e la frode fiscale.
Guerra a Zeri. Gli accaparratori erano talmente eccitati all'idea di far entrare un pezzo eccezionale al Getty, che sconfessarono Zeri, e lo forzarono a dimettersi. Il grande connaisseur ebbe per la sua vendetta, qualche anno pi tardi, quando Jiri Frel lasci di fretta e furia gli Stati Uniti per scappare a un'accusa di frode fiscale. E quando il Kouros, pagato cos caro, fu tolto dal suo basamento antisismico per essere rimesso, per motivi di studio, nel laboratorio del museo.
Il mondo dell'arte un microcosmo. Jiri Frel prima di essere assunto al Getty pass dal Met di New York, nella sezione di Dietrich von Bothmer. Una buona scuola, era l'epoca in cui von Bothmer compr il vaso d'Eufronio nella maniera di cui si detto. L avvenne con ogni probabilit l'incontro con Marion True, che poi fu assunta dal Getty su raccomandazione dello stesso von Bothmer...
Marion True sostitu Jiri Frel. Quando divenne conservatrice di Antichit, si prese cura di rimarcare che certi conservatori avevano lasciato un souvenir esecrabile. Lei sarebbe stata pi credibile se non avesse intrattenuto delle relazioni con fornitori come Robert Hecht, oggi suo coimputato, 0 Giacomo Medici, condannato lo scorso anno a dieci anni di prigione e dieci milioni di euro d'ammenda. Ed per questo che ora la giustizia italiana chiede conto di opere d'arte illecitamente acquistate dal Getty, provenienti da scavi clandestini, illegalmente esportati, e delle fotografie trovate a casa di Medici che provavano che lei era sicuramente al corrente dell'origine delle opere d'arte che acquistava.
Marion True ha il coraggio di presentarsi davanti ai giudici, dichiarando nonostante l'evidenza la sua buona fede, forse sar condannata, ma ha gi subito una prima sanzione. Ha dovuto dare le dimissioni dalle sue funzioni al Getty, il primo ottobre scorso. Non a causa dei delitti che gli sono contestati a Roma, ma per aver accettato da alcuni dei suoi fornitori un prestito di 400 mila dollari, per l'acquisto di una casa sull'isola greca di Paros. Come si dice, il Getty Trust con la morale non scherza...



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