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Una card per tutti i musei della Capitale. Dai musei centomila posti di lavoro
Lauretta Colonnelli
Corriere della Sera - cronaca Roma 3/12/2002

Una tessera da utilizzare per più giorni, che consenta l’accesso a tutti i musei e alle aree archeologiche comunali e statali, che preveda una riduzione del costo dei biglietti e la possibilità di usare gratis i mezzi pubblici e i servizi per l’informazione, che faciliti l’acquisto di pubblicazioni multimediali, che offra l’opportunità di partecipare a spettacoli ed eventi culturali. E’ la proposta di Stefano Bianchi, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, subito accolta dai sindaco Walter Veltrom e da Giancar1o Elia Valori, presidente dell’Unione Industriali di Roma, nel corso di un convegno che si è svolto ieri al Macro (museo di arte contemporanea). “A Roma - sostiene Bianchi- è ormai diventato urgente creare un sistema integrato nella gestione dei beni culturali da parte del Comune e del ministero. E’ primo essenziale passo per orientare gran parte del sistema economico verso una risorsa ancora scarsamente valorizzata sotto il profilo economico”. Veltroni ha ricordato che già da qualche mese ha presentato al ministro Urbani l’idea di una fondazione che dovrebbe raggruppare musei statali e comunali e alla quale dovrebbero lavorare insieme i sovrintendenti municipali e quelli dello Stato. Il turista che arriva a Roma, ha sottolineato il sindaco, spesso ha difficoltà a conoscere la grande e variegata offerta culturale della città. “Eppure - ha specificato - basterebbe poco per creare una card con cui entrare in tutti i musei pubblici e privati. Per il momento il Comune sta preparando una go-card rivolta ai ragazzi romani, con la quale non solo potranno entrare nei musei, ma anche avere sconti nelle librerie, nei cinema e nei teatri”.
Bianchi si spinge ancora più avanti, proponendo la costruzione di un vero e proprio distretto culturale. “In questo modo- spiega - si creerebbero opportunità di lavoro e di occupazione in più settori: da una vasta gamma di prodotti artigianali di qualità alle attività di restauro sia di cantiere che di bottega; dalle iniziative imprenditoriali di global service come la ristorazione, la guardiania, i bookshop, al sistema turistico e commerciale; dalle pubblicazioni multimediali all’innovazione tecnologica per l’uso di strumenti digitali e virtuali”. Un progetto che, se venisse realizzato, creerebbe 100 mila nuovi posti di lavoro, come afferma Fulvio Vento, presidente di Zetema, il primo global service della capitale. E il presidente degli Industriali Valori invoca una sempre maggiore specializzazione delle aziende romane, tale da renderle capaci di esportare il modello nei paesi emergenti.
I punti di un eventuale accordo di programma tra Comune e ministero del Beni culturali sono già fissati: unificazione delle risorse per investimento e spesa corrente in modo da evitare sprechi e sovrapposizioni; creazione della card; attuazione di una politica di marketing e costruzione di grandi eventi coordinati.
Gianni Orlandi, prorettore dell’università La Sapienza, aggiunge che il distretto culturale dovrebbe coinvolgere anche le università e gli imprenditori privati. “Più che un distretto - spiega - dovrebbe essere un polo dei beni culturali, con carattere interdisciplinare, aperto a influenze esterne, alle imprese ma anche agli artisti. Insomma una specie di atelier per utenti di tutte le età, con la capacità di trovare in modo autonomo dei finanziamenti”. E se il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani riconosce che il progetto è ambizioso “vista la difficoltà di creare politiche di sistema nel nostro paese”, Cesare Pambianchi riporta tutti alla concretezza: per lo sviluppo del turismo a Roma servono soluzioni per traffico, parcheggi, trasporti pubblici e soprattutto fondi, quegli “stanziamenti necessari per la città che sono fortemente a rischio”.



LA CARD.


Una tessera da utilizzare per più giorni, con cui i romani e i turisti potrebbero visitare tutti i musei comunali, statali e privati. Si acquisterebbe nei punti informativi della città e ogni volta che si entra in un museo verrebbe punzonata o registrata attraverso un computer m modo che gli utili possano poi venire distribuiti ai musei che effettivamente sono stati visitati


IL PACCHETTO


Nel prezzo della card, dovrebbe essere incluso l’accesso a tutti i siti archeologici e museali, a costi ridotti rispetto a quelli dei relativi biglietti. Dovrebbe inoltre prevedere l’accesso gratuito ai trasporti pubblici, la possibilità di usufruire di sconti nelle librerie e nei negozi, nei ristoranti e nei caffè. Con la stessa tessera si potrebbe entrare nei cinema o assistere a spettacoli teatrali.

IL DISTRETTO CULTURALE


La creazione di un sistema integrato tra Comune e ministero dei Beni culturali, potrebbe evolvere verso un vero e proprio distretto culturale per valorizzare le risorse della città, con la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro in più settori, dall’artigianato di qualità alle attività di restauro, dal sistema turistico e commerciale alle imprese di global service


MONUMENTI & AREE ARCHEOLOGICHE

Statali. Sono di proprietà dello Stato 51 musei e 25 tra aree archeologiche e monumenti. Tra i più importanti, il Colosseo, la Domus Aurea, il monumento a Vittorio Emanuele II, Palazzo Venezia, Palazzo Barberini, Castel S. Angelo, Galleria Borghese, la Galleria nazionale di arte moderna, il Museo nazionale romano, il parco archeologico dell’Appia Antica, il Pantheon, il Palatino e il Foro romano.

Comunali. Appartengono al Comune 26 musei e 51 aree archeologiche e monumenti. Tra i più importanti, i Fori Imperiali, i Mercati di Traiano, il Mausoleo di Augusto, i Musei Capitolini, il Museo della Centrale Montemartini, l’Ara Pacis, Palzzo Braschi, Villa Torlonia, il Teatro di Marcello, la Villa di Massenzio, il Museo della Civiltà romana. Il Comune gestisce inoltre gli spazi espositivi del Palaexpò e delle Scuderie papali al Quirinale.

Privati. Appartengono ai privati 33 musei, tra cui la Galleria Doria Pamphili, la Galleria Colonna, il Chiostro del Bramante, la Collezione Rospigliosi, il Museo del Corso, la Fondazione Memmo a Palazzo Ruspoli. A questi si aggiungono i 20 musei dell’Università, come quelli di Paleontologia, Chimica, Geologia, il Museo astronomico e copernicano, il Museo del Vicino Oriente, l’Orto botanico. Di particolare importanza, Villa Medici, di proprietà dello Stato francese.




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