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(ANSA) - PAOLUCCI LASCIA A FINE SETTEMBRE
(ANSA) - 3 agosto 2006

BENI CULTURALI:IN PENSIONE L'UOMO CHE GIOCO' CON L'ARTE/ANSA



(ANSA) - FIRENZE, 3 AGO - (di Michele Giuntini)- Prefetto

dei musei, uomo delle grandi mostre, 'politico' dei beni

culturali ma soprattutto uno che si divertito con l'arte. Lo

hanno definito in tanti modi il professor Antonio Paolucci, che

il 29 settembre andr definitivamente in pensione per raggiunti

limiti di et lasciando sia l' incarico di soprintendente al

Polo museale fiorentino che la direzione regionale per la

Toscana dei beni culturali.

Di tutte, la migliore definizione la sua: 'Uno che si e'

divertito mentre lavorav. "Ho avuto, ed ho, una condizione

che di pochi, che il lavorare divertendosi ossia il fare

cose che appassionano, delle quali non si sente fatica", dice

Paolucci commentando il suo congedo. "Infatti ringrazio Iddio

di avermi dato due cose: una buona salute e l' aver potuto

svolgere per circa 40 anni l' attivit che mi piaceva di pi.

Sembrer riduttivo a qualcuno ma spesso, per anni, mi sono

meravigliato di ricevere uno stipendio dallo Stato per quello

che facevo".

Pi del funzionario parla l' esperienza "iniziata - gli

piace sottolinearlo - da piccolo ispettore di provincia", e poi

manovrata attraverso le soprintendenze di Venezia, di Verona, di

Mantova, di Firenze fino all' incarico di ministro dei beni

culturali maturato con il governo Dini tra il 1995 e il 1996. E'

Firenze la citt che lo consacra. "La citt - dice - che oggi

non esprime pi un Botticelli o un Michelangelo, ma che

diventata fervente laboratorio delle professioni e dei mestieri

della conservazione, dello studio e della tutela delle opere d'

arte".

"Giunsi alla soprintendenza fiorentina nel 1988", ricorda

quindi il professore, "e ora, sul punto di lasciare, vado

orgoglioso di due cose. Quando arrivai, i musei statali, tranne

gli Uffizi, chiudevano alle 13: bene, oggi rimangono aperti

anche il pomeriggio, non ci sono pi turisti respinti davanti

ai portoni chiusi e che vagano sotto il sole senza una meta".

Altre pietre miliari: "L' eredit Bardini, la nascita di

Firenze Musei, che la concessionaria privata dei servizi

museali e d lavoro a circa 300 persone, la mostra su

Botticelli del 2004, un successo recente che stato un tonico

per la citt con 310.000 visitatori". E poi, soprattutto, i

Nuovi Uffizi, il progetto che raddoppier lo spazio espositivo

e il numero delle opere visibili nella celebre galleria, "ma

che - ammette il professore con rammarico - vedr solo da

spettatore". Paolucci stato protagonista anche di due

emergenze del patrimonio artistico: quella successiva all'

attentato all' Accademia dei Georgofili nel 1993, che provoc

danni gravissimi alle opere d'arte custodite agli Uffizi, e, da

commissario straordinario, la ricostruzione della Basilica di

San Francesco ad Assisi dopo il terremoto del 1997. "E' vero,

mi capitato anche di essere il soprintendente di queste due

tragedie. In Umbria ricordo di aver assegnato incarichi per 100

miliardi di lire, in alcuni casi anche con una certa dose di

rischio. Fu un incarico complesso da gestire".

Poi c' l' Italia. Paolucci le dedica un pensiero che

somiglia ad un suggerimento. "L' Italia ha i migliori

restauratori, i migliori storici dell' arte, i migliori

museologi. I cinesi ci hanno chiamato per il restauro della

Grande muraglia e della Citt Proibita, simboli della loro

identit". "Ecco - suggerisce - dobbiamo potenziare queste

qualit. Si devono fare concorsi per abbassare l'et media del

personale e trasferire le conoscenze da una generazione all'

altra". "D' altra parte - continua - solo qui anche l' operaio

pi umile o la sartina di campagna vivono in luoghi dove si

percepisce ci che bello, misurato, congruo. E' per questo

che siamo forti nel buongusto e primeggiamo nella moda, nella

gastronomia, nel design. E' quella che chiamo l' artisticit

della vita, noi ce l' abbiamo".

Sassolini nelle scarpe mentre si esce di scena? "Nessuno,

piccole cose immeritevoli di citazione". Rancori? "Men che

meno". Il futuro da pensionato? "Pieno di cose da fare".

(ANSA).



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