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Ecco i tesori d'Italia all'asta per pagare autostrade e ponti
Antonio Cianciullo
La Repubblica 11/12/2002

L'Asinara e Pianosa. I forti ottocenteschi e il castello degli Orsini di Sorano. Villa della Regina a Torino e Palazzo Bagnara a Napoli La lista dei primi beni che il governo potrebbe liquidare per far cassa è stata diffusa ieri da Legambiente che ha lanciato per il 14 dicembre una giornata di mobilitazione con lo slogan «L'Italia non è in vendita». «Il ministro dell'Economia Giulio Tramonti, con il silenzio compiacente dei ministri dell'Ambiente e dei Beni culturali», osserva Legambiente, «ha messo sull'Italia una pesante ipoteca per riaprire una frenetica stagione di inutili opere pubbliche. Ogni bene in possesso dello Stato è in pericolo, nessuno escluso. Ecco perché la lista che abbiamo reso nota ha valore solo indicativo e risponde probabilmente alle pressioni delle banche».
Immediata la replica di Urbani: «Notizie inesatte che oltre a diffondere un allarmismo ingiustificato causano all'estero un danno d'immagine all'Italia». Secondo il ministro l'elenco «ha una finalità meramente contabile legata all'esigenza di accertamento della proprietà e di rappresentazione dei beni dello Stato in modo tale da permetterne un'analisi economica e non riveste alcun significato di proposta di vendita». Ma Legambiente rilancia: «Non è da quella lista che verranno selezionati i beni da vendere e cartolarizzare? Perché invece di questa rincorsa alle smentite il ministro non chiarisce quali limiti devono essere applicati nell'alienazione del patrimonio? Perché Urbani non si preoccupa del danno d'immagine che viene all'Italia dal fatto che l'intero patrimonio dello Stato sia affidato a una società con un capitale di appena un milione di euro, sottratta al controllo della Corte dei Conti e alle procedure che regolano la pubblica amministrazione?»
In realtà la lista da cui sono stati estratti i primi nomi comprende migliaia di beni. «Anche se non esistono ancora elenchi ufficiali dei beni in vendita o in cessione», aggiunge Gaetano Benedetto, del Wwf, «il pericolo è serio anche perché su alcuni di questi beni, come Capo Teulada in Sardegna, ci sono intenti speculativi. Come coordinamento delle associazioni ambientaliste chiediamo di stabilire in modo esplicito le categorie dei beni inalienabili e i criteri di gestione e ridestinazione d'uso per evitare di trasformare i musei in fast food e le spiagge incontaminate in acquafun».
Per ora la grande svendita appare una disposizione d'animo più che un progetto imprenditoriale. Attraverso la Patrimonio Spa il governo intende affidare alle banche i gioielli di Stato in cambio della liquidità necessaria a realizzare ponti e autostrade: se le opere infrastrutturali saranno in attivo i fondi prestati verranno rimborsati, altrimenti le opere d'arte faranno la fine dei pegni quando le cambiali non vengono onorate. Ma l'intero progetto è a
uno stadio embrionale. «E' impossibile fare la valutazione commerciale di un bene se non si spiega come può essere utilizzato», chiarisce Mario Breglia, responsabile di Scenari immobiliari. «Palazzo Barberini con il circolo ufficiali dentro vale 1.500 euro a metro quadro, con la possibilità di cablarlo e farci un hotel a cinque stelle ne vale 5 mila. Un'isola con un carcere che non si può toccare è solo un peso: si paga l'Ici per portarci gli amici in barca. Un castello ha valore amatoriale: la ristrutturazione costa più di quello che può rendere come albergo. Più importante della lista dei beni è la lista dei vincoli».



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