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Legambiente: isole e musei fra i beni in vendita
Maria Zegarelli
L'Unità 11/12/2002

Legambiente lancia la provocazione: «L'Italia non è in vendita». Lo fa promuovendo una giornata di mobilitazione su tutto il territorio per sabato prossimo e divulgando una parte del nutrito elenco di beni dello Stato - pubblicati nel supplemento 183 della Gazzetta ufficiale del 6 agosto scorso (800 pagine di allegato, una media di quindici beni per pagina)- definiti alienabili. Si va dalla Foreste Casentinesi, al bosco di Castel Porziano, all'isola di Nisida, nel golfo di Napoli, a quelle dell’Asinara e Pianosa, nonché a Palazzo Barberini, Castello Orsini di Sorano e via di seguito. Il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, alza il telefono e detta un comunicato al suo ufficio stampa, che poi lo divulga alle agenzie. «La diffusione di notizie inesatte - scandisce bene le parole - suscita allarmismo ingiustificato e comporta un danno d'immagine per l'Italia all'estero e non giova proprio a nessuno». E spiega: «L'elenco dei beni immobili di proprietà dello Stato appartenenti al patrimonio indisponibile e disponibile, era ed è da considerarsi puramente ricognitivo». Cioè, in buona sostanza, «ha una finalità meramente contabile», per capire quale sia il bottino in mano allo Stato. Realacci rispedisce al mittente: «II ministro chiarisca una volta per tutte quali limiti debbono essere applicati nell'alienazione del patrimonio. Nessuno ci ha ancora detto in termini chiari quali garanzie verranno attuate per tutelare i beni culturali». Si aggiungono due ex ministri: Edo Ronchi, attuale esponente di sinistra Ecologista: «In realtà si conferma che l'elenco è molto ampio, colpisce soprattutto la lunghissima lista dei beni cosiddetti minori e che invece rappresentano una grandissima parte del patrimonio disseminato sull'intero paese. Finché la vendita, l'inalienabilità è un'eccezione può anche andar bene,ma quando rischia di diventare la regola - e questo è quello che sta avvenendo - diventa preoccupante». Giovanna Melandri: «L'elenco dei beni pubblicato la scorsa estate è certamente ricognitivo, come ha ricordato il ministro Urbani, ma in assenza di regole certe e chiare, il sospetto che il governo voglia utilizzate la svendita del patrimonio per fare cassa è più che legittimo». Edo Ronchi annuncia che Sinistra Ecologista ha avviato una capillare raccolta di firme su tutto il territorio, ad opera delle stesse realtà locali: ogni ente farà una ricognizione dei beni che ricadono nell'elenco pubblicato dal ministero del Tesoro e si mobiliterà per salvaguardarne il futuro. Giovanna Melandri suggerisce ad Urbani di «trasformare in norma di legge le disposizioni contenute nel regolamento del ministero fatto approvare nel 2000 dall’Ulivo che individua chiaramente quali sono i beni di valore storico artistico assolutamente inalienabili e pone regole chiare. In questo senso l'Ulivo ha presentato un emendamento alla Finanziaria».
Ermete Realacci, dal canto suo, lancia il sasso, dritto verso il ministero delle Finanze, la Patrimonio spa e la Infrastnitture spa: «Il ministro Tremonti, col silenzio compiacente dei ministri dell'Ambiente e dei Beni culturali, ha messo sull'Italia una pesante ipoteca per riaprire una frenetica stagione di inutili opere pubbliche. Ogni bene dello Stato è in pericolo, nessuno escluso, ecco perché questa lista ha un valore solo indicativo e risponde probabilmente alle pressioni delle banche o di danarosi privati».
Un bene sicuro c'è. Lo garantisce la direttrice di Palazzo Barberini, che pure figura nell'elenco. Sostiene la dottoressa Lorenza Mochi: «Per quanto ne so è assolutamente impossibile che Palazzo Barberini venga venduto- Sarebbe un gesto schizofrenico da parte di un ministero che ha già stanziato 30 miliardi della vecchie lire per il restauro. Le procedure sono più che avviate; la soprintedenza ai Beni ambientali sta definendo l'appalto concorso, per il giardino la gara è già espletata e c'è un comitato scientifico al lavoro, è pronto un cronoprogetto in dettaglio per l'allestimento definitivo del palazzo sala per sala». Insomma, nel giro di tre o quatto anni Palazzo Barberini dovrebbe essere ultimato. Dunque, spiega, sarebbe davvero un gesto schizofrenico metterlo in vendita adesso.



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