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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Prima di ‘alienare’ il Colosseo, ditecelo
Valentina Caracciolo
Il Salvagente 12/12/2002

Gli esperti di economia la chiamano finanza creativa, ma agli occhi del comune mortale, digiuno di project financing, c'è molto poco di fantasioso. Semmai molto di artistico, nel senso più deleterio del termine, però. Nella storia che segue economia e cultura sono legate a doppio filo, fin dal maggio 2001, quando -poco prima delle elezioni politiche - in tv il futuro presidente de! Consiglio, illustrando il suo programma elettorale, spiega che l'Italia ha bisogno urgentissimo di nuove Infrastrutture: dal Ponte sullo Stretto di Messina ad altre mirabilie dello stesso tipo.
Ma le grandi opere costano! Si prevedono, quindi, investimenti per 125.858 milioni di euro, una cifra enorme, specie in presenza di una congiuntura internazionale pessima.
Le promesse, tuttavia, vanno mantenute. Ecco così spuntare i frutti della "creatività" del ministro Tremonti: Patrimonio dello Stato spa e Infrastrutture spa.
La prima è una società per azioni, appunto, il cui maggior azionista è il ministero del Tesoro, destinata a gestire i beni culturali e naturali di cui l'Italia dispone: dal Colosseo alle spiagge di Ischia e Capri, dalle aree archeologiche alle chiese.


La società.
La società ha il compito di gestire i beni, ma può anche allenarli, come chiarisce la legge istitutiva 112/2002 (che ha convertito il decreto legge 63/02 paradossalmente firmato dal ministro del Tesoro ma non da quello dei Beni culturali, che non ha nessuna voce in capitolo): cioè affittarli, impegnarli, addirittura venderli.
Venderli? Ebbene sì. Ma, almeno, i proventi riusciranno a sanare i dissestati conti dello Slato? No, o per lo meno in misura scarsa, visto che "il passaggio dei beni dallo Stato a Patrimonio spa si configura come '' una vendita fittizia con altrettanto fittizi ricavi", ci spiega Fabrizio Vigni, Ds, membro della commissione Ambiente della Camera, "visto che proprietario della spa è sempre Giulio Tremonti".
Inoltre, per l'alienazione dei beni, sono previste procedure molto veloci e semplificate, che mettono da parte tutte le cautele richiesta dalle gare d'appalto e dalle vendite ai privati; ma, soprattutto, il 'nostro" patrimonio, quello che ci colloca tra i cittadini più ricchi del mondo, viene sottratto ai vincoli di tutela, previsti per i beni di utilità pubblica dal Testo Unico n. 490 del '99 proprio perché escluso dalla proprietà dello Stato e affidato a una società per azioni.
Con i tempi stretti che il governo si è dato per avviare l'attività di Patrimonio spa, e la quantità immensa di beni che possediamo, è prevedibile che le Sovrintendenze non riescano a redigere in tempo le declaratorie di interesse culturale, che sottrarrebbero i beni alla privatizzazione.


Diritto d'uso.
Dove non sarà possibile "alienare" il diritto di proprietà, lo Stato alienerà il diritto d'uso o di superficie. Come spiegano a Legambiente, "per usare ciò che è già nostro dovremo pagare".
'Per realizzare il piano delle grandi opere - dice Roberto Della Seta, portavoce dell'associazione - occorreranno circa 35mila miliardi di vecchie lire all'anno per dieci anni-, soldi che non ci sono e che, temiamo, si faranno entrare nelle casse dello Stato tramite la vendita del patrimonio pubblico".
Per questo Legambiente lancia, il 14 dicembre, contro Patrimonio spa una grande giornata di mobilitazione nazionale, dal titolo chiarissimo. L'Italia non è in
vendita.
Anche perché, al fianco di Patrimonio spa è nata Infrastrutture spa, o Ispa. La società (presieduta dall'ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio) dovrà procurare sovvenzioni per le grandi opere attraverso l'emissione di titoli a privati, che potrebbero ricevere la gestione di alcuni beni proprio dalla Patrimonio Spa, attraverso trasferimenti di azioni poco chiari, criticati anche dalla Corte dei Conti. L'Ispa, a sua volta, impegnerà questi beni a garanzia di veri e propri prestiti erogati dai privati allo Stato per finanziare le infrastrutture.
E se il debito non potesse essere onorato? Niente paura, i privati si tengono il pegno, cioè il nostro patrimonio culturale e naturale. Nel frattempo - spiega Vigni - Ispa caricherà lo Stato di debiti, che solo grazie a un trucco contabile non figureranno nel bilancio pubblico.
I parametri di Maastricht saranno per i momento rispettati e il debito pubblico soltanto nascosto sotto il tappeto. Intanto a Montecitorio ricompare la legge Brusco che consente la caccia nei parchi.
Ma non tutti i cacciatori sono d'accordo E infatti, alla manifestazione di Legambiente del 14, aderirà anche una grossa fetta de mondo venatorio.
Dice Osvaldo Veneziano, presidente nazionale di Arcicaccia. "Contro ogni tentazione di consumismo, dovremmo ricordarci di quel cacciatore d'un tempo, che usciva di casa a piedi o in bicicletta accompagnato da Fido che, quando tornava a casa con la preda, era festeggiato dalla famiglia, perché quella era l'unica occasione per mangiare un po' di carne. Non invochiamo quei tempi, ma la cultura di quell'uomo assai rispettosa dell'ambiente e parte integrante di quel paesaggio. Le nostre campagne non possono diventare un supermercato della caccia".
In difesa dei beni culturali e ambienta li c'è anche il sito www.patrimoniosos.it.



Ma forse Villa Gregoriana torna a vivere


E’ il 1826 quando un'ondata di piena fa tracimare il fiume Amene, portandosi via mezza Tivoli. È allora che Papa Gregorio XVI interviene facendo deviare il corso del fiume e, creando, allo sbocco di un'enorme galleria, una cascata. L'originario letto del fiume, ormai prosciugato, viene trasformato in una bellissima passeggiata, costellata di particolari formazioni calcaree e resti archeologici.
Nasce così il parco di Villa Gregoriana, a Tivoli,
oggi abbandonato in uno
stato di degrado profondissimo e chiuso ai pubblico.Ma se, due secoli fa, fu il Papa a salvare questo magnifico intreccio di natura e storia, ora è il Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, che ha chiesto all’Agenzia del Demanio e ottenuto di provvedere al recupero del parco perché possa tornare a essere ammirato dai visitatori. » L'annuncio è stato dato, la settimana scorsa, in una splendida sala di Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del consiglio, Berlusconi, che ha promesso alla signora Giulia Maria Crespi, presidente del Fai. di ridurre l'affitto che il Fondo pagherà per il comodato concessogli dal Demanio, da 15mila euro all’anno a 1 euro simbolico.
Si parla di natura e di danè a Palazzo Chigi e qualcuno si chiede che nesso ci sia tra avventure come quella della Patrimonio spa e questa iniziativa, esempio innovativo di collaborazione tra Stato, enti locali, privati e fondazioni. "Speriamo sia un buon segno", dice Fulco Pratesi, presidente del Wwf, "un segno di ripensamento su certi atteggiamenti da parte del governo".
E sull'affidamento ai privati? "Dipende dai privati", dice Pratesi, "se sono il Fai, va bene: altri, non direi proprio" Intanto, Unicredito aiuterà l’impresa nell’impiego di 2 milioni di euro per i lavori di recupero, che partiranno la primavera prossima e termineranno entro il 2004.



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