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Parere contrario delle Regioni al nuovo Codice dei Beni culturali
www.adnkronos.it

Beni culturali: parere contrario regioni a schema codice



Roma, 24 ott. (Adnkronos) - La Conferenza dei Presidenti delle Regioni ha approvato un Ordine del giorno relativo allo schema di Codice dei Beni Culturali, approvato dal Consiglio dei Ministri in via preliminare. Secondo le Regioni nello schema di codice nessuna delle proposte, formulate congiuntamente dal Coordinamento delle Regioni, dall'Anci ed dallUpi, e' stata recepita.


(Rre/Gs/Adnkronos)

Trovate il comunicato della Conferenza dei Presidenti nella sezione "Comunicati".

Qui di seguito invece trovate il Documento completo approvato dalla Conferenza nella riunione del 23 ottobre.



CONFERENZA DEI PRESIDENTI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME



ORDINE DEL GIORNO


Dallesame dello schema di Codice dei Beni Culturali, approvato dal Consiglio dei Ministri in via preliminare, emerge che sostanzialmente nessuno dei punti qualificanti, proposti congiuntamente dal Coordinamento delle Regioni, ANCI ed UPI, stato recepito.


La proposta di Codice, nella Parte prima Disposizioni generali, dilata la definizione di tutela introducendo finalit di promozione della coscienza e attivit di conoscenza che troverebbero un pi corretto inserimento nella valorizzazione; per altro verso, riduce la valorizzazione a mera attivit di sostegno economico al miglioramento delle condizioni di conservazione e allincremento della fruizione, escludendo in tal modo accessibilit, fruibilit ed utilizzazione dei beni culturali dalle competenze di valorizzazione.


Lintero codice pervaso da norme volte ad affermare che il Ministero esercita tutte le funzioni; ci pu determinare un probabile isolamento del Ministero che pone in una condizione subordinata e marginale gli altri partners - istituzionali e non - nellattivit di salvaguardia e promozione del patrimonio culturale, in contrasto con i principi dellarticolo 9 della Costituzione, che affidano allintera Repubblica, e non soltanto allo Stato, il compito di tutelare il patrimonio storico-artistico e di sviluppare la crescita culturale del nostro Paese. Al contrario, la partecipazione di tutti i livelli istituzionali alla difesa del patrimonio culturale, appare decisiva in un contesto nel quale decisioni rischiose in materia di condono edilizio e di vendita dei beni culturali, ne mettono fortemente a rischio l'integrit e la tutela.


La stessa affermazione che il patrimonio culturale costituisce e rappresenta lidentit nazionale appare inserita allo scopo di riportare al governo centrale ogni funzione di tutela e di valorizzazione, escludendo le comunit e le istituzioni locali dalla partecipazione allamministrazione del patrimonio.


Il titolo II, Fruizione e valorizzazione, opera unartificiosa e probabilmente incostituzionale separazione tra attivit di fruizione e di valorizzazione con il risultato di svuotare di organicit lattivit di valorizzazione che, come gi si detto, viene ridotta a sponsorizzazione e ad iniziative pubblicitarie e promozionali.


Anche sul paesaggio si reintroduce un parere vincolante della Soprintendenza preliminare alladozione dei provvedimenti di tutela da parte delle Regioni, riappropriandosi di una funzione ormai delegata da decenni e dilata la propria competenza su vie, piazze e centri storici, riducendo e ledendo responsabilit e competenze urbanistiche da tempo affidate ai Comuni.


Particolarmente grave labrogazione del D. Lgs 112/98, che introduceva caute e modeste innovazioni nella ricerca di un allargamento dei soggetti attivi sul patrimonio culturale, che la bozza di codice, invece, arretra anche rispetto alla dichiarata ricerca di modelli gestionali degli istituti culturali pi moderni e partecipati.


Il quadro che emerge , dunque, allarmante. Ci anche in considerazione del fatto che si compiono passi indietro, non soltanto rispetto al quadro legislativo vigente, ma vengono messe in difficolt e sostanzialmente negate situazioni ampiamente consolidate nella realt, situazioni che vedono compartecipi, accanto al Ministero, soggetti locali, pubblici e privati, nei processi di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale.


Di fronte a questo quadro cos preoccupante per il ruolo marginale affidato dallo schema di codice a Regioni, Province, Comuni e privati per il patrimonio culturale, non si pu che esprimere un giudizio fortemente negativo ed allarme per le conseguenze che lintroduzione di questo schema di codice pu determinare.


E evidente, infatti, che limpianto proposto cos autoreferenziale da parte del Ministero che pu determinare disimpegno finanziario e operativo delle istituzioni regionali e locali e un contenzioso costituzionale e giudiziario.



Per questi motivi la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome


nel ribadire quanto gi oggetto del documento approvato dalla Conferenza dei Presidenti l8 maggio 2003, sul quale si era registrata una convergenza di ANCI ed UPI,


nellauspicare- fermo restando la responsabilit del Ministero in ordine alla tutela, rispetto alla quale si sostiene lopportunit del concorso delle Regioni e degli enti locali - come obiettivo la valorizzazione lo sviluppo e la crescita culturale del Paese, attraverso il miglioramento delle condizioni di conservazione e utilizzo dei beni, la promozione della conoscenza del patrimonio culturale e lorganizzazione delle migliori modalit di accessibilit, di fruizione e godimento del patrimonio stesso, attraverso un quadro di concertazione e di intesa tra tutti i livelli istituzionali di governo, da realizzarsi anche attraverso un coinvolgimento delle energie private.


chiede al Governo e alle Commissioni Parlamentari competenti di riaprire un confronto serrato sui temi sopra segnalati al fine di verificare la possibilit di unintesa.


Qualora ci non sia accettato, le Regioni richiedono che il Codice si limiti a riordinare la materia della tutela dei beni culturali, escludendo la normazione della valorizzazione dei beni culturali e della tutela dei beni paesaggistici, sulle quali si chiede di avviare un confronto secondo le procedure previste dallart. 1 della legge 131/2003


chiede alle associazioni dei Comuni e delle Province di concorrere con le Regioni al sostegno di queste iniziative.



Roma, 23 ottobre 2003



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