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Newsletter Associazione Bianchi Bandinelli
posta della redazione



Il 15 dicembre stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 291 del 15-12-2007, Supplemento Ordinario n. 270), il testo del nuovo Regolamento di riorganizzazione del MiBAC: Decreto del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233: Regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali, a norma dell'articolo 1, comma 404, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Purtroppo il testo definitivo non tiene in nessun conto le osservazioni presentate dalle Associazioni che pure erano state recepite dalle Commissioni parlamentari. L'Associazione Bianchi Bandinelli esprime la propria delusione per l'esito finale di un processo di riforma delle strutture di tutela del Ministero nel quale si erano riposte grandi speranze e aspettative di rinnovamento.

In allegato mettiamo il testo apparso in G.U. e il documento presentato dalle Associazioni il 2 ottobre. Nel sito ABB possibile leggere anche i pareri delle Commissioni parlamentari e tutti i precedenti documenti sull'argomento.


OSSERVAZIONI

Associazione Italiana Biblioteche AIB
Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli
ASSOTECNICI
Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche AISEA
Societ Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici SIMBDEA

Osservazioni e proposte di modifica allo schema di Regolamento di organizzazione del MiBAC (testo del 12. 06. 2007) Roma , 2 ottobre 2007




Dalla lettura dello schema di Regolamento appare evidente lintenzione di limitare la riforma ad un mero riordino dellesistente, mentre non emerge un disegno politico e culturale di reale cambiamento e di riorganizzazione funzionale del Ministero per i beni e le attivit culturali. Allo stato attuale non sono state tenute nel debito conto n le analisi e le proposte del Consiglio Superiore per i Beni culturali e il Paesaggio, n quelle delle Organizzazioni sindacali, n quelle provenienti dalle Associazioni per la tutela del Patrimonio culturale e dalle Associazioni professionali di settore, che si sperava invece potessero contribuire positivamente a questo ennesimo processo di riordino. In particolare, le Associazioni si richiamano a quanto gi segnalato nel documento del 28 marzo 2007 (Ministero per i beni e le attivit culturali: quale futuro?), inviato allora agli organi politici ed amministrativi del MiBAC ed ai Presidenti delle Commissioni parlamentari Cultura e Istruzione della Camera e del Senato, i cui principi appaiono tuttora validi (il testo viene qui allegato).
Le Associazioni ritengono necessario pertanto evidenziare ancora una volta gli aspetti critici pi rilevanti del testo regolamentare, sui quali le Commissioni parlamentari possano intervenire con pareri, proposte e raccomandazioni al Governo.


1. CAPO I. Amministrazione Centrale. Uffici e funzioni di livello dirigenziale generale

In primo luogo necessario riaffermare chiaramente lesigenza di una struttura burocratica pi leggera sia a livello centrale che regionale, adeguata alle funzioni e ai compiti primari del Ministero: tutela, conoscenza e valorizzazione dei beni culturali, attivit che possono essere svolte solo dagli istituti e dalle figure tecnico-scientifiche. Appare dunque ancora eccessiva la dotazione organica dei direttori generali, ben 37
(come si evince dalla relazione illustrativa dello schema di Regolamento), il cui numero squilibrato a scapito dei dirigenti tecnico-scientifici di seconda fascia, gi insufficienti, ma di cui prevista lulteriore diminuzione.

A) E auspicabile unulteriore riduzione delle Direzioni generali di natura burocratico-amministrativa al centro, salvaguardando al contrario quelle con compiti di indirizzo per i diversi e specifici settori dei beni culturali, considerato che il Segretariato generale dovr assolvere invece alle funzioni di coordinamento dellintera gestione. Potrebbero quindi essere accorpate, come era precedentemente, la Direzione Generale per il bilancio e la programmazione economica e la Direzione Generale per lorganizzazione, linnovazione, la formazione, la qualificazione professionale (Capo I, art. 4 e 5), secondo quanto indicato anche nel parere del Consiglio di Stato (27 agosto 2007)

Al contrario, assolutamente da respingere la soppressione lunica prevista , della Direzione Generale per il patrimonio storico-artistico ed etno-antropologico, che verrebbe accorpata e riassorbita nella Direzione Generale per i beni architettonici. La tutela dellimmenso patrimonio artistico nazionale (si pensi alle migliaia di musei, agli arredi delle oltre centomila chiese, ecc.) richiede competenze professionali specifiche e autonomia metodologica, come del resto la salvaguardia del non meno ingente patrimonio demoetnoantropologico, oggi al centro dellattenzione mondiale a seguito delle Convenzioni per la salvaguardia delle diversit culturali e dei patrimoni immateriali dellUNESCO, ratificate proprio questanno anche dallItalia (lultima, il 12 settembre 2007).
Per il patrimonio demoetnoantropologico si dovrebbe quanto meno istituire un Comitato tecnico-scientifico dedicato, attualmente non previsto al CAPO II, art. 14 tra gli Organi Consultivi Centrali.

Desta grave preoccupazione e allarme, per le nefaste conseguenze che potr comportare ai fini di unefficace azione di tutela, anche il trasferimento delle competenze in materia di Paesaggio dalla Direzione Generale per i beni architettonici a quella per lArchitettura e larte contemporanea. Lallarme generato dalla radicale diversit, nei fini e nei metodi, tra la funzione di promozione della seconda struttura dirigenziale generale e la funzione di salvaguardia cui la prima istituzionalmente preposta. Lintrinseca natura del paesaggio italiano, frutto di una sedimentazione storica millenaria, parallela allo sviluppo delle forme architettoniche e degli insediamenti urbani, richiede strumenti conoscitivi prima ancora che conservativi del tutto diversi dalle competenze necessarie a chi deve garantire la qualit della produzione artistica e architettonica contemporanea, che non di rado sono in oggettivo conflitto con lintegrit dei valori paesaggistici e della loro tutela.


B) Si rilevano notevoli e ripetute incongruenze nella suddivisione dei compiti fra le Direzioni Generali, le Direzioni Regionali e le strutture tecnico-scientifiche territoriali, con conseguenze negative, qualora tali incongruenze restassero invariate, per la funzionalit organizzativa e lefficacia dellazione ministeriale. In particolare necessario che il Regolamento definisca con maggiore chiarezza il flusso decisionale per la programmazione e lallocazione delle risorse tra centro e periferia: soltanto allart. 8, ad esempio, si specifica al comma 2, lett. a) che il Direttore generale esprime il parere, per il settore di competenza cio quello dei beni architettonici sui programmi annuali e pluriennali di intervento proposti dai direttori regionali, mentre questultima fondamentale indicazione manca negli art. 6, 7, 9, 10 al corrispondente comma 2, lett. a).

C) In linea generale, per evitare duplicazioni di compiti e conseguenti confusioni e conflitti, non devono essere previste per le Direzioni Generali competenze tecnico-scientifiche proprie degli Istituti Centrali e di quelli dotati di autonomia speciale, nonch delle strutture periferiche competenti. In particolare si evidenziano alcuni esempi :

Se alla Direzione Generale per lorganizzazione e linnovazione (art. 4), sono assegnate competenze relative allorganizzazione, allinnovazione, alla formazione e alla qualificazione professionale del personale inspiegabile che alla stessa non vengano attribuite anche quelle in materia di qualit e standardizzazione delle procedure, assegnate invece alla Direzione Generale per il bilancio. Alla stessa Direzione Generale per lorganizzazione e linnovazione, daltra parte, sono assegnati compiti di carattere tecnico-scientifico che non possono essere che di competenza degli Istituti Centrali, come ad esempio quelli in materia di sistemi informativi per la catalogazione e la digitalizzazione del patrimonio, o per lemanazione di raccomandazioni e linee guida. Alla Direzione Generale per il bilancio (art. 5) vengono assegnate competenze in materia di promozione della conoscenza e dellimmagine del patrimonio culturale, compiti che pi propriamente sono da attribuire agli Istituti culturali del Ministero, cos come definiti dallart. 101 del Codice dei beni culturali. Anche per quanto sopra appare necessaria lunificazione delle due Direzioni Generali;

Alla Direzione Generale per i beni librari (art. 10, comma 2, lett. i, l, m) sono assegnati i compiti del Centro per il libro e la lettura, con una evidente duplicazione di competenze e attivit rispetto a quanto gi previsto dalla bozza di DPR relativo al Centro in questione, attualmente allesame degli organi competenti;

Riguardo al settore degli Archivi si pone in evidenza la necessit e lurgenza di potare a compimento lattivazione dellIstituto Centrale per gli archivi (art. 15), da tempo previsto dalla legge e non ancora concretamente istituito. A tale istituto dovranno essere trasferite le competenze scientifiche assegnate nello schema di Regolamento alla Direzione Generale per gli archivi (art. 9), competenze in materia informatica e di elaborazione di metodologie archivistiche relative allordinamento, alla catalogazione e alla conservazione degli archivi digitali.

E necessario rivedere la scelta fatta, allart. 10, di trasferire le competenze relative al diritto dautore alla Direzione Generale per i beni librari, in quanto queste sono per loro natura trasversali e riguardano quindi anche altri settori dellamministrazione. Attualmente dalle norme vigenti sono assegnate solo al settore del cinema e dello spettacolo dal vivo, mentre con lo schema di Regolamento dovrebbero passare ad un altro settore (Direzione Generale Beni Librari). Sembra opportuno invece che le problematiche relative al diritto dautore vengano seguite e trattate in modo unitario e vengano pertanto ricondotte al Segretariato generale.


2. CAPO III. Istituti Centrali e Istituti con finalit particolari (art. 15)

La differenziazione tra Istituti Centrali (art. 15, comma 1) e Istituti dotati di autonomia speciale (art. 15, comma 3) apparentemente del tutto casuale, in mancanza di riferimenti a compiti e specificit peculiari che giustifichino, tra laltro, la differenza stipendiale per i dirigenti preposti alle due categorie.

Se al comma 1 dellart. 15 sono elencati gli Istituti caratterizzati da funzioni di studio e ricerca, secondo quanto prescritto originariamente dal DPR 805/1975, non si comprende perch lIstituto superiore per la conservazione e il restauro, che rimane immutato in quanto non ne pi previsto laccorpamento con lIstituto centrale per la patologia del libro e con il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato (riuniti in altro istituto), venga definito superiore e posto tra gli istituti del comma 2.
Ingiustificabile e inopportuna sembra del resto la decisione di cambiarne la storica denominazione di Istituto Centrale per il Restauro ICR, conosciuta in tutto il mondo.

E da segnalare inoltre la mancanza di qualsiasi cenno di attenzione nello schema di Regolamento per i Beni Musicali, per i quali sarebbe auspicabile quanto meno la creazione di un Istituto centrale per il Patrimonio culturale musicale (come era previsto nel Decreto Legislativo n. 368/1998, art. 6 e nel successivo Decreto Legislativo n. 3/2004, art. 4), con funzioni di ricerca, sperimentazione, emanazione di linee guida e di standard, di consulenza.


3. CAPO IV. Amministrazione periferica

A) Direzioni Regionali per i beni culturali e paesaggistici (art. 17)
A fronte delle numerose competenze e potest di intervento attribuite alle Direzioni Regionali, bene innanzi tutto ribadire che dovr essere garantita allinterno di tali strutture la pariteticit di tutti gli istituti periferici afferenti.

Riguardo alle funzioni di stazione appaltante della Direzione Regionale necessario precisare che esse devono essere limitate esclusivamente ai contratti per importi superiori alla soglia europea, se si vuole evitare in caso contrario la paralisi delle attivit degli istituti sul territorio.

Lo schema di Regolamento accentra nelle Direzioni Regionali funzioni e compiti attribuiti in precedenza alle Direzioni Generali e alle Soprintendenze periferiche. Lesempio di maggior rilievo quello della vincolistica, che esige una visione complessiva e un coordinamento centrale, oltre alla necessaria distanza dai condizionamenti locali, e che opportunamente quindi era stata attribuita nella versione precedente del Regolamento alle Direzioni Generali, mentre ora diviene competenza delle Direzioni Regionali. Per una corretta ed efficace azione di tutela sul territorio, dovrebbe essere evitata lattribuzione ad ununica struttura della vincolistica e della gestione finanziaria.

Si ritiene una grave omissione dellarticolato non precisare che tutti i dirigenti dellamministrazione periferica Soprintendenze, Archivi, Biblioteche e in primis i responsabili delle Direzioni Regionali (ma anche degli Istituti Centrali e con finalit particolari evidenziati nel CAPO III) devono appartenere ai ruoli tecnico-scientifici disciplinarmente coerenti con le rispettive strutture.
Due modifiche in tal senso (luna riscontrabile, per i soprintendenti regionali, gi nellart. 13 del DPR n. 441/2000) potrebbero essere i seguenti:
a) allart. 16, comma 3:
I dirigenti dei ruoli tecnico scientifici preposti agli uffici dirigenziali periferici....
b) allart. 15, comma 6:
Il conferimento degli incarichi di direzione, tra i dirigenti dei ruoli tecnico-scientifici disciplinarmente coerenti con le rispettive strutture, disposto secondo le procedure previste dal DM 16.05.2007.


B) Istituti periferici (Soprintendenze per i beni archeologici, architettonici e paesaggistici, storici, artistici e demoetnoantropologici), Archivi, Biblioteche (art. 18)

Lo schema di Regolamento definisce articolazioni (art. 17, comma 1) della Direzione Regionale tutti gli istituti periferici del Ministero presenti nel territorio regionale: viene negata cos lindispensabile autonomia scientifica, amministrativa, operativa di tali organi, e gravemente limitata e mortificata lazione dei rispettivi dirigenti nellesercizio delle loro funzioni istituzionali.

Questa circostanza, insieme con la prevista ulteriore riduzione delle Soprintendenze archeologiche, quasi lo sconfinato patrimonio archeologico italiano non ne legittimasse la presenza e lazione, denuncia un vero e proprio disegno di smantellamento del sistema di tutela territoriale italiano.

Un caso emblematico: la soppressione del ruolo dirigenziale presso la Soprintendenza ai beni archeologici di Sassari e Nuoro, che viene accorpata a quella di Cagliari e Oristano (cfr. Piano operativo allegato allo schema di Regolamento, p. 2). Inutile sottolineare la vastit e complessit tipologica del patrimonio archeologico sardo, e le difficolt viarie locali; si deve viceversa attirare lattenzione sulla reiterata eliminazione dei presidi di tutela dei beni archeologici. Le Soprintendenze del settore sono meno numerose di quelle delle altre tipologie di beni, poich la precedente riforma del Ministero aveva aumentato, in alcuni casi inspiegabilmente e senza alcun criterio di corretta dislocazione territoriale, il numero di quelle per il patrimonio storico-artistico e architettonico. Queste ultime vengono ora riconfermate, mentre si accorpano quelle indispensabili per la tutela dei beni archeologici. E comunque molto grave che in nome del principio dellinvarianza della spesa si sacrifichino posti di funzione dirigenziale di seconda fascia, destinati allamministrazione attiva della tutela sul territorio, per garantire invece lalto numero di posti di dirigenza generale.

Sembra opportuna viceversa la prevista istituzione della Soprintendenza autonoma di Napoli e Pompei, risultante dallaccorpamento delle due precedenti Soprintendenze, con lestensione dellautonomia di quella di Pompei a quella di Napoli e con la conseguente ricomposizione di museo e territorio. Opportuna anche la soppressione del posto di city manager a Pompei, prevista con lentrata in vigore di questo Regolamento, ma smentita dalla nomina cui si sta procedendo in questi giorni, con rilevante danno per lerario.

4. Raccomandazioni
In conclusione, risulta evidente che lo schema di Regolamento, dal momento che rinvia a successivi D.M. (art. 15, comma 5) la definizione dellassetto e delle funzioni degli organi periferici del Ministero, non ne propone per ora una riforma organica e in particolare lascia irrisolti alcuni nodi che qui vengono esplicitati:

1. pieno riconoscimento delle professionalit tecnico-scientifiche, anche nella successiva definizione dei compiti delle strutture periferiche;
2. attivazione degli istituti centrali previsti dalle leggi in vigore ma non ancora operativi, come lIstituto Centrale per gli Archivi e quelli per il Patrimonio demoetnoantropologico e per il Patrimonio Culturale Musicale;
3. per quanto riguarda il settore dei Beni librari, articolazione ed espletamento dei servizi bibliografici e bibliotecari nazionali, con particolare riferimento al coordinamento delle due Biblioteche nazionali centrali (che in prospettiva dovrebbero confluire nellunica struttura Biblioteca Nazionale Italiana), allo sviluppo del Servizio Bibliotecario Nazionale SBN, allattuazione di progetti e servizi nazionali di digitalizzazione, al monitoraggio e al completamento della normativa del deposito legale;
4. relativamente al settore demoetnoantropologico, si segnala la necessit di una modifica che ha fondamenti scientifici: la denominazione di questa categoria di beni demoetnoantropologici deve essere uniformata nel testo dellintero schema di decreto (in particolare agli art. 3, 8, 14, 18), sostituendola al termine etnoantropologici


Si auspica che su questi temi e sullemanazione dei successivi decreti ministeriali, peraltro previsti dallo schema di Regolamento, il Governo assuma un impegno preciso e a scadenza ravvicinata, in quanto in mancanza di soluzioni adeguate lo svolgimento dellattivit del Ministero rischia di essere gravemente compromessa.



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