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LETTERA APERTA: per il DAI di Roma

Pubblichiamo la lettera di sostegno per la riapertura dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Le adesioni vanno inviate (eventualmente per gruppi) a questo indirizzo e-mail (archivio.storico@archeorm.arti.beniculturali.it)
indicando nome, cognome, professione e, ove esistente, Istituzione di appartenenza e citt.

Sar nostra cura trasmettere tutto ai destinatari.

Siamo certi della massima adesione e diffusione

Alcuni Archeologi della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (Mariarosaria Barbera, Roberto Egidi, Fedora Filippi, Rossella Rea, Maria Antonietta Tomei).

----------------------------------------------------
Al Presidente del DAI - Berlino

A S.E. lAmbasciatore tedesco a Roma

A S.E. lAmbasciatore italiano a Berlino

Al Ministro per i Beni e le Attivit Culturali

Al Sindaco di Roma

E pc.

Al Direttore del DAI Roma



La prolungata chiusura dellIstituto Archeologico Germanico di Roma ha privato la comunit archeologica italiana e internazionale di un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo della ricerca scientifica.

Il Germanico, il pi antico tra gli Istituti stranieri a Roma, ha da sempre costituito, con autorevolezza scientifica, apertura culturale e capacit di confronto dialettico, la casa madre di riferimento per gli tutti gli archeologi delle Soprintendenze e degli Istituti universitari e di ricerca italiani e non solamente.

Ben al di l della frequentazione della leggendaria Biblioteca e della consultazione della ricca Fototeca, ci che pi di tutto si bruscamente interrotto stato un profondo rapporto scientifico, il senso di appartenenza ad una comunit che da sempre aveva eletto la sede di via Sardegna a luogo privilegiato del dialogo e del confronto.

Qui, attraverso gli incontri informali a margine del lavoro di ricerca, cos come nelle tante occasioni di riunioni ufficiali su temi specifici, prendevano corpo senza soluzione di continuit nello scorrere dei giorni e degli anni, progetti scientifici comuni, collaborazioni di ricerca sul territorio, ma anche semplici discussioni e consigli che davano un importante sostegno allindagine scientifica, alla formazione universitaria e un valore aggiunto alloperare, talora difficile degli Uffici di tutela.

Nel comune lavoro scientifico sui siti o sulle collezioni storiche italiani, generazioni di archeologi tedeschi e italiani hanno potuto confrontare metodi e conoscenze delle diverse scuole, trovando sempre nellIstituto di Roma un luogo privilegiato di approfondimento, di studio e di verifica. Proprio questa caratteristica di reale integrazione scientifica tra le diverse componenti italiane, tedesche e in generale internazionali, ha reso da sempre lattivit del DAI un pilastro della ricerca storica, archeologica, epigrafica e in generale per lAntichit, trovando in Roma il proprio naturale luogo di comunione feconda e di integrazione con le espressioni culturali e con leccezionale patrimonio archeologico della citt.

Ora che il Germanico chiuso da quasi due anni, avvertiamo la sua assenza e il peso sulla nostra comunit del vuoto che si determinato. LIstituto esiste e ne conosciamo, nonostante le difficolt, lattivit scientifica sul territorio italiano da sempre svolta in stretta collaborazione con le Soprintendenze Archeologiche e gli Istituti universitari e di ricerca italiani e internazionali, ma ne avvertiamo la separatezza, la difficolt ad esprimere appieno le proprie grandi potenzialit in una relazione continua con le altre istituzioni culturali presenti a Roma e in Italia.

Perch tutto questo non determini un ulteriore nocumento per il progresso della ricerca archeologica, noi crediamo e auspichiamo che sia urgente individuare un modo per riaprire subito anche in una sede provvisoria lIstituto e gli strumenti per la realizzazione di una soluzione definitiva.

Per questo ci appelliamo alle Autorit tedesche e italiane, affinch Roma, lItalia e lEuropa tutta vedano restituito alla piena attivit scientifica e culturale, di confronto profondo sul destino del patrimonio archeologico, quella casa madre che per quasi 180 anni ha saputo svolgere con grande semplicit e autorevolezza, un ruolo importantissimo per la cultura italiana e non solamente, che oggi manca profondamente a tutti noi.

19 maggio 2008





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