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INTERVISTA alla direttrice del Mart
Francesco Galdieri
Il Mattino

LINTERVISTA
Parla la direttrice del Mart
il museo del contemporaneo
che da Rovereto si imposto
come prestigioso polo culturale

Con una programmazione ultradecennale alle spalle, progettato da Mario Botta, diretto da Gabriella Belli, il Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, 14.500 mq di superficie totale, tre sedi, inaugurato a met dicembre 2002 - lultimo nato tra i musei darte contemporanea in Italia, a quattordici anni dallapertura del Pecci di Prato. Impostosi fin da subito come struttura polifunzionale in grado di ritagliarsi una riconoscibilit europea, grazie a unampia collezione che annovera opere prestigiose delle avanguardie del primo Novecento (con un nucleo consistente dedicato agli artisti locali, a cominciare da Depero) e una serie di capolavori internazionali del minimalismo, della pop-art, della transavanguardia, della land-art fino ai giovani artisti italiani (come i nostri Perino e Vele), costituisce un sito museale configuratosi come moderno attrattore culturale, capace dinnescare un rilancio del territorio, proponendo larte anche come volano economico. E mentre a Napoli si lavora per localizzare al palazzo Donnaregina il museo darte contemporanea, chiediamo a Gabriella Belli di illustrarci lesperienza del Mart, utile a tracciare le linee guida necessarie per porre le basi per un nuovo museo.
Quali dovrebbero essere gli elementi distintivi di un nuovo museo di arte contemporanea con caratteristiche adeguate per entrare nel circuito dellofferta culturale e turistica europea?
Nel caso di una citt di grande tradizione come Napoli esiste un tessuto sensibile al contemporaneo e quindi fecondo: nella vostra citt sono state fatte cose straordinarie e in particolar modo promosse dai privati. Il pubblico stato latitante a lungo, ma se oggi finalmente c un impegno da parte delle istituzioni nellassumersi la responsabilit della nascita di un museo, io credo che lo debba fare dando seguito ad una vocazione gi tracciata.
Cio, in questa fase di preparazione a che cosa si dovrebbe puntare secondo lei per dar vita al museo napoletano?
Ragionando in generale sulla situazione museale, secondo me non va dimenticato che in Italia abbiamo sempre pi bisogno di musei e sempre meno di eventi. Occorrono luoghi di studio, di ricerca, officine di dibattito e di riflessione critica. C bisogno di partire da collezioni permanenti; e quindi dobbiamo, a mio parere, arrivare ad una riconversione di molte energie economiche ora destinate al transitorio.
Quindi quale sarebbe, secondo lei, la priorit di fondo?
La museografia italiana ha bisogno di sedi di metabolizzazione e di meditazione dellarte, e non solo eminentemente luoghi del vedere e del turismo culturale. La museografia ha la dignit di una scienza e non pu essere lesplicitazione del pensiero di un singolo direttore. Personalmente punterei alla costruzione di una collezione organica che includa anche artisti locali senza rinunciare a un alto profilo internazionale.
Progetto culturale e progetto di fattibilit economica dovrebbero viaggiare paralleli?
Certamente. Entrambi costituiscono le basi per un museo che verr, da questi elementi fondamentali si evince la lungimiranza e la sostenibilit di un progetto complessivo.
Come avete affrontato il problema del budget, progettando il Mart?
Nel nostro caso ci furono due progetti economici. Il primo stilato dal professor Pilati della facolt di Economia di Trento, autore di un documento puntuale, ricco di proiezioni di bilancio. La Provincia, in realt non essendo intenzionata a finanziare il museo, si rivolse alla Bocconi per verificare la praticabilit dell'investimento (50 milioni di euro, ndr). La risposta fu positiva.
Al momento il progetto napoletano accentrato nelle mani della Regione che non ha interpellato, finora, altri soggetti. E normale o atipico?
Potrebbe andare per cominciare, ma ci vorr pur sempre un conto delle spese. Il dibattito va assolutamente esteso a universit, accademie, impresa, anche perch oggi, anche se la cultura non si misura con i numeri, deve comunque costituire un investimento capace di fornire profitti sia in termini di crescita che di potenzialit della societ.
Quali sono le competenze di un direttore?
Deve stringere alleanze, stilare progetti scientifici in particolar modo aderenti al patrimonio locale e possedere capacit "profetiche" interpretando i "segni" del presente. Servirsi esclusivamente di comitati istituzionali e di gruppi di lavoro limitante: opportuno individuare rapidamente una persona fisica che si assuma tutte le responsabilit del caso.



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