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RIVISTA IL PONTE: una precisazione di S. Settis sulla "valorizzazione" del Cenacolo vinciano e la lettera di dimissione al Ministro Bondi da presidente del Consiglio Superiore
RIVISTA IL PONTE, GIUGNO 2009


Una precisazione
Categoria: Arti visive,
Autore: Salvatore Settis,

Leggo solo adesso (e me ne scuso) larticolo di Pietro Scarpellini Disastro restauro su Il Ponte n. 11, novembre 2008 (pp. 115-125). Esso si conclude con queste parole: Salvatore Settis ha tentato, in un amarissimo ma giustissimo articolo (Assessori RO-MI, cose da non fare , Sole-24 ore, 25. 05. 08), di convincere lassessore milanese a non lasciarsi incantare dai dissennati progetti di valorizzazione del Cenacolo di Leonardo con spettacoli da son et lumire. Purtroppo non stato ascoltato. Tuttavia egli pur sempre il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Perch non fa sentire la sua voce in quel consesso, e se si rende conto che non c niente da fare, con un ministro che non sta a sentire, non ne trae le dovute conseguenze, e si dimette?.

Scarpellini in errore. Non dopo, ma prima del mio articolo da lui citato, il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, allora da me presieduto, ha discusso due volte il dissennato progetto di son et lumire sul Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, firmato Peter Greenaway. Il 2 aprile 2008, quando gi le dimensioni delloriginario progetto si erano ridotte per invasivit di suoni e luci e soprattutto per il numero delle repliche del bizzarro evento, il Consiglio espresse allunanimit parere negativo, ritenendo che qualunque rischio ad unopera darte di estrema importanza ed estrema delicatezza conservativa come lUltima Cena di Leonardo da Vinci non sia assolutamente ammissibile; la performance prevista pu benissimo avvenire, senza nulla togliere alla sua originalit, su una riproduzione dellopera collocata in un qualsiasi altro ambiente.

Dopo che alcuni, nel ministero e fuori, ebbero contestato la competenza del Consiglio Superiore a esprimere un tal parere, mentre da un lato si insisteva sul progettato evento e dallaltro se ne riduceva ulteriormente linvasivit e il numero delle repliche, il Consiglio, nella seduta del successivo 7 maggio, ribad con maggior forza il proprio parere negativo, e ci in considerazione di principi di carattere generale, e cio in primo luogo linopportunit di considerare ambienti e opere darte storiche come loccasione per eventi performativi ed effimeri caratterizzati come valorizzazione, il che comporta il rischio di sminuirne laltissimo significato di testimonianza storica, come il caso del Cenacolo Vinciano, avente di per s valore universale e assoluto, da preservarsi con massima cautela e attenzione; in secondo luogo il valore emblematico e paradigmatico che la prevista performance assumerebbe, svolgendosi nel luogo di unopera darte di massima fama e valore e di delicatissimi e gravissimi problemi conservativi, anchessi universalmente noti; onde a fortiori altri potrebbero rivendicare altre analoghe o pi invasive manifestazioni effimere in qualsivoglia alto contesto, in ipotesi altrettanto o meno delicato. Il Consiglio ritiene che lespressione di tale parere, palesemente riferendosi a una materia, di grave e potenzialmente crescente interesse generale, che travalica di molto il caso singolo che ne ha dato lo spunto, rientri a pieno titolo nelle proprie attribuzioni di legge.

Di tali prese di posizione i giornali dettero notizia (per tutti cito il Corriere della sera del 4 aprile e la Repubblica del 9 maggio); fra le reazioni si segnal quella di Vittorio Sgarbi, che defin il parere del Consiglio Superiore una scelta fascista (Corriere della sera, art. cit.). Dopo che la Soprintendenza ebbe deciso che lo show di Greenaway si svolgesse su una replica dellUltima Cena collocata nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, il ministro Bondi volle tuttavia consentire, sulla base di un parere dellIstituto Centrale per il Restauro, una sola volta levento sulloriginale, riducendo ancora il numero dei riflettori e cancellando del tutto o quasi la colonna sonora; Sgarbi dichiar allora di essere il garante della reale interpretazione di Greenaway sull'opera di Leonardo diventando il presentatore dello show quando sar portato al Cenacolo vinciano e deplor ripetutamente latteggiamento del Consiglio Superiore. Quanto allo sponsor dellevento, la Cosmit SpA, il suo amministratore delegato, Manlio Armellini, mi scrisse una lettera insultante, nella quale la posizione mia e del Consiglio veniva definita balbettante, pateticamente inopportuna, tecnicamente sbagliata, polverosa, brutta ed equivoca e in cui si potevano leggere brani come il seguente: Caravaggio fu un assassino rissoso, e trascorse anni della sua vita in galera; Gauguin abbandon moglie e figli per le calde amanti dei mari del Sud. Michelangelo attacc briga con il Torrigiani il quale con un pugno gli frattur il naso sfigurandolo per sempre... e potremmo dilungarci non poco. Il mondo dellarte non sacro neppure se riproduce ad libitum santi e Madonne (e ci solo perch i committenti delle opere darte per secoli sono state le istituzioni ecclesiali). Accostare allarte della pittura, vecchia di ottomila anni, larte del cinema, che di anni ne ha soltanto 113, una maniera moderna e intelligente di dare strumenti distruzione e di conoscenza alla generazione dei laptop, che sta producendo una societ illetterata, sotto laspetto visivo e non solo.

divertente (o deprimente: dipende dai punti di vista) che mentre Sgarbi e Armellini rampognavano il Consiglio Superiore, e me in particolare, per aver condannato linutile evento di Greenaway, Scarpellini mi rampognasse perch (secondo lui) non avrei fatto nulla per impedirlo. Un ultimo punto: Scarpellini mi invitava alle dimissioni per non aver dissentito a sufficienza dal ministro Bondi; il quale a sua volta mi rampogn (sul Giornale del 23 febbraio e altrove) perch avevo la pessima abitudine di dissentire troppo spesso da lui. per il dissenso di fondo dalla politica del ministro e per il suo desiderio di ridurmi al silenzio, infine, che il 25 febbraio mi sono dimesso dalla presidenza del Consiglio Superiore, spiegandone le ragioni in una lettera, che fu pubblicata su la Repubblica il giorno dopo e che, per conoscenza del lettore, ripropongo.

Pisa, 31.3.09





Illustre Signor Ministro,



sul Giornale del 23 febbraio, Lei mi attribuisce, citando dallintervista di Enrico Arosio su LEspresso, affermazioni che non ho fatto, quali la denuncia della malagestione dei musei e del clima di generale frustrazione che si respira nel Collegio Romano. Non sono parole mie, semmai dellintervistatore: basta badare alle virgolette. Rispondo invece delle cose che ho detto, e che Lei ugualmente mi rimprovera: in particolare, di aver richiamato lattenzione del Governo e dellopinione pubblica (in un articolo sul Sole-24 ore del 4 luglio 2008) sui pesanti tagli al Suo Ministero, con cifre incontestabili perch tratte dalla Gazzetta Ufficiale. Mi rimprovera il dissenso di fondo, in particolare rispetto alla futura nomina del dott. Resca come direttore generale alla valorizzazione dei beni culturali. Inoltre, mi rimprovera sensazionalismo mediatico e richiamo irresponsabile della ribalta, mi etichetta polemista di riferimento del gruppo La Repubblica-Espresso che inforca la polemica sulla stampa di opposizione e lavora contro le istituzioni, e infine mi invita a dare le dimissioni (Se avesse voluto cercare un espediente per rassegnare le dimissioni, il professor Settis non avrebbe potuto trovarne uno migliore).

Quando, in seguito allarticolo sul Sole, il sottosegretario Giro e altri validi esponenti della maggioranza, come lon. Gabriella Carlucci, mi invitarono alle dimissioni, fu Lei a chiedermi di mantenere il ruolo di presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Non mi colpisce il fatto che Lei abbia in merito cambiato idea. Mi colpisce la Sua convinzione a) che le preoccupazioni che esprimo nascano non da riflessioni di natura istituzionale, ma da uno schieramento politico, e b) che ogni pubblico dissenso dal Ministro debba esser vietato a chi ricopra la funzione di presidente del Consiglio Superiore. Nessuna di queste due affermazioni risponde al vero. Quanto alla prima, per non citare pi remoti esempi, durante il governo Prodi criticai duramente (su la Repubblica, 11 settembre 2006) la proposta di legge Nicolais sul silenzio-assenso, in termini identici a come lo avevo fatto un anno prima sullo stesso giornale (8 marzo 2005) rispetto a unidentica proposta Baccini (in ambo i casi, la proposta fu ritirata).

Quanto alla seconda affermazione, ricordo che il Consiglio Superiore per legge un organo tecnico-scientifico e non politico. Ci comporta, per il suo presidente come per gli altri membri, massima discrezione sui documenti riservati sottoposti dal Ministro; non comporta invece lobbligo del silenzio sugli atti ufficiali del governo n il divieto di citare dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, n tanto meno la proibizione di esprimere opinioni documentate. Non vero che, come nel Suo articolo si trova scritto, io faccia parte dei vertici del Ministero, n che io sia un dirigente dei Beni culturali. vero anzi il contrario: il Consiglio Superiore, in quanto organo tecnico-consultivo e non di amministrazione attiva, ha una funzione extra-burocratica, non in gerarchia con lAmministrazione ma rispetto a essa ha funzione di riflessione e stimolo esterno.

Secondo la legge, il presidente scelto tra le otto eminenti personalit della cultura che compongono, con altri membri, il Consiglio Superiore. Tale connotazione non solo implica ma esige piena libert di coscienza, di parola e dintervento sui temi generali della politica culturale del Ministero: la definizione tipologica di eminenti personalit della cultura non si lascia fuori dalla porta nel momento in cui si entra nel Consiglio Superiore, e anzi impone piena libert di espressione, al servizio dei cittadini e delle istituzioni. Di fronte a una situazione sempre pi grave, che per pesantezza dei tagli e assenza di turn over del personale mette in pericolo lo stesso esercizio della tutela in Italia, il mio auspicio era ed che il Ministro (chiunque sia) e il Consiglio Superiore (chiunque possa esserne il presidente) esprimano una concorde, grave preoccupazione nelle sedi appropriate (governo e Parlamento), con massima trasparenza rispetto allopinione pubblica.

Sui dati di fatto citati nellintervista de LEspresso, signor Ministro, Lei non risponde. Non nega (perch non pu farlo) il taglio di oltre un miliardo di euro nel triennio ai fondi del Suo Ministero; non nega (non pu farlo) che al 1 gennaio 2010 vi saranno 23 posti di dirigente archeologo in organico in tutta Italia, ma solo 7 funzionari col grado per ricoprirli. A questi e altri segnali di degrado, Lei sembra reagire con passiva rassegnazione. Quanto alla malagestione dei musei (leggi: carenza di fondi e blocco delle assunzioni) e al clima di generale frustrazione che si respira nel Collegio Romano, due affermazioni non mie ma Sue, solo il laconico tu dixisti di Matteo 26. 64 pu commentarle degnamente.

Il Suo articolo, Signor Ministro, mi pone di fronte alla scelta fra la piena libert di opinione e di parola e il silenzio che Lei, innovando rispetto alla legge, ritiene obbligatorio per il presidente del Consiglio Superiore: duro monito a chiunque ricoprir in futuro questo ruolo. Eppure non ho lavorato contro le istituzioni, ma, tuttal contrario, per le istituzioni quando ne ho difeso le competenze, i campi di azione e loggetto stesso dagli incessanti tentativi di erosione e di vanificazione, da ultimo con linquietante vicenda del cosiddetto archeocondono e quella incoerente del commissariamento, in mani dotate di altra competenza, dellarea archeologica di Roma.

Di fronte alla prospettiva di rinunciare a difendere il Ministero e il patrimonio culturale, che Ella mi addita, la mia una scelta facile. Senza la minima esitazione, continuo a ritenere incomprimibile la mia libert di coscienza e di espressione e soprattutto a ritenerla non solo compatibile, ma pienamente convergente con lufficio che ricopro. La libert di parola la prima delle libert. Nel recente passato ho potuto esercitarla senza ostacoli esprimendo pubbliche critiche ai governi in carica mentre collaboravo da vicino con i Suoi predecessori Giuliano Urbani, Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli e, mi permetto di sottolineare, contribuendo pi di una volta a salvaguardare le attribuzioni e le cure del Ministero e del patrimonio culturale. Continuer a farlo come mio dovere di cittadino, ma irrevocabilmente rassegno le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore.

Con i migliori auguri di buon lavoro,
Salvatore Settis

http://www.ilponterivista.com/article_view.php?intId=119


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