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Il demanio pubblica l’elenco dei beni potenzialmente alienabili
Giusy Franzese
Il Mattino di Napoli, 20/08/02

No, il Colosseo, come promesso dai ministri Urbani e Tremonti, non c’è. E non c’è nemmeno la Fontana di Trevi: fino ad ora l’unico che ha avuto il coraggio di metterla in vendita è il mitico Totò. Ma nel voluminoso elenco (800 pagine) dell’Agenzia del Demanio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 agosto scorso i gioielli di famiglia che il governo potrebbe mettere sul mercato con l’operazione cartolarizzazione sono tanti e molti anche pregiati. Anzi pregiatissimi. Come la Certosa di San Martino a Napoli. O la storica Villa Jovis a Capri. O una parte del bosco di Capodimonte.
Le entrate fiscali languono? Il Patto di Stabilità ci impegna a non cedere alle tentazioni di indebitarci oltre il dovuto? La ripresa economica tarda a venire? Il legislatore su proposta del governo ha deciso - e lo sappiamo tutti - di fare cassa vendendo un po’ di immobili. Il principio in se stesso non è sbagliato: soprattutto se riguarda immobili abbandonati, non gestiti, e a volte addirittura fonte di costo per lo Stato e quindi per la collettività. Ma quali fossero davvero queste proprietà potenzialmente in vendita lo iniziamo a scoprire solo ora. E a scorrere l’elenco pubblicato in Gazzetta Ufficiale qualche brivido alla schiena in realtà ci viene. Per i nomi che vi leggiamo. E anche per la cifre. Limitiamoci alla Campania alla quale sono dedicate una quarantina di pagine. Quanto vale villa Jovis a Capri? È un esercizio con il quale forse solo pochi, pochissimi, si sono cimentati. Il Demanio è tra questi. E ha deciso: villa Jovis vale 89.750 euro, ovvero poco più di 160 milioni di vecchie lire. L’imperatore Tiberio non avrebbe mai immaginato che la sua residenza caprese un giorno sarebbe diventata alla portata praticamente di tutti.
Per la Certosa di San Martino a Napoli, invece, ci vuole un conto in banca un po’ più sostanzioso. Ma, in fondo, non è una cifra impossibile: 56 milioni e 93.840 euro. Per chi ancora non si è abituato alla nuova moneta vi facciamo il conto con le vecchie lire: all’incirca 105 miliardi. Alcuni calciatori costano di più. Non ce li avete? Allora provate con Nisida. Il Demanio ha inserito nell’elenco praticamente tutta l’isola ad un prezzo più basso di una qualsiasi villa vip di Posillipo: 2 milioni 327.894 euro.
Autorevoli fonti interne però chiariscono: «Le cifre riportate servono solo ai fini del conto patrimoniale dello Stato. Non hanno nulla a che fare con eventuali basi d’asta che, invece, verranno stabilite secondo il reale valore di mercato». E sempre dalle stesse fonti del Demanio arriva anche un’altra precisazione: non tutti i beni inseriti nell’elenco faranno automaticamente parte di quelli che lo Stato metterà in vendita. L’Agenzia si è limitata ad individuare le proprietà del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato, censirle e valutarle, così come prevede la legge 401 del 2001. Un’operazione gigantesca e di cui l’elenco appena pubblicato è solo il primo parziale risultato. In totale infatti saranno almeno dieci i volumi. I prossimi due arriveranno entro la fine dell’anno. Dovrà essere poi un successivo decreto a dire quali di questi beni entrerà a far parte dell’operazione cartolarizzazione. Pericolo sventato, quindi, per villa Jovis o la Certosa di San Martino? Non è detto. L’elenco redatto del Demanio non fa distinzioni tra «patrimonio disponibile e indisponibile». E quindi, per ora, non siamo in grado di sapere quali siano i beni che potenzialmente rientrano tra quelli alienabili. Certo, ci sono i paletti dettati dal Capo dello Stato, Ciampi, nella lettera inviata a Berlusconi nel giugno scorso sulla scia delle polemiche innescate dall’allora sottosegretario Vittorio Sgarbi: i beni del Demanio non possono nemmeno essere classificati; quelli «culturali e ambientali che rappresentano identità e patrimonio comune di tutto il Paese» non possono essere venduti. Il Colosseo è salvo, non c’è dubbio. Possiamo davvero affermare la stessa cosa per tutti gli altri?



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