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Opere d'arte sfregiate, metafora della condizione umana
Fernando Noris
L’Eco di Bergamo 3 LUG 2004

Di fronte al rinnovarsi di recenti episodi relativi a sfregi e danneggiamenti, dolorosamente e ciclicamente perpetrati su opere d'arte, si ripresenta un problema, che brucia come un insulto alla coscienza collettiva. O meglio offende quel sentire comune, che accredita l'oggetto artistico di un'appartenenza forte come una parentela, anche quando l'opera fosse anonima, o defilata rispetto al grande tour dei percorsi turistici, o anche solo una testimonianza materiale del passato. A maggior ragione quando si tratti addirittura di un capolavoro, patrimonio dell'umanit. Ricordando a caso, tra i mille episodi, viene di pensare alla Piet e ai David di Michelangelo, alla fontana di Piazza Navona, alla decapitazione di statue nei parchi, alla verniciatura di altre, a sfregi prodotti su quadri nei vari musei, alle cannonate dei talebani, alla spogliazione del museo di Bagdad, ma anche ai buchi e ai tagli su dipinti di studenti in precettate visite burocraticamente definite di istruzione, fino agli infiniti autografi di turisti su affreschi e pareti stanche.
Non un alibi consolarsi con il fatto che anche la natura ci metta del suo con devastazioni, terremoti, allagamenti, inquinamento. Come altrettanto vero che cia-scun episodio porta con s ragioni personali, psicologiche e comportamentali, che lo rendono comunque unico nel suo svolgimento, irrazionale o, forse, fin troppo intenzionale; nella sua folle lucidit. Lasceremo cadere qui, dunque anche le imprevedibili implicazioni della pazzia soggettiva degli individui o sociale dei gruppi e proveremo a riflettere su qualcosa di quel senso comune - tra il misterioso e il distruttivo -, sotteso a molte vicende vandaliche. Mi guardava, cos le cronache raccontano abbia risposto lo sfregiatore di un dipinto interrogato, decenni fa, sulle motivazioni del suo gesto. vero, l'arte ci guarda. Tutta. Sempre, Ovunque. Anche quando noi non la guardiamo, una presenza che non resta mai estranea. Ci segue nella vita di ogni giorno. Vive un destino che esattamente uguale a quello di ogni altro manufatto umano, uguale anzi allo scorrere dell'esistenza stessa di tutti noi umani. Nasce, invecchia, si corrompe, muore. O sopravvive a volte in frammenti, che ancora parlano, per assenza, della pienezza allusiva e simbolica delle origini. esposta ai rischi dell'incuria e della stupidit. Non sicura in nessun posto, nonostante leggi, prescrizioni, sovrintendenze e ministeri della cultura. fragile, l'arte. Per cercare di proteggerla, l'illuminismo s' inventato i musei, una sorta di necessario, anzi indispensabile, stato di sospensione ibernata degli oggetti, destinati a diventare sempre pi un correttivo del degrado o della dispersione.
Ma non si potr musealizzare il mondo. Proprio come non si pu fare della vita un museo. E come altrettanto non si pu tollerare che le opere d'arte si perdano cos, ogni giorno, depredate, sottratte, insozzate, violentate.
II destino della fruizione e dell'esposizione pubblica delle opere d'arte pare giocarsi tutto nell'equilibrio di questo loro essere nel mondo e, proprio per questo, di doverne condividere fino in fondo le ragioni ultime. Inevitabilmente.
Potremmo illuderci di diventare pi efficienti nella tutela e, nelle giornate calde del dibattito, infiammarci a pensare a norme pi severe, a deterrenti di ogni tipo, a dissuasori pi efficaci, forse anche a incrementare pi ancora la sottrazione al pubblico di altre opere a rischio, con una loro drastica e laicamente claustrale segregazione. E, certamente, nel senso della prevenzione molto si dovr fare. Perch nessuno se ne possa chiamare fuori: stato, enti locali, diocesi, fondazioni, associazioni,'privati.
Ma intanto come vivere questa dimensione di disagio e di indignazione? Si potrebbe provare, per formulare un prudente invito, a riflettere sul problema senza ipocrisia, approfondendo l'implicazione simbolica. Le opere d'arte non hanno al nostro tempo un trattamento diverso da quello che ha la vita. giusto proteggerle. ma al nostro tempo
non hanno un trattamento diverso da quello che viene riservato alla vita degli uomini. La
loro fragilit la medesima che investe l'esistenza di tutti, in pace e in guerra. Si pu e si deve prevenire. Si pu e s deve educare. Ma cerchiamo di essere consapevoli che, forse, proprio in questa indifesa precariet che l'arte - tutta l'arte - ci diviene ancor pi prossima parente e solidale compagna di viaggio. Ci apre gli occhi su tutte le forme di possibile devastazione della vita, compresa la sua, anche se non solo. Ci invita a costruirci una visione della vita, a manifestare simbolicamente un'opinione sul mondo.
L'arte sar () fragile, ma scomoda e terribilmente esigente nelle istanze che pone. Vuoi essere letta e vissuta per quello che : una attivit umana per rendere pi umana l'esistenza. Non attivit da tempo libero, ma da tempo intenso e gravido, aperto sulla consapevolezza del presente e su un orizzonte di senso dilatato all'infinito. Scriveva Paul Klee; L'arte gioca, senza avere dubbi in proposito, con la realt ultima e tuttavia la raggiunge effettivamente. Allo stesso modo che un bambino nel suo gioco ci imita, noi imitiamo nel gioco dell'arte le forze che hanno creato e creano il mondo.
Un 'arte cos concepita non ama certo i martellatori, ma nemmeno i perdigiorno, che azzannando rettangoli di pizza, getteranno rifiuti e cartacce ovunque, riuscendo a sortire, vergini e intatti, dall'incontro con i maggiori capolavori del genio umano, riuscendo al massimo ad esclamare di fronte a una statua mozza, di cui ignorano assolutamente tutto: Che peccato!, andando oltre per un 'altra ingozzatura di coca cola.
Diceva Longanesi: L'arte un incidente dal quale non si esce mai illesi. Ma quanti feriti si possono contare nelle torme dei pellegrini del turismo di massa, sazi e appagati di una frettolosa visione magica e feticista dell'arte? Anche il pi piccolo sfregio, alla pi piccola opera, dovrebbe sollecitare un amore pi autentico e un'attenzione pi profonda nei confronti della Madre di tanto nostro pensiero. Solo allora suoner sincera l'esclamazione Che peccato!.



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