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Le associazioni ambientaliste contro una ristrutturazione a Prato.
Francesco Erbani
la Repubblica

Prato. Sessanta appartamenti sorgeranno nelle Cascine di Tavola, un edificio che risale al 1477 e che Lorenzo de' Medici fece costruire come modello di un'azienda agricola innovativa. Il Magnifico vi avrebbe sperimentato impianti di coltivazione, allevato animali esotici, fra cui giraffe e daini, e allestito una rete di canali che tagliano a scacchiera la tenuta. Sessanta appartamenti, uno a fianco all'altro, cento metri quadri su tre piani, un soggiorno e una cucina, le camere da letto e in alto la mansarda. Una residenza nel parco alla cui estremit svetta la Villa di Poggio a Caiano, la dimora progettata da Giuliano da Sangallo - ora Museo nazionale -, che Lorenzo immagin sovrastasse la valle del fiume Ombrane, locus amoenus per i suoi divertimenti, per la caccia e per contemplare.
Per pi di cinque secoli questo assetto paesaggistico ha resistito. Ora l'Agrifina, la societ che una ventina di anni fa ha acquistato la tenuta (due-centocinquanta ettari), dopo aver ceduto altri appezzamenti, ha preparato un progetto di "recupero", ma prevede di svuotare le Cascine, di costruire gli appartamenti e di attrezzare campi da tennis, parcheggi, negozi, un ristorante e i cosiddetti "centri benessere", palestre, saune e fitness. Niente pi paesaggio agrario, ma residenze di lusso.
La vicenda alle battute finali. La Soprintendenza di Firenze ha dato parere favorevole al progetto, dopo aver imposto un vincolo nel 1998.E nei giorni scorsi giunto il s della Commissione edilizia del Comune di Prato. E un s condizionato. La propriet deve ridurre il numero degli appartamenti e chi li compra si impegna a non apportare modifiche. Il progetto, quindi, deve essere aggiustato. Ma queste prescrizioni non convincono le associazioni di tutela, Legambiente, Wwf e Italia Nostra, che polemizzano duramente con lamministrazione comunale (centrosinistra), ma anche con la Soprintendenza: Avvieremo un'azione legale e diffonderemo un appello, promette Franco Di Martino di Legambiente.
L'edificio compare quasi all'improvviso, al termine di un lungo viale fiancheggiato dai pini. A sinistra della strada sterrata c' un campo da golf, seguito da una grande estensione che l'Agrifina ha ceduto al Comune di Prato - diventer un parco pubblico - e da un maneggio. A destra brilla il verde di una coltivazione di mais. La fattoria circondata da una rete con cartelli che ingiungono di non attraversarla, minacciando chi lo facesse con la silhouette di un cane. Al centro della facciata campeggia un arco, sormontato da uno stemma, al di l del quale si scorge il cortile.
Lorenzo de' Medici volle che la Cascina, sorta ancor prima della villa in cui avrebbe risieduto, coniugasse la funzionalit della costruzione rurale con la visione principesca della vita in campagna di cui erano tessute la sua cultura e il suo stile politico. Entrambe le attitudini Lorenzo le ereditava dal nonno Cosimo: le sperimentazioni nellallevamento degli animali e nelle colture come uno dei fondamenti sui quali erigere il proprio potere. L'architettura era la disciplina che avrebbe realizzato i suoi intenti. Sullo sfondo le tesi di Vitruvio, ma molto pi prossimi erano per lui i trattati rinascimentali e le teorie di Francesco di Giorgio.
La Cascina segn un punto di passaggio nell'architettura rurale toscana. Al centro del cortile sorgeva una piscina, nella quale si dice venissero allevati i gamberi. Intorno si stendeva l'edificio, composto da due corpi, uno a forma di "U", l'altro su una linea retta. Un quadrilatero, insomma. Su tre lati sorgevano le stalle per le mucche, sull'altro i laboratori per il formaggio, le "caciaie", quindici magazzini e le abitazioni per il fattore e per alcune famiglie di contadini.
L'attivit agricola durata per secoli. Ai primi del Novecento lo Stato, che era entrato in possesso della Cascina dopo l'Unit, ereditandola dal Granducato toscano, la concesse all'Opera nazionale combattenti. E a confermare l'uso zootecnico dell'edificio, ad esso venne annessa nel 1927 un'altra stalla.
La vicenda riapre la polemica sull'uso o il riuso dell'antico. I quesiti incalzano: giusto che per salvare dal degrado un edificio pregiato, che certo andrebbe recuperato, lo si trasformi radicalmente invece di restaurarlo bene e basta, svuotandolo e assegnandogli tutt'altro destino rispetto a quello sempre coltivato? Esistono sufficienti competenze tecniche e culturali, oppure chi detta legge la propriet e il suo fisiologico desiderio di valorizzazione irnmobiliare? FlorianaFacchinetti larchitetto della Soprintendenza che ha seguito e poi approvato il progetto: Molte parti dell'edificio stanno crollando, spiega, o si fa qualcosa o deperisce tutto. Quel progetto in linea con un piano di recupero approvato dal Comune tanti anni fa e non ho accertato alcuna incompatibilit tra gli appartamenti e un corretto restauro delle Cascine. Ho chiesto e ottenuto una serie di modifiche e un rispetto assoluto di materiali e tecniche costruttive.
Ma le rassicurazioni della Soprintendenza non convincono Maria Rita Cecchini, architetto e militante di Legambiente: il progetto delle Cascine, dice, prevede di abbassare le quote dei solai, di scavare il piano terra, di trasformare finestre in porte-finestre (ogni appartamento, infatti, deve avere il suo ingresso autonomo/in omaggio al tipo dell'abitazione monofamiliare). E ancora: Prospetti secondari vengono trasformati in prospetti principali, si conservano particolari del tutto estranei, come le persiane, e alcune logge vengono tamponate. Inoltre, la sistemazione esterna non tiene in alcun conto il disegno che il territorio circostante ha assunto nei secoli, ma si limita a suddividere l'area fra parcheggi e aree variamente pavimentate. In conclusione, secondo Cecchini, questo progetto non sostanziato da uno sforzo intellettuale, bens animato da un solo intento: Come adatto meglio questa struttura alla miglior appetibilit degli appartamenti?.



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