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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Una mappa dei siti sommersi
Gennaro Vecchione
ItaliaOggi 9/7/2004

Con un finanziamento di 7,5 milioni di euro, sostenuto dalla legge 8 novembre 2002, n. 264, dopo la fase concorsuale, stato avviato dall'Italia ed in pieno svolgimento uno dei pi importanti progetti mondiali, denominato Archeomar, per il censimento dei siti archeologici sommersi di alcune regioni meridionali italiane (Campania, Basilicata, Puglia e Calabria). Effettuato con le pi moderne tecnologie e con una flottiglia consistente, fortemente voluto dal ministero per i beni e le attivit culturali e curato da un'associazione temporanea di imprese, tra cui Comex, Nautilus (servizi per l'oceanografia e la gestione delle risorse ambientali di Vibo Valentia), Deltadator (sviluppo sistemi informativi territoriali), Cooperativa archeologia (ricerche ar-cheologiche e conservazione dei beni culturali), GeoLab (geofisica marina), Dario Silenzi srl (allestimento cantieri archeologici subacquei), Tesi (tecnologie subacquee, iperbariche e di archeologia subacquea) e Arena sub (prospezioni subacquee su bassi e alti fondali), il progetto si sta sviluppando in quattro fasi. La prima prevede il reperimento dei dati archeologici gi in possesso di enti e istituzioni, la progettazione del sistema informativo territoriale, l'elaborazione e l'inserimento dei dati e la selezione delle aree da investigare. La seconda si articola nella predisposizione del programma di rilievo e nell'indagine sui siti archeologici, nelle campagne di rilievo e prospezione, nel controllo di qualit e analisi preliminare dei dati, per ottenere piani di naviga-
zione, survey, rilievi, record e file dei sistemi batimetrici multi e singlebeam, side scan sonar, sub-bottoni profiler, dati di posizione Dgps, cartografia preliminare, rapporti di sopralluogo, scheda di ogni sito e rapporti giornalieri di campagna. La terza, di analisi vera e propria, si prefigge di interpretare i dati, elaborarli e formare il personale. Con l'ultima e quarta fase, il progetto raggiunge il suo obiettivo finale, che quello di produrre documenti e supporti digitali, che si sostanziano in un atlante geografico e fotografico dei siti, in dpliant, poster, cd, sd-card da distribuire alle forze dell'ordine (per una mirata vigilanza delle aree interessate), nonch pubblicazioni scientifiche da presentare in occasione di eventi e convegni nazionali e internazionali. In poche parole, conoscere per tutelare meglio questo immenso patrimonio sottomarino, che considerato in ambito internazionale dalla convenzione Unesco adottata a Parigi nel 2001, che rappresenta una pietra miliare per il mondo dell'archeologia subacquea, che da anni tentava di affermarsi sulla scena internazionale, per ottenere un adeguato riconoscimento, una puntuale regolamentazione e tutela.
L'articolo 1 della citata convenzione, infatti, considera come bene culturale sommerso ogni traccia dell'esistenza umana di carattere culturale, storico o archeologico che stata parzialmente o completamente sommersa, periodicamente o in modo continuato per almeno 100 anni: siti, strutture, edifici, manufatti e resti umani, insieme con il contesto archeologico o naturale in cui si trovano: navi, aerei, altri
veicoli o qualsiasi loro parte, il loro carico o altro contenuto. Con la richiamata convenzione Unesco. in fase di ratifica in Italia, ma gi recepita dall'articolo 94 del codice Urbani, la comunit internazionale si data uno strumento giuridico universale, che pone centro della questione l'importanza di una gestione unitaria del patrimonio sommerso in regime di cooperazione internazionale, attuata con accordi regionali o multilaterali per la programmazione delle ricerche.
Con questo atto stabilito, fra le altre cose, che per la protezione del patrimonio culturale subacqueo, nelle operazioni di scavo non si deve far ricorso a tecniche distruttive e devono essere autorizzati soltanto organismi e servizi competenti a effettuare ricerche, avendo cura di evitare il disturbo di luoghi sacri e resti umani.
La puntigliosit della regolamentazione si pu desumere so prattutto dalle regole dettate per i progetti, esattamente osservate, come in questo caso dall'Italia e, in particolare, dalle direzione generale per i beni archeologici, con il progetto Archeomar.



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