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Arte contemporanea: pochi luoghi al Sud
Giuseppe Galasso
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI, 11 LUG 2004

Poco pi di un mese fa apparvero sui nostri giornali due pagine di pubblicit del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali con un titolo di grande richiamo: Arte al Siiti: una formula di sviluppo contemporaneo. La pubblicit era relativa a Sensi contemporanei: il nuovo circuito del Sud d'Italia per l'arte contemporanea, che comincia con sette nuovi progetti regionali per esposi/ioni, eventi e formazione dagli Abruzzi alla Sicilia. Vi collaborano il predetto Ministero, quello per l'Economia e la Biennale di Venezia, con l'intento di sperimentare un'interpretazio-ne della cultura contemporanea come potenziale fattore di sviluppo socio-economico di vaste aree del territorio. Lascio stare questa dichiarazione, diventata una giaculatoria buona per ogni occasione. Ancor pi tralascio le scelte dei curatori delle mostre. Vorrei, per, chiedere che cosa significhi che per la mostra Clandestini si dica che le opere per essa selezionate sono dichiarazioni artistiche personali che contemporaneamente rispecchiano la condizione umana; o che per la mostra Sistemi individuali si dica che gli artisti in essa presentati costruiscono i propri sistemi individuali (i sistemi ordinati il cui concetto parte essenziale della modernit), spesso rigidamente definiti, eppure unici e personali, per riflessioni che toccano i temi della modernit, della modernizza-zione. della sistematizzazione, ma anche del dissenso o della ricerca della libert. Questo linguaggio trito, del tutto generico e approssimativo, stato ed , a mio avviso, un forte ostacolo al rapporto tra l'arte contemporanea e il pubblico che ne destinatario elettivo.


Qui vogliamo, comunque, solo rallegrarci dell'idea di portare al Sud un po' del materiale della Biennale (230 opere di 153 artisti) e di accompagnare questo giro con varie manifestazioni, fra cui un concorso dedicato ai giovani artisti sul tema "il linguaggio dei luoghi", e col sostegno di progetti di valorizzazione di edifici e di siti di particolare rilevanza. Vogliamo pure rallegrarci che il programma sia stato varato coinvolgendo i due Ministeri che si sono detti, la Biennale e le Regioni meridionali, anche per offrire a queste ultime un protocollo di procedure e di programmazione a garanzia dell'efficienza, della trasparenza e della qualit degli interventi e per monitorarne e valutarne gli effetti: cos, infatti, si sperimentano insieme l'eco degli eventi e l'uso dei procedimenti amministrativi. Ottimo poi che oltre il 40% dei fondi disponibili (5 milioni di euro) sia destinato agli interventi di riqualificazione di siti da dedicare al contemporaneo.
Meno persuasivi ci appaiono altri aspetti. L'accenno all'istituzione di nuovi itinerari turistici di interesse culturale mi sembra, ad esempio, limitato qui sulla scala regionale, mentre l'importanza di tali itinerari di scaia ben maggiore. Da troppo tempo non si affronta pi il problema degli itinerari turistico-culturali. Non varrebbe la pena di riprendere organicamente questo discorso, anzich trattarlo come un sottoprodotto di altri pro-grammi? un vezzo poi quello di credere che l'arte contemporanea sia sconosciuta o ostica al Sud.
Non cos, e non solo perch varii artisti contemporanei di rilievo internazionale lavorano nel Sud. ma anche perch vi sono state e sono nel Sud gallerie e personalit di prim'ordine in questo campo; n s pu dire affatto che tutto il provincialismo italico su questo terreno sia concentrato nel Sud. In questi giorni si molto parlato a Napoli del decennale della precoce scomparsa di Lucio Amelio. Ebbene, Amelio stato un esempio splendido del rapporto non recente del Sud con l'arte contemporanea, anche se i frutti sono stati limitati da sordit o irragionevoli avversioni.
Nessuna partenza da zero, dunque. Dove il Sud pi scoperto , invece, sul terreno istituzionale. Mentre il contemporaneo non manca affatto in case e collezioni private, sul piano museale e pubblico non si esagera dicendo che la dotazione meridionale di arte contemporanea scarsissima, tranne pochi casi isolati e nomi (con effetti talora desolanti) di esclusivo rilievo locale. Pensare a una improvvisa moltiplicazione di musei di arte contemporanea sarebbe pi che ingenuo; ma qualche struttura di rilievo pi che nazionale in tal senso non dovrebbe riuscire impossibile se si dedicano a ci il tempo e le risorse necessari.
Certo, occorre anche una forte spinta promozionale dal Sud stesso: donazioni, lasciti o ogni altra modalit possibile. Ma una spinta di questo genere si pu determinare assai meglio, se si vede qualcosa di seriamente avviato in materia. E questo riporta poi al discorso annoso, e che oggi si sente fare molto meno di una volta, sul rapporto fra pubblico e privato nel settore dei beni culturali; e viene quindi il desiderio di chiedersi se su questo problema sia stato detto e fatto tutto quel che da parte pubblica (legislazione, amministrazione, fiscalit) si poteva fare, e specialmente non tanto per le persone giuridiclie quanto per le persone fisiche.



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