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MILANO - Testi da 5 continenti in scena a Rho-Pero "Metteremo la cultura al centro di Expo"
MAURIZIO BONO
MARTEDÌ, 02 FEBBRAIO 2010 la repubblica - Milano


Sergio Escobar, direttore del Piccolo: entro due settimane i progetti del gruppo di lavoro per eventi e spettacoli



Quando ci riuniamo le frizioni politiche restano fuori dalla porta, abbiamo ritrovato lo spirito positivo dei giorni della candidatura vincente

L´entusiasmo di Sergio Escobar è così palpabile che a lasciarsene contagiare sembra quasi di ascoltare una favola: «Non si può negare che la cronaca degli ultimi mesi di Expo abbia mostrato anche delle difficoltà, ma per quanto riguarda il nostro lavoro le beghe della politica restano fuori dalla porta, è davvero tornato lo stesso spirito dell´inizio, quello della battaglia vinta per la candidatura. Noi ci diamo l´obiettivo di portare all´esposizione idee, spettacoli e programmi che non siano solo un contributo all´accoglienza o all´intrattenimento degli ospiti, ma il cuore stesso dell´Expo».
Quando Escobar dice «noi» parla del gruppo di lavoro di cui fanno parte, accanto ai vertici di Expo, al sindaco, ai funzionari di governo, ai Sovrintendenti, le teste organizzative e pensanti delle maggiori fabbriche di cultura milanesi: Scala (Stéphane Lissner), Triennale (Davide Rampello), MiTo (Enzo Restagno e Francesco Micheli), Museo della scienza e della tecnologia (Giuliano Urbani), Teatro Parenti (Andree Ruth Shammah) e naturalmente Escobar come direttore del Piccolo Teatro.
Un "think tank" per gli eventi di Expo? Ma quante volte riuscite a riunirvi, tutti insieme? E con che programma?
«Finora ci siamo visti in forma ufficiale un paio di volte, ma il lavoro prosegue spedito tra un incontro e l´altro. Ribadisco, non si tratta di organizzare i divertimenti accanto a un´esposizione tradizionale, come nella maggior parte degli Expo a cui ho partecipato o in quelli precedenti. Perfino il Ballo Excelsior creato per l´Expo del 1881, che è un esempio molto alto perché era molto vicino al tema del progresso industriale scelto per la mostra, era un "effetto collaterale", al centro c´erano le macchine. Nel 2015 invece al centro c´è un´idea, "nutrire il pianeta", e il teatro, la rappresentazione, è il modo di elaborarla».
Concretamente?
«Non possiamo continuare a parlare di paesi sviluppati e in via di sviluppo, una parte che alimenta l´altra. Dobbiamo cominciare a parlare di cittadinanza del mondo. Lo faremo chiedendo a scrittori, intellettuali, non solo uomini di teatro, di cinque continenti testi da tradurre in spettacoli che si terranno nei due teatri dell´area Expo, di 12mila e 5000 posti l´uno, sui temi fondamentali. Il primo è proprio il nuovo assetto geopolitico del pianeta, un grande rimescolamento delle carte che sarà rappresentato in metafora da un gioco di carte scompaginate. Commissioneremo testi in Africa, India, abbiamo già contatti con gli autori e in questo la tradizione internazionale del Piccolo sarà una risorsa preziosa».
Da come lo dice sembra un po´ l´Expo del Piccolo...
«Al contrario, sarà una parte del Piccolo a prendere il nome dell´evento: il Teatro Studio fino al 2015 cambia nome, sarà il "Teatro Studio Expo", un laboratorio permanente, un grande Erasmus del teatro per promuovere il confronto tra i giovani di diverse nazioni».
Però a decidere non sarete voi rappresentanti delle istituzioni culturali.
«Naturalmente il committente è la società Expo, a noi è stato chiesto di formulare le proposte e indicare accanto a ciascuna anche una previsione generale di costo. Ed è quello che in 15 giorni faremo. Poi comincerà il lavoro vero».
Non per fare i pessimisti, ma i climi da favola anche nei gruppi di lavoro più felici di solito si rovinano prima, quando si parla di soldi.
«Siamo gente concreta che fa cultura, abituati a tenere insieme l´attenzione alle risorse e ai progetti. L´errore sarebbe un assalto alla diligenza Expo nell´illusione di risolvere così i problemi che ciascuno affronta quotidianamente. Ma siamo insieme in quel gruppo anche per evitarlo».



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