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CAMPANIA - Capolavori negati e lavori in corso. La scure dei tagli da Ercolano a Baia. I finanziamenti ridotti creano problemi per i turni di custodia ma anche per le bollette della luce.
IL MATTINO – 2 febbraio 2010

Con i suoi due grandi musei archeologici di Napoli e Paestum più una pattuglia ben nutrita di medi e piccoli contenitori - dal nuovo museo di Baia a quello di Capua, da Buccino a quello dei gladiatori nell'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, all'Antiquarium di Boscoreale fino al museo di Pontecagnano - la Campania viene stimata quale meta turistica capace di proporsi al visitatore come un contenitore di pezzi di storia straordinario e unico nel suo genere. Eppure, c'è sofferenza. Il barometro del turismo da un paio di anni sta sul «brutto stabile». Il calo, secondo gli studi di settore, sarebbe legato alla crisi globale. Tuttavia, a pesare sul flop delle visite sarebbe ancor più la chiusura del flusso dei finanziamenti da parte del ministero. Con il risultato che, come lamentano i soprintendenti, a volte manca la carta per le fotocopie ed è difficile persino pagare la bolletta dell'Enel. E se a tanto si aggiunge che musei, allestiti di tutto punto, non aprono al pubblico oppure sono visitabili solo alcune volte alla settimana perché le sale non possono essere illuminate, allora lo stato dell'arte non è in buona salute. È il caso, ad esempio, del museo dei Campi Flegrei all'interno del Castello di Baia: cinquanta sale allestite con pezzi di storia straordinaria (durante i lavori si è scoperta persino una villa di epoca romana con affreschi e stucchi), ma chiuso alle visite. Sofferenza anche per Paestum, che con i suoi quattrocentomila turisti all'anno, è calato ancora di qualche punto tra il 2008 e il 2009. Eppure, si allestiscono mostre di caratura: ultima, quella del cratere di Assteas impreziosito da una pittura con Giove che rapisce Europa, mentre si valorizza l'area con il ripristino degli antichi roseti pestani e si organizzano eventi che porteranno i visitatori anche la notte. A Pontecagnano, il museo riaperto da pochi giorni, dopo essere stato chiuso per problemi statici, è fuori dalle rotte turistiche. Pochi visitatori anche per quello di Greci, inaugurato nel dicembre scorso, in cui sono esposti un centinaio di reperti provenienti da un'area santuariale ellenistica e da tombe risalenti a un periodo compreso tra il VII e il III secolo avanti Cristo. Per Buccino - il cui museo intitolato a Marcello Gigante è costato tre anni di lavoro e sette milioni di euro, dispone di venti sale con 4mila reperti tra cui la tomba della principessa con gli ori - si sta definendo con il Comune un accordo per tenerlo aperto di continuo e non solo il sabato e la domenica come adesso. «Sempre visitabile invece - sottolinea la soprintendente Maria Luisa Nava - il museo dei Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere, che ha gli stessi orari dell'Anfiteatro. Anche qua come a Buccino e negli altri siti, la promozione dovrebbe essere più curata: ma questo è un difetto della regione e degli enti locali che dovrebbero valorizzare maggiormente i loro tesori». Così per Boscoreale, il cui Antiquarium, un vero e proprio gioiellino con a fianco una villa rustica del l secolo dopo Cristo, appare penalizzato e quasi «divorato» dalla contiguità con gli scavi di Pompei. Identico discorso, anche se in misura minore - certamente i visitatori paganti sono numerosi - per l’Archeologico di Napoli, sicuramente tra i più importanti al mondo, che comunque perde presenze nonostante le grandi mostre (Ambre, marini di Ercolano) e i nuovi allestimenti delle sale Farnese e delle altre con la pittura pompeiana. Restano i musei con i lavori in corso, come Ercolano, in costruzione da quasi quarant'anni, e Pompei, chiuso dopo il terremoto del 1980. Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei assicura che per quest’ultimo l'inaugurazione ci sarà quanto prima. Non rimane che aspettare.



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