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TOSCANA - L’Elba a piedi per salvare le dune di Lacona
VALENTINA LANDUCCI
05 FEBBRAIO 2010, IL TIRRENO


PORTOFERRAIO. Diciannove chilometri a piedi. Da nord a sud attraverso l’Elba per dire no all’ennesima speculazione e salvare le dune. Una camminata simbolica per un progetto che lo è altrettanto. Contro uno Stato che svende ai privati i cittadini si coalizzano e, attravreso l’azionariato popolare, se li ricomprano.
In marcia per salvare le dune
Domenica il trekking di protesta: 19 chilometri attraverso l’isola

Per portare avanti la “battaglia di Lacona” servono 500mila euro



PORTOFERRAIO. Diciannove chilometri a piedi. Da nord a sud attraverso l’isola d’Elba per dire no all’ennesima speculazione e salvare le dune. Una camminata simbolica per un progetto che lo è altrettanto. Contro uno Stato che svende i propri beni demaniali ai privati i cittadini si coalizzano e, attraverso l’azionariato popolare, se li ricomprano.
Le dune sono quelle di Lacona, nel Comune di Capoliveri, davanti a una delle spiagge più conosciute dell’Arcipelago toscano. E la camminata è quella che prenderà il via domenica da Portoferraio, taglierà in due l’isola, attraversando boschi, vallate e radure, per raggiungere Lacona. «Un percorso poco conosciuto - spiega Umberto Segnini, appassionato di trekking e promotore dell’iniziativa insieme al Comitato nato per salvare le dune - che tocca anche il centro geografico dell’isola e consente di vedere, da un punto di vista naturalistico e geologico, come il nostro territorio si trasforma. Vegetazione fitta e a alto fusto sul versante nord, più bassa e rada a sud». Gli iscritti alla passeggiata sono quasi 300. E si attendono nuove adesioni. Lo scopo è quello di far conoscere l’iniziativa di salvataggio delle dune, negli anni teatro di vandalismi oltre che di qualche colata di cemento. Un deterioramento contro il quale, forse per la prima volta, sono scesi in campo gli elbani: privati cittadini, rappresentanti delle associazioni, operatori turistici di ogni tipo. Per sostenere la loro battaglia, tra le altre cose, il comitato ha in mente una campagna di sensibilizzazione nazionale finalizzata alla raccolta dei fondi necessari a comprare questo angolo di paradiso «gravemente danneggiato dall’interferenza dell’uomo - spiega Francesco Mezzatesta, presidente del comitato elbano - e destinato a scomparire se non interveniamo per tempo».
Le risorse. Di soldi ne servono un bel po’: mezzo milione di euro, forse qualcosa di più. E al momento le risorse scarseggiano. Dal Comune di Capoliveri potrebbero arrivare 150mila euro di contributi ottenuti in passato per la tutela ambientale e fino ad oggi mai utilizzati. Il progetto piace anche alla Provincia di Livorno e, recentemente, anche il consiglio regionale ha approvato una mozione per fare delle dune una zona a protezione speciale, perché possa beneficiare di finanziamenti europei.
Il progetto. «Il primo obbiettivo è comprarle - continua Mezzatesta - poi lavoreremo su due fronti: la valorizzazione dell’area a scopi naturalistici, coinvolgendo anche le scuole, e la ricostruzione delle dune, l’ultimo habitat di questo tipo rimasto nell’Arcipelago». Le tecniche di “restauro” sono già state sperimentate in altre parti d’Europa. «Si tratta di ricreare delle piccole barriere naturali - spiega Mezzatesta - che con l’azione del vento e del mare consentono alla duna di ricostruirsi lentamente, riprendere il proprio ciclo naturale».
La camminata. La partenza della traversata dell’isola è fissata per le 9,30 dalla Porta a Mare di Portoferraio, nel cuore della città medicea. Da viale delle Ghiaie, di fronte alla leggendaria spiaggia degli Argonauti, i partecipanti seguiranno il sentiero che porta al monte di Poppe - tra lecci, sughere e pini - fino al passo del Capannone. Poi di nuovo dentro la macchia, sempre più su, fino a monte Pericoli. Dopo la sosta per il pranzo la camminata riprenderà in direzione Lacona passando da Buca di Bomba, monte San Martino (il punto più alto dell’escursione) e giù lungo la panoramica dorsale centrale dell’isola toccando monte Barbatoia e il Poggio del Mulino a Vento, immersi nei profumi del mirto e del lentisco.

Il medico che guida il comitato. La gente rivuole i gioielli svenduti

PORTOFERRAIO. L’amore per la natura è una “malattia” che ha contratto in Toscana, a Lastra a Signa, a casa della nonna. L’accento emiliano, però, tradisce le sue origini parmensi che lo hanno visto crescere non come naturalista ma come medico di base, la sua vera professione. Francesco Mezzatesta, presidente del comitato per le dune di Lacona, si definisce “medico naturalista”. «E’ una passione che ho dentro - spiega - e che non mi fa mai stare fermo». E tra uno spostamento e l’altro, inseguendo rapaci e rondini, due anni fa è approdato all’Elba.
E’ stato contagiato dalla natura Toscana?
«E’ merito di mia nonna, mi ha trasmesso questo amore che poi crescendo si è sviluppato vedendomi impegnato in tante iniziative a cominciare dalla fondazione della Lipu, insieme a Fulco Pratesi».
Conosceva già l’Arcipelago toscano prima di trasferirsi qui?
«Mi sono battuto per la nascita del Parco nazionale con l’allora ministro Ruffolo, una lotta per la difesa del territorio e della biodiversità».
Battaglia che continua oggi...
«Con le iniziative qui all’Elba, certamente. Accanto a quella per le dune anche la campagna per la difesa delle rondini e l’avvio di un corso di biowatching, un termine che mi sono inventato io. Qualcosa di simile al birdwatching, ma più grande: osserviamo la biodiversità, la natura. E l’Elba all’80% è natura».
Qual’è il significato della campagna intrapresa per le dune?
«E’ enorme. La prima esperienza del genere in Italia: i cittadini, gli elbani, scendono in campo per riprendersi qualcosa che lo Stato ha svenduto ai privati».





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