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SIENA - “Verso l’industria della cultura”.
SIENA 05.02.2010



Via la vecchia mentalità conservativa: l’antico va abbinato alla tecnologia. “Il patrimonio artistico può produrre nuovo sviluppo e business”.

Marcello Flores Assessore alla cultura e docente a Scienze della Comunicazione

La cultura può rendere di più, anche a Siena. L'immenso patrimonio artistico-culturale di questa città, fiore all'occhiello tenuto in giusta considerazione, può diventare trampolino di lancio per un nuovo sviluppo. Ma tutto il sistema va ripensato in un'ottica nuova e meno ingessata. Basta con la rendita di posizione e con una valorizzazione di tipo conservativo, come è stato fino ad oggi. E' necessario guardare all'arte e alla cultura con una logica imprenditoriale più creativa e innovativa: proiettata nel futuro. Del resto è quanto sta facendo anche lo stesso ministero Beni ambientali e culturali che ha affidato la rivalutazione del patrimonio culturale al direttore generale Mario Resca, il "manager dei musei" rubato al mondo dell'impresa per rilanciare l'industria della cultura da un punto di vista economico. Culturalmente parlando a Siena molti sono convinti che stiamo vivendo una fase di stallo, povera di idee e di progetti per un settore che potenzialmente potrebbe dare molto di più se ripensato, “rivisto e corretto”, secondo criteri più manageriali. E se trova consensi l'idea di Siena capitale della cultura europea nel 2019, non c'è tempo da perdere. Bisogna darsi da fare. Subito. Per vincere la battaglia e arrivare primi in una corsa ambiziosa che potrebbe rivelare piacevoli sorprese e un buon ritorno materiale e d'immagine. Abbiamo girato la provocazione all'assessore comunale alla cultura, nonchè professore di Storia Comparata presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell'Università, Marcello Flores d'Arcais. E' il caso di dire che Siena mostra una cultura troppo ingessata? "Non è la cultura che è ingessata, - risponde l'assessore - le potenzialità esistono, così come le idee. Il problema caso mai sono le strade da trovare e da imboccare per l’innovazione eche si scontrano con blocchi di carattere burocratico, di leggi e normative. Occorre una riflessione ampia e approfondita". Forse manca la giusta sinergia fra enti per individuare e portare avanti nuovi progetti? "Non sono le sinergie che mancano, soprattutto dalle nostre parti. Manca piuttosto un coordinamento fra enti coinvolti nello stesso ambito. Occorre una sorta di capofila che traccia e porta avanti dei progetti. Una capofila a cui poi si dovrebbero adeguare tutti gli altri, a seconda del caso". E' consapevole del fatto che bisogna cambiare e scegliere progetti culturali concretamente indirizzati al business e allo sviluppo occupazionale? "Siena è sempre stata proiettata sul concetto di conservazione culturale. E di fronte a nuove spinte e all'innovazione si è sempre pensato, fino ad oggi, che in questa città non ci fosse spazio per un ritorno economico. Io credo che i tempi siano maturi per un passaggio di mentalità e che alla conservazione vada abbinata l'innovazione, soprattutto di tipo tecnologico. Una creatività fresca e giovane che coinvolga le nuove generazioni. L'industria creativa in ambito culturale, che abbini tecnologia al patrimonio esistente, impone una riflessione seria e approfondita, senza improvvisazioni ma con idee mirate e ben studiate. Una progettualità proficua, anche in vista di un ambizioso risultato per Siena capitale della cultura europea del 2019. Andrebbero elaborati progetti da subito". La vecchia idea che punta sullo sviluppo del restauro artistico legata al Santa Maria della Scala è tramontata? "No. Siena oltretutto è una città dove questo settore ha buone opportunità di sviluppare con successo soprattutto sfruttando tecnologie avanzate e il Santa Maria della Scala potrebbe davvero diventare sede di un grande laboratorio in grado di richiamare giovani da tutto il mondo mescolando tradizione e innovazione e rivitalizzando un settore che già ci vede in posizione privilegiata. Mischiare sapientemente il vecchio con il nuovo non significa rinunciare a creare e formare grandi artigiani e a valorizzare arte e tecniche tradizionali che ben si abbinano anche al mercato". I vecchi progetti legati al Santa Maria della Scala sono tramontati? "Il progetto di valorizzazione del Santa Maria della Scala che contiene le linee fondamentali di uno sviluppo legato alla cultura non è stato affatto dimenticato ma anzi, presto verrà illustrato e rilanciato. Bisogna comunque capire quale deve essere il contenitore istituzionale per il lancio di nuovi progetti e per creare e stimolare un soggetto d'avanguardia in questo campo. Insomma c'è bisogno di una profonda e costruttiva elaborazione". Occorre muoversi rapidamente per non rischiare di perdere un treno importante lasciandosi bruciare da altri… "I tempi non sono legati alle responsabilità dei singoli soggetti o enti, ma purtroppo si tratta di superare vincoli e scogli burocratici. Ogni istituzione, anche nella nostra città, ha una storia a sé e si muove per conto proprio, e non è facile trovare una linea comune. Sarebbe di sicuro produttivo coinvolgere tutte le istituzione preposte alla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale in un progetto complessivo al quale poi ognuno dovrà adeguarsi". Magari potrebbe essere opportuno anche un convegno sul tema "Penso di sì. Anche perchè non dobbiamo dimenticare che le iniziative culturali, anche quelle medio-piccole portano comunque un indotto e dei riscontri in termini economici sempre superiori all'investimento, dunque è indubbio che la cultura produca business". Invia il tuo commento a corrsiena@edib.it

Sonia Maggi

http://www.corrieredisiena.it/news.asp?id=47


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