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CAMPANIA - Ischia, il condono pu attendere
Brunella Giugliano
Il Sole 24 Ore (Edilizia e Territorio) 08/02/2010

Sono oltre 6.600 le domande di condono edilizio presentate dai cittadini ischitani sulla base della sanatoria stabilita dalla legge n. 326 del 2003. A queste si aggiungono i circa 18mila abusi ancora da condonare delle sanatorie del 1985 e del 1994, per un totale di oltre 24mila istanze presentate: si va dai piccoli abusi, come l'apertura di porte e finestre, fino alla realizzazione di vere e proprie abitazioni. Una valanga di pratiche soprattutto se si considera che l'isola conta poco pi di 56mila abitanti e 21.817 nuclei familiari, distribuiti in 29.360 abitazioni (dati Istat 2001). Ma le richieste di condono sono sospese nei cassetti dei sei Comuni che compongono il territorio ischitano. Ne sono state analizzate meno di duemila e tutte relative alla sanatoria del 1985. Complesso è il caso dell'ultimo condono, quello del 2003. La legge campana, più restrittiva rispetto a quella nazionale poiché escludeva la possibilità di sanare le opere realizzate in aree sottoposte a vincoli paesistici e quindi estrometteva l'isola di Ischia (tutta soggetta a vincoli), di dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale perché emanata sei giorni oltre i termini stabiliti (il IX novembre 2004, mentre la scadenza era fissata il 12 novembre). Chi non poteva presentare domanda perché sapeva di non avere i requisiti previsti dalla legge regionale, ha utilizzato la norma nazionale che non indicava in maniera esplicita se le aree vincolate fossero incluse o meno nel condono, i Comuni, così, hanno accolto le domande e incassato i relativi oneri concessori (stimati in milioni di curo), ma non hanno ancora avviato l'istruttoria delle pratiche. Intanto la Procura generale della Corte di appello del Tribunale di Napoli, d'intesa con la Procura della Repubblica, eseguirà sull'isola circa 600 demolizioni. Abbattimenti avviati in seguito a sentenze passate in giudicato e che hanno già superato i ricorsi e tutti i gradi di giudizio. Le amministrazioni locali abbracciano la tesi dell'abusivismo di necessità. «Sull'isola non ci sono abusi ai fini speculativi spiegano dall'ufficio Tecnico del comune di Forio. Per la maggior parte si tratta di prima casa o di ampliamenti alle stesse, abitate da anziani, bambini e disabili. Abusi necessari per consentire il peseguimento di una vita dignitosa, realizzati in assenza di qualsiasi programmazione urbanistica del territorio che andasse incontro alle esigenze abitative della popolazione, peraltro, espressamente vietata dai piani paesistici vigenti».
CAOS URBANISTICO Dei sei Comuni solo quattro hanno un piano regolatore, risalente al 1983. Forio e Barano, invece, hanno un semplice regolamento edilizio. Nel febbraio 1999, poi, è stato approvato dal ministero per i Beni e le attività culturali lo strumento che, a parere degli amministratori locali, ha «ingessato» l'intero territorio: è il piano territoriale paesistico (Ptp) che ha vietato in maniera categorica ogni nuova costruzione sull'isola. Il piano, in particolare, suddivide l'isola in tre zone: zona di protezione integrale (Pi); zona di protezione integrale con restauro paesistico ambientale (Pir); zona per il recupero urbanistico edilizio e restauro paesistico ambientale (Rua). In tutte e tre le aree, si legge nel Ptp, «è vietato qualsiasi intervento che comporti incremento dei volumi esistenti». Sono consentiti, al contrario, solo interventi per l'adeguamento igienico-sanitario e tecnologico delle unità abitative di superficie residenziale non superiore a 75 mq e occupate stabilmente da residenti da almeno tre anni. Gli interventi, però, non devono superare il limite massimo del 20% della superficie residenziale esistente. «Il problema esiste spiegano dall'ufficio tecnico del Comune di Barano. Sull'isola c'è carenza di abitazioni, determinata dal fatto che ci sono numerose case di villeggiatura utilizzate solo nel periodo estivo. Si capisce che in queste condizioni ognuno si è sentito in diritto di fare ciò che voleva». Le sei amministrazioni, nel 2003, per superare l'empasse determinata dal Ptp, hanno commissionato a uno studio di progettazione di Firenze un piano urbanistico territoriale che concedesse ai Comuni alcune possibilità di manovra. Il piano, poi, è stato inoltrato alla Regione Campania per essere approvato con legge regionale. «Sono passati sette anni spiega Alessandro Vacca, responsabile Ufficio tecnico di Serra Fontana ma l'amministrazione regionale non l'ha mai preso in considerazione». Così i sei sindaci hanno chiesto che il documento fosse inserito nel piano territoriale regionale o nel piano territoriale di coordinamcnto provinciale di Napoli, ma neanche in quel caso hanno ottenuto risposta. «Lc amministrazioni locali sostengono che le case abusive vanno sanate pcrché situazioni di necessità ribatte Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente. Non si può coprire la mancanza di una politica di edilizia pubblica con l'illegalità soprattutto se non si fa prevenzione e manutenzione del territorio. Oggi ischia è assediata dalle costruzioni abusive, in barba a qualsiasi legge o piano regolatore. Per realizzarle sono stati traghettati sull' isola quintali di cemento, mattoni e materiale edile che non era possibile recuperare in loco». Critico anche il presidehte dell'Acea, Rodolfo Girardi: «Siamo contro ogni forma di abusivismo che, dunque, va perseguito. Altra cosa è il ruolo delle amministrazioni locali che, a fronte dei condoni richiesti, devono rilasciare concessioni in sanatoria o negarle. La magistratura, la Regione e i Comuni devono provvedere alla tutela del territorio e, dunque, laddove necessario, dar luogo agli abbattimenti», Per Franco Russo, presidente degli Ordini dei geologi della Campania, «si tratta non solo di terre sottoposte a vincolo ma anche a forte rischio idrogeologico. L'isola è un territorio fragile dove sono continui gli smottamenti che, come già accaduto nel maggio 2008 e la scorsa estate, possono causare frane gravi e luttuose».



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