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S.VITO DEI NORMANNI — Museo diffuso aperto di notte? Sì, non hanno chiuso la porta
Marcello Orlandini
La gazzetta del mezzogiorno 7 feb 2010 Lecce

Trascurato il bel sito archeologico di San Vito dei Normanni
Accesso libero e nessun controllo nel Castello di Alceste




Si capisce subito che la vigilanza del Castello di Alceste, museo diffuso realizzato alla periferia di S. Vito dei Normanni su un insediamento arcaico, non è affidata ai fantasmi dei guerrieri messapi. C’è un sistema di videosorveglianza, ma anche qualche dubbio sul fatto che sia in funzione. E il dubbio grava inoltre sul fatto che il sito sia effettivamente sorvegliato, visto che per giorni la porta dell’antica costruzione che rappresenta lo snodo del progetto, e la «casa» stessa del museo diffuso, è stata indiscutibilmente lasciata aperta. Non perché forzata da qualcuno, ma perché altri non hanno chiuso a chiave. Mostre, ma soprattutto computer, schermi al plasma e altre attrezzature sono ancora al loro posto per puro caso: chi ha fatto la scoperta infatti non è un razziatore e non ha approfittato della situazione. Teoricamente, il sito archeologico che si trova in cima alla collina di contrada Castello dovrebbe essere accessibile solo alle visite organizzate. E’ circondato da un muro a secco con tre cancelli. In realtà, chi ci andava a fare footing o mountain bike giustamente non ha smesso di frequentare il Castello di Alceste, tanto meno chi ci portava a sgambare il cane. E meno male, perché queste presenze hanno involontariamente costituito - almeno in ore diurne - un deterrente a vandali o ladri. La scoperta della porta dimenticata aperta è stata fatta casualmente proprio dai frequentatori del luogo, e poi segnalata quando ci si è resi conto che alla dimenticanza non era stato posto riparo. Il museo diffuso «Castello di Alceste» mette a disposizione dei visitatori e delle scuole una selezione degli scavi effettuati in nove campagne (l’ultima dal 6 al 24 ottobre 2008) dagli archeologi dell’Università del Salento, la ricostruzione di due capanne dell’Età del Ferro e l’area in cui sorgeva un palazzo con pochi eguali tra i siti del Salento. Qui sono stati rinvenuti e catalogati elementi in ceramica sia greci che appuli, utensili, fondamenta e settori di abitazioni che fanno ritenere che la colonizzazione del luogo, in posizione sopraelevata ma prossimo al ricco - e allora incontaminato - sistema di drenaggio carsico delle acque dove oggi sorge l’abitato di S. Vito dei Normanni, sia avvenuta all’inizio dell’ VIII secolo, mentre l’abbandono probabilmente risale al V secolo. Da stabilire il ruolo che ebbe l’insediamento circondato da due ordini di mura nel sistema delle città messapiche, mentre il suo primo nucleo - sostengono gli esperti - è japigio. Il progetto di recupero e valorizzazione del Castello di Alceste vede in prima fila il Comune di S.Vito dei Normanni, con i patrocini del Ministero dei Beni culturali, dell’Università del Salento, della Fondazione Acri e della Fondazione Cariplo, ed è stato materialmente realizzato in sinergia tra amministrazione civica, Dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo leccese e Soprintendenza di Taranto. Di buona fattura e accattivante il sito web www.castellodialceste.it (ma perché è indicata ai turisti una sola struttura ricettiva?), importante la possibilità che offre di attuare archeologia sperimentale per i giovanissimi, incluse esperienze di coltivazioni secondo i metodi di 2800 anni fa. Un patrimonio, di cui è responsabile l’assessorato comunale alla Cultura, da proteggere meglio.



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