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MILANO - URBANISTICA. Centrodestra, schiaffo al Pgt il futuro è sempre più a rischio
STEFANO ROSSI
18 febbraio 2010, LA REPUBBLICA - MILANO


Pochi in aula, già saltati tredici Consigli su ventiquattro




LETIZIA Moratti l'aveva ripetuto ancora due giorni fa: «Non facciamoci fermare dal caso Pennisi, il Pgt deve essere approvato il prima possibile». Meno di ventiquattr'ore dopo, quell'appello è caduto nel vuoto. Ieri il consiglio comunale non è nemmeno iniziato, il numero legale è mancato subito. L'opposizione ha disertato l'aula e la maggioranza si è trovata con 26 consiglieri su 36 e il quorum fissato a 31. Mancavano il leghista Salvini, l'indipendente Pagliarini e otto esponenti del Pdl, fra cui la stessa Moratti.

Dal carcere Camillo Milko Pennisi ha fatto recapitare al presidente del Consiglio, Manfredi Palmeri, una lettera di dimissioni scritta a mano. Un gesto tardivo, è il giudizio del sindaco, che ieri lo ha ufficialmente revocato dal cda della fondazione Stelline. Carmelo Gambitta, che ne ha preso il posto alla guida della commissione Urbanistica, ha scritto a prefetto, presidente del tribunale, procuratore della Repubblica e questore chiedendo «un confronto fra le istituzioni». Il Pd deciderà se chiedere la ricostituzione della commissione antimafia, sciolta lo scorso anno dopo tre mesi dal centrodestra. Sul Pgt il tempo stringe, perché entro la fine di aprile va approvato il Bilancio. I tempi auspicati dalla Moratti per esaurire la doppia lettura del Piano in tempo per giocarsi il risultato alle Comunali del 2011, rischiano di saltare. Tuttavia i contrasti interni al Pdl vanno ben oltre il caso Pennisi, attorno al quale è stata fatta rapidamente terra bruciata. Lunedì, in un vertice del gruppo consiliare con Guido Podestà (coordinatore regionale del partito e presidente della Provincia), l'appartenenza di Pennisi è stata clamorosamente rimpallata tra le varie correnti. Ma se su 24 Consigli sul Pgt, il numero legale è caduto per 13 volte, con appena 140 emendamenti discussi su 1.395, i motivi sono altri.

Essenzialmente tre.

Primo, l'aver portato in Consiglio il Pgt senza una adeguata trattativa interna. Vecchi ex democristiani come l'assessore Gianni Verga o il consigliere Alberto Garocchio, segretario cittadino ai tempi del Piano regolatore del 1980, ricordano vere battaglie in via Nirone sui provvedimenti importanti. Poi, però, in aula arrivava un testo condiviso almeno dal maggior partito.

Secondo, un gruppo consiliare in cui diversi sonoa fine corsae covano ambizioni frustrate. Di qui la ressa per gli incarichi nelle società partecipate da Palazzo Marino, e un potere di interdizione - anche con la sola assenza in aula - fatto pesare in una logica di scambio.

Ad ogni voto segreto, come quello che sollecitava Lucio Stanca a rinunciare al doppio incarico fra Parlamento ed Expo, l'opposizione ha vinto grazie ai franchi tiratori. Terzo, ed è il motivo principale, il derby interno fra Podestà e Letizia Moratti. I due sono in competizione e per di più non si piacciono. Sullo smog Podestà si è smarcato dalla Moratti, proponendo le targhe alterne, sgradite al sindaco.

Ed è alla Provincia che si è rivolto l'immobiliarista Salvatore Ligresti quando voleva commissariare il Comune. A Podestà fa riferimento un gruppo di consiglieri i cui emendamenti puntano a rafforzare la Provincia, ad esempio, sul Parco Sud. Malgrado le pressioni del sindaco e del partito, nessuno di essi è stato ritirato. Un sindaco «commissariato», indebolito anche nel secondo mandato, potrebbe essere un obiettivo.

Meglio però farlo dalla Provincia, specialmente se, dopo le Regionali, Podestà dovesse lasciare l'incarico di coordinatore regionale.

Tre motivi prevalentemente interni agli ex di Forza Italia. Gli ex An assistono nervosi: «Hanno paura di essere seduti su una polveriera senza saperlo», commentano dalla minoranza. Infine, una opposizione del centrosinistra più forte di quanto si aspettasse la maggioranza. Ieri il capogruppo Pd, Pierfrancesco Majorino, ha sollecitato il centrodestra a far uscire i suoi consiglieri dalle società partecipate. L'approvazione del Pgt si allontana sempre più.



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